Difesa dell’oratorio, vero laboratorio
Corriere della Sera - Cultura

Difesa dell’oratorio, vero laboratorio

Sabato 11 aprile 2026
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Ha educato generazioni d’italiani in ogni fascia sociale, che lì hanno (forse) imparato a stare al mondo

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Difesa dell’oratorio, vero laboratorio

Beppe Severgnini | 11 aprile 2026

Ha educato generazioni d’italiani in ogni fascia sociale, che lì hanno (forse) imparato a stare al mondo

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Dopo una guarigione in ospedale, abbiamo parole di miele per la sanità pubblica; dopo un’estenuante lista d’attesa, ne parliamo con fastidio. Dopo un furto nella metro, Milano è una giungla; dopo una passeggiata in Parco Sempione nel sole d’aprile, diventa un incanto. È sbagliato trasformare un’esperienza in un fenomeno: ma lo facciamo tutti, continuamente.
Se però gli episodi si ripetono, diventano un indizio. Quanto sta accadendo negli oratori lombardi, per esempio, non prova ancora nulla: ma dovrebbe preoccuparci.

Non sottovalutate l’importanza dell’oratorio: ha educato generazioni d’italiani in ogni fascia sociale; compreso il sottoscritto, che lì ha (forse) imparato a stare al mondo. Oggi il podcast RadioItalians, parente di questa rubrica, si apre con il vocale di un genitore di Azzano San Paolo (Bergamo). Per la figlia adolescente l’oratorio è un luogo di crescita e di serenità, ma don Alberto — amato da tutti, grande organizzatore — è stato trasferito, e le famiglie sono in allarme. In altri casi, l’allarme è diventato rabbia. A Caravaggio, venti chilometri più a sud, il parroco don Andrea ha provato a difendere i suoi ragazzi dalle angherie di un gruppo di minorenni venuto da fuori: è stato aggredito con pietre e bastoni. Aggredito anche don Daniele, a Stradella, qualche tempo fa. Piccole rapine, invece, nell’oratorio di una parrocchia di Milano, appena oltre i Bastioni: il branco entra, minaccia, pretende scarpe e felpe.

Chi deve gestire questi fenomeni, che crescono per numero e arroganza, non solo in Lombardia? Il governo, ovviamente, attraverso norme e iniziative. Giorgia Meloni se ne rende conto, e cerca di deviare la responsabilità su altri (amministratori locali, magistrati etc). Il tentativo lascerebbe il tempo che trova, se non fosse per la capacità masochista di buona parte della sinistra, restìa ad ammettere i problemi. Preferisce auspicare e divagare. Le gang responsabili di violenze e prepotenze — non solo negli oratori, ovviamente — sono, spesso, formate da ragazzi nati in Italia da famiglie straniere, soprattutto nordafricane. Cerchiamo di aiutarle, perché è evidente: non sanno come guidare i figli dentro una società che non conoscono. Ma non neghiamo l’evidenza. Serve solo a irritare gli elettori, che poi si vendicano.

11 aprile 2026

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