Se gli Stati Uniti chiudono le porte a un ragazzo nato in Iran
Corriere della Sera - Cultura

Se gli Stati Uniti chiudono le porte a un ragazzo nato in Iran

Sabato 11 aprile 2026
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Kian sta diventando il protagonista di un caso politico-diplomatico. A lui, selezionato per partecipare a un programma educativo delle Nazioni Unite al Palazzo di Vetro, il visto statunitense è negato sulla base di norme per la sicurezza pubblica che hanno lo scopo di «proteggere» gli Usa dai «terroristi stranieri»

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Se gli Stati Uniti chiudono le porte a un ragazzo nato in Iran

Paolo Lepri | 11 aprile 2026

Kian sta diventando il protagonista di un caso politico-diplomatico. A lui, selezionato per partecipare a un programma educativo delle Nazioni Unite al Palazzo di Vetro, il visto statunitense è negato sulla base di norme per la sicurezza pubblica che hanno lo scopo di «proteggere» gli Usa dai «terroristi stranieri»

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Cambio di regime o non cambio di regime (al quale Donald Trump sembra preferire, come obiettivo dell’operazione Furia Epica, la gioia di imporre la legge del più forte e di guadagnare altro denaro), per gli Stati Uniti tutti gli iraniani sono cattivi. Anche il quattordicenne Kian, che vive in Spagna da sette anni e frequenta, con risultati brillanti, la terza media in una scuola di Alcobendas, un comune nei pressi di Madrid. È molto bravo. Parla inglese, tedesco e persiano. Il suo unico difetto, forse, è di non avere ancora (per legge) un passaporto spagnolo ma quello della Repubblica Islamica dei lontanissimi (da lui) ayatollah. Perché parliamo di questo ragazzo occhialuto, che sembra uno sgobbone simpatico? 

La ragione è che Kian sta diventando il protagonista di un caso politico-diplomatico in un mondo dove il buon senso è andato (forse irrimediabilmente) perduto. Per lui le porte dell’America sono sbarrate, anche se l’Assessorato all’Istruzione della Comunità di Madrid (quella, per intenderci guidata dal super-falco Isabel Díaz Ayuso) lo aveva selezionato per partecipare a un programma educativo delle Nazioni Unite nel quale gli alunni simulano sessioni dell’Onu che si svolgerà alla fine di aprile al Palazzo di Vetro. Il visto statunitense gli è stato negato sulla base di norme per la sicurezza pubblica che hanno lo scopo di «proteggere» gli Stati Uniti dai «terroristi stranieri». La decisione, dicono all’ambasciata trumpiana di Madrid, è «irrevocabile». 

«Sto perdendo un’opportunità unica», dice Kian a El País. Quanto è accaduto gli dispiace perché voleva «visitare New York e migliorare l’inglese». Sira Riego, ministra della Gioventù nel governo Sánchez, lo ha incontrato e ha promesso di esplorare «formule alternative» per rendere comunque possibile una sua partecipazione a «Global Classroom», magari con un collegamento a distanza dalla sede Onu di Ginevra. Qualsiasi cosa dirà, se la dirà, nelle parole di questo ragazzo leggeremo inquietudine e speranza.

11 aprile 2026

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