Creatività e cortocircuiti
Corriere della Sera - Cultura

Creatività e cortocircuiti

Venerdì 10 aprile 2026
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Pubblichiamo in anteprima un estratto dell'introduzione di Vasco Brondi al suo libro «Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d'arte» in uscita per Einaudi il 14 aprile.   

SABATO 11 APRILE

Creatività e cortocircuiti

Pubblichiamo in anteprima un estratto dell'introduzione di Vasco Brondi al suo libro «Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d'arte» in uscita per Einaudi il 14 aprile.   

di Vasco Brondi

Vasco Brondi

Per anni ho tenuto separato, con un certo pudore, il mio lavoro con le canzoni da quello che viene chiamato «lavoro interiore».Tralasciando il fatto che probabilmente nessuno dei due può essere definito «lavoro». Gli amici mi dicono che se avessi dedicato alla chitarra tutto il tempo che ho dedicato allo yoga suonerei come Carlos Santana, invece riesco a fare posizioni acrobatiche o a stare immobile per ore a meditare, ma con la chitarra uso ancora i soliti quattro accordi. 

A un certo punto mi sono accorto che il confine tra creatività e spiritualità spariva, mi sembrava che queste due pratiche si mischiassero, che fossero la stessa cosa. Attraverso le parole e le esperienze di artisti e mistici ho visto più chiaramente la possibilità di spostare l’attenzione della ricerca artistica dal piano orizzontale - che ha a che vedere con l’espansione dei numeri, del pubblico, delle condivisioni e del guadagno - a quello verticale: un percorso che parte dal profondo di noi stessi, dai fondali oceanici sconosciuti, e che arriva fino alle vette non ancora calpestate dall’essere umano, e ancora più in alto fino alla dimensione del mistero che, in un tempo lontanissimo, ci ha fatto avvicinare all’arte. La creatività è da sempre una cosa spirituale, un cortocircuito nell’epoca del materialismo.Una cosa che non è una cosa. Nel libro Per custodire il fuoco, il teologo Luigi Maria Epicoco scrive: 
«Seppelliti dal consumismo, abbiamo fatto incetta di tanti beni materiali, ma non sappiamo più dove procurarci beni spirituali. E quando usiamo la parola spirituale non ci riferiamo a qualche sottoprodotto utile come antidolorifico per le nostre ferite psicologiche, ma a qualcosa che faccia da olio alla fiamma della passione per la vita,che dovrebbe essere il vero motore del mondo». 

Per me è anche un viaggio personale, tra un disco uscito due anni fa e il prossimo disco che uscirà chissà quando, una pausa per riflettere e leggere le esperienze degli altri, i processi creativi nelle diverse epoche e nelle diverse geografie. Scoprire nei secoli l’arte rivendicata come una «conquista dell’inutile», un modo per aprirsi e far cadere l’illusione di separazione dagli altri e da tutto il resto. L’arte come qualcosa che possa farci capire di più del nostro transito terrestre, e non solo pensata per piacere agli altri, per in trattenere o per essere venduta. Il materialismo, scrive Epicoco, è un modo di «addomesticare la disperazione», ma non ci riesce mai. L’arte invece è piú radicale nell’affrontarla e nel guardar la in faccia, e in questo modo può trasformarla. La creatività può essere un cammino spirituale,e in una cultura materialista come la nostra è l’unica forza che ci permette di andare al di là del le cose. In Convincere Dio, l’antropologo Franco La Cecla scrive:
«Non conosciamo alcuna società contemporanea a noi […] che non abbia un tipo di pratica per comunicare con l’invisibile. E se ci proiettiamo nel passato, per millenni non troviamo alcuna civiltà di cui abbiamo resti, tracce, lasciti che non si sia occupata in maniera quotidiana e pervasiva di allargare i propri orizzonti al di là dell’immediato fruibile ed esperibile. Nell’idea di esperienza di queste società è sempre presente un tipo di «aldilà», che accompagna e sostanzia il qui e ora. La nostra società è l’unica che si nega questa facoltà, frutto di una menomazione essenziale, come se avesse deciso di vivere in un quadro dell’adesso impoverito di tutte le influenze, le azioni, il sussurro, le ispirazioni che vengono da altrove». 

L’arte può essere il luogo in cui il materialismo si dissolve. Nella nostra società secolarizzata, solo attraverso l’arte ci concediamo di vedere le magie, l’incredibile spettacolo delle cose immaginate che diventano reali. «Di tanto in tanto si verificano dei miracoli», scrive John Berger, «e noi conosciamo i miracoli grazie ai racconti».

Nell'immagine: Vasco Brondi in una foto LaPresse.

Su «la Lettura» #750 da oggi in anteprima nell'App e da domani in edicola un articolo di Emanuele Trevi sul libro di Vasco Brondi «Una cosa spirituale. Non fare niente e altre cose» (Einaudi, pp. 176, euro 13) in uscita il 14 aprile.    

10 apr 2026 | 20:51

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