Sessantotto, indagine su un padre. Franco Currò esordisce nel romanzo
Corriere della Sera - Cultura

Sessantotto, indagine su un padre. Franco Currò esordisce nel romanzo

Sabato 11 aprile 2026
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Inizia come un giallo (un critico viene trovato senza vita con accanto uno strano biglietto) ma, da subito, diventa qualcos’altro. È il debutto narrativo di un protagonista della comunicazione: esce per Rizzoli e scava in un passato recente. E irrisolto

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Sessantotto, indagine su un padre. Franco Currò esordisce nel romanzo

di Pier Luigi Vercesi

Inizia come un giallo (un critico viene trovato senza vita con accanto uno strano biglietto) ma, da subito, diventa qualcos’altro. È il debutto narrativo di un protagonista della comunicazione: esce per Rizzoli e scava in un passato recente. E irrisolto

Gli scontri tra studenti e polizia a Parigi, maggio 1968 (Ap /Guy Kopelowicz)

«Non potevamo dare l’assalto al cielo? Ci restava pur sempre la terra». Chi è passato dall’altra parte della barricata, si giustifica sostenendo che «non esistono poteri buoni da sostituire a poteri cattivi, perché il potere è neutro e immutabile, sembra che cambi a seconda di chi lo esercita, ma succede il contrario: il potere lentamente modella e uniforma chi lo raggiunge». Chi invece si era illuso di poter veramente cambiare il mondo, di fronte al disincanto si abbandona a un nichilismo lacerante che può anche portare al gesto estremo di puntarsi una pistola alla tempia e premere il grilletto. In mezzo stanno gli altri, quasi tutti, quelli senza il coraggio di guardare in faccia alla realtà, disposti a crogiolarsi nella narrazione che tutto si sia svolto come in Compagno di scuola di Antonello Venditti: si sono salvati dal fumo delle barricate senza dover per forza entrare in banca. Però, «formidabili quegli anni».

Siamo sprofondati nell’arcipelago di chi «ha fatto il Sessantotto». Ma è un romanzo, Il coltello della memoria (in uscita per Rizzoli martedì 14 aprile), esordio narrativo di Franco Currò, giornalista ed esperto di comunicazione con esperienza, età e stile narrativo in grado di mascherare verità per molto tempo indicibili dietro la finzione di un’opera letteraria. Con garbo e maestria, Currò porta il lettore a spasso tra diversi generi, lasciandogli credere, nelle prime pagine, di addentrarsi in un giallo, perché c’è un morto in un appartamento di via Lecco a Milano, zona movida arcobaleno. E c’è un commissario di quelli che hanno un conto in sospeso con le illusioni perdute dell’adolescenza e lo snobismo di chi l’ha giudicato quando per necessità è entrato in polizia. Il morto pare si sia suicidato, anzi è certo, ma il biglietto che ha lasciato convince il poliziotto a non liquidare il caso con un’autopsia: «Saluti a tutti. Vorrei scrivere “dimenticatemi”, ma lo avete già fatto. Conveniva a tutti». A tutti chi? E perché?

Franco Currò 

Entra in scena un figlio, Pietro. Vive all’estero con una moglie e un cane al riparo da una giovinezza troppo sofferta. Quasi non ricorda di avere un padre, di cui non pronuncia mai il nome: è semplicemente «lui». È stato allevato a suon di assegni versati ai migliori collegi d’Europa da una madre imprenditrice a proprio agio nella high society meneghina, che si era fatta mettere incinta da «lui» per il gusto della provocazione e subito dopo l’aveva liquidato.

Incalzato dal commissario, di mala voglia Pietro si sforza di capire.
Currò, con stratagemmi narrativi, chiama sul banco degli imputati tutte le anime del Sessantotto. Quelle belle e quelle brutte, quelle che non avevano perdonato al suicida, critico cinematografico di un certo prestigio, di aver rilasciato un’intervista nella quale esprimeva ciò che pensava «sputtanando» il Sessantotto.

Il romanzo di Franco Currò, «Il coltello della memoria» (Rizzoli)

Ma c’è di più. Il suicida ha lasciato qualcosa da un notaio. Non è un testamento, bensì una lettera nella quale confessa al figlio un episodio in cui si è comportato da codardo. Come a dirgli, dopo la morte: fai bene a non piangermi, non lo merito.
È un’altra vigliaccata: così facendo, questo genitore mai esistito scarica sul figlio il suo «danno», scatenando un’indesiderata lacerazione di coscienza. Si tratta di qualcosa che se il padre avesse affrontato con coraggio all’epoca delle barricate avrebbe cambiato la vita di molti. E potrebbe mutarla ancora oggi.

Ora tocca alla madre, che si fa strada nel racconto organizzando a Pietro un incontro (non desiderato) con il personaggio citato nella lettera del padre. Dal confronto tra i due esce una narrazione del Sessantotto che non è certamente quella di Mario Capanna e che fornisce un’interpretazione cruda di come quella stagione ha segnato il futuro del nostro Paese.
Il problema ora è che Pietro, travolto da un vortice di emozioni tenute fino a ieri fuori dalla porta evitando di abbandonarsi alle passioni, sembra in equilibrio precario. Si appoggerà al commissario, l’unico personaggio che sente realmente vicino. Ma Currò non gli dà tregua fino all’epilogo, introducendo nuovi colpi di scena: e se non fosse stato un suicidio? Da un passato sepolto emerge anche un amore di Pietro mai esplorato fino in fondo. Tutto si tiene, la trama si arricchisce senza soluzione di continuità, si gonfia e rischia di far rompere gli argini al protagonista.

Mentre l’autore fa riflettere i suoi personaggi sul rapporto padri-figli, compara rivoluzione, ipocrisia e compromesso come motori della società, condanna i falsi moralismi in un mondo dove anche i più innocenti hanno una macchia e i più colpevoli meritano un’attenuante, il povero Pietro si trova a dover decidere se oltrepassare la linea d’ombra e in qualche modo riscattare se stesso, il padre e, perché no, anche il commissario, o rientrare nella sua comfort zone. Ma questo lo scoprirete solo leggendo. 

Le prime presentazioni. Gli incontri al via martedì 

Una rivoluzione incompiuta, un’eredità complessa che ridefinisce il rapporto fra padri e figli: si muove tra dimensione privata e riflessione civile «Il coltello della memoria», esordio nel romanzo di Franco Currò in uscita per Rizzoli. L’autore lo presenterà a Milano martedì 14 aprile, giorno dell’uscita nelle librerie, in dialogo con Antonio Polito: l’appuntamento è alle 18.30 alla libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele II. A Roma l’incontro è in programma martedì 21 aprile alle ore 18 presso la libreria Mondadori in Galleria Alberto Sordi: Currò sarà in dialogo con Walter Veltroni. Giovedì 23 aprile sarà invece a Bassano del Grappa (Vicenza) con Lavinia Manfrotto, alle 17 presso la libreria Palazzo Roberti. Il 4 maggio a Genova è in calendario l’incontro con l’autore e Maria Latella alle 18.30 nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale (piazza Matteotti, 9). Al centro della narrazione, la vicenda che parte con la morte del critico cinematografico Alberto Novelli: un evento che riapre vecchie ferite dimenticate e storie che pesano sul presente.

11 aprile 2026 ( modifica il 11 aprile 2026 | 17:18)

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