Per l’Euro, in Svezia serve più coraggio
Che l’intesa elettorale tra i Moderati del Primo ministro e i Democratici sia stata pensata soprattutto per fare la voce grossa contro i più deboli lo dimostra la lontananza dei due partiti sul grande tema del momento, cioè l’eventuale adozione della moneta europea
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Per l’Euro, in Svezia serve più coraggio
Paolo Lepri | 10 aprile 2026Che l’intesa elettorale tra i Moderati del Primo ministro e i Democratici sia stata pensata soprattutto per fare la voce grossa contro i più deboli lo dimostra la lontananza dei due partiti sul grande tema del momento, cioè l’eventuale adozione della moneta europea
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È «disgustosa», per Nooshi Dadgostar, la prospettiva di un ingresso a pieno titolo dei Democratici svedesi nel governo se le elezioni di settembre fossero vinte dalla coalizione di cui fa attualmente parte, senza incarichi ministeriali, il partito fondato nel 1988 da un gruppo di esponenti neonazisti. «Dobbiamo offrire una strada diversa al nostro Paese», afferma la presidente del Vänsterpartiet, nata in una famiglia di rifugiati politici iraniani di origine curda che si stabilì a Göteborg all’inizio degli anni Ottanta.
Il Partito della sinistra guidato da Dadgostar viene accreditato del 7% nella media dei sondaggi pubblicata da Politico.
Facendo un necessario sforzo di realismo potrebbe svolgere un ruolo non secondario dopo un successo dei socialdemocratici, arrivati inutilmente in testa nel 2022. «La posta in gioco è molto alta ora che sappiamo che è possibile l’ingresso nel governo di ministri di estrema destra», dice la quarantenne parlamentare di Stoccolma riferendosi all’accordo con i Democratici svedesi annunciato pochi giorni fa con toni trionfali dal premier Ulf Kristersson. Nessun dubbio, nelle sue stanze, sull’attribuire la responsabilità delle politiche per l’immigrazione proprio agli uomini di Jimmie Akesson, favorevole a limitazioni rigide dell’accoglienza e del diritto d’asilo.
Che l’intesa elettorale tra i Moderati del Primo ministro e i Democratici svedesi sia stata pensata soprattutto per fare la voce grossa contro i più deboli lo dimostra la lontananza dei due partiti sul grande tema di questo momento, cioè l’eventuale adozione dell’euro (bocciata una prima volta nel referendum del 2003) tenendo conto dello scenario globale mutato dall’aggressività dell’America di Trump. I primi, con la ministra delle Finanze Elisabeth Svantesson, hanno proposto un’inchiesta su costi e benefici della moneta unica, i secondi sono assolutamente contrari e tuonano contro la perdita di «indipendenza». Dall’altra parte servirebbe più coraggio. Parliamo dei socialdemocratici e dell’antieuropeismo datato di Dadgostar. Ascoltando per esempio l’economista svedese Lars Calmfors, secondo cui «in un mondo geopoliticamente instabile l’Europa ha bisogno di maggiore cooperazione per fare valere i suoi interessi».
10 aprile 2026
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