Le primarie nascondo trappole
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Le primarie nascondo trappole

Sabato 11 aprile 2026
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Appellarsi al popolo per identificare il candidato premier apre le porte al premierato

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Le primarie nascondo trappole

Stefano Passigli | 11 aprile 2026

Appellarsi al popolo per identificare il candidato premier apre le porte al premierato

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Dopo aver vinto il referendum appellandosi alla Costituzione e all’equilibrio tra poteri che ne è un tratto essenziale, il centrosinistra — anziché mettere a punto una comune linea di contrasto alla proposta di legge elettorale del centrodestra mirata ad introdurre un abnorme premio di maggioranza e a preparare surrettiziamente la via al Premierato — ha improvvidamente iniziato a dividersi sulle modalità di selezione del proprio candidato a premier.
Chi nel centrosinistra sostiene la necessità di procedere innanzitutto ad elezioni primarie non vede due pericoli che possono compromettere il successo ottenuto nel referendum. In primo luogo, indire oggi primarie renderebbe concettualmente molto difficile rifiutare in futuro il premierato. Se ci si appella al popolo per scegliere il candidato, specie nel caso di primarie aperte, come rifiutare poi che sia il popolo a scegliere tra i candidati il futuro Premier?

Non a caso le Primarie sono nate negli Stati Uniti, in un sistema non parlamentare ma presidenziale, ove il presidente è appunto eletto direttamente dal popolo. Né vale obiettare che le primarie sono state sperimentate con successo nel caso di Prodi: in quella circostanza, infatti, il candidato era già stato scelto con un accordo tra i partiti, e le primarie miravano solo a legittimarlo agli occhi degli elettori e a mobilitarne il supporto. Primarie divisive avrebbero invece un effetto esattamente opposto.
Appellarsi al popolo per identificare il candidato premier postula inoltre che il risultato delle successive elezioni determini una chiara maggioranza di governo, in assenza della quale spetterà comunque al Presidente della Repubblica, a norma dell’Art. 92 della Costituzione, adoperarsi per la costituzione di un governo.
Irrigidire con il ricorso a Primarie il complesso processo di formazione di un governo — specie in una situazione come quella italiana di polarizzazione e frammentazione partitica, e di sostanziale equivalente consenso elettorale delle due coalizioni che si confrontano — rischia di porsi in contrasto con le prerogative del Presidente della Repubblica limitandone il prezioso ruolo, e di spingere verso soluzioni estreme quali il Premierato o un abnorme premio di maggioranza. 

Soluzioni entrambe di assai dubbia costituzionalità, l’una apertamente incostituzionale perché lesiva dei principi fondamentali della nostra forma di governo parlamentare, e tale quindi da non poter essere introdotta nemmeno da una legge costituzionale ma solo da una Costituente; e l’altra perché darebbe alla coalizione vittoriosa anche solo per pochi voti i seggi necessari per eleggere da sola 5 giudici costituzionali e il Presidente della Repubblica, che a sua volta può nominare altri 5 giudici costituzionali, impossessandosi così di tutte le magistrature di garanzia, anche in questo caso stravolgendo i principi fondamentali del nostro ordinamento.

Occorre infine chiedersi se alla luce dei problemi del nostro Paese siano opportune soluzioni come il Premierato o il premio di maggioranza per sostenere il nostro imperfetto bipolarismo — eredità della stagione berlusconiana — o se invece sia necessario adottare una proporzionale razionalizzata che, come in Germania, permetta il formarsi di grandi coalizioni maggiormente in grado di affrontare i gravi problemi che assediano il nostro Paese.
Anche tacendo delle divisioni su politica estera e della difesa, e sulla visione del ruolo della Unione Europea, basti pensare alla mancata crescita e altissimo debito pubblico, alla crisi demografica e del sistema previdenziale, alla caduta della produzione industriale e ai bassi salari e crisi della domanda interna, al crescente divario economico e sociale e all’aumentata povertà, all’insufficiente spesa corrente in sanità e istruzione e via dicendo.

Per affrontare questi problemi non basteranno piccole furbizie istituzionali come il Premierato o una nuova legge elettorale, ma occorrerà una soluzione sistemica e un nuovo patto politico tra maggioranza e opposizione. L’Italia seppe ricorrervi dinanzi alla minaccia delle Brigate Rosse. Dovrà trovare l’ingegno per farlo nuovamente dinanzi agli odierni pericoli.

11 aprile 2026

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