Troppa tattica poca magia: il calcio torni a essere un gioco
I bambini non giocano più a pallone per strada e la storia del calcio italiano si è interrotta perché tutto è stato scolasticizzato
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Troppa tattica poca magia: il calcio torni a essere un gioco
Giancristiano Desiderio | 10 aprile 2026I bambini non giocano più a pallone per strada e la storia del calcio italiano si è interrotta perché tutto è stato scolasticizzato
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Il guaio serio per il calcio italiano è che i bambini non giocano più a pallone. Sì, perché c’è una differenza tra calcio e gioco: il primo è una professione, il secondo è un talento; il primo è un sistema, il secondo è spontaneità. Il guaio consiste nel fatto che il primo non può stare senza il secondo ma mentre il primo può dipendere dalle scuole di calcio, il secondo è indipendente dalle scuole di calcio e, in alcuni casi, perfino contrario.
Rivera, Mazzola e, in tempi relativamente più recenti, Baggio hanno giocato per strada, in piazza, nei campetti di periferia, facendo filone a scuola e dopo, soltanto dopo, hanno conosciuto il calcio istituzionalizzato. Siccome il calcio non è matematica ma una forma di vita, accade che cambiando l’ordine dei fattori cambi il prodotto: non puoi avere prima la scuola calcio e poi il talento perché il talento non è il frutto della scuola calcio ma è la scuola il prodotto organizzato del talento. È il caso di dirlo: bisogna ritornare ai fondamentali. Quali sono? Tiro, colpo di testa, dribbling, passaggio, arresto. Tutte cose che non s’insegnano. O le hai o non le hai. «Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada — diceva Jorge Luis Borges —, lì ricomincia la storia del calcio».
Ma il punto è proprio questo: i bambini non giocano più a pallone per strada e la storia del calcio italiano si è interrotta perché tutto è stato scolasticizzato. È un problema italiano, certo, e va affrontato con consapevolezza; ma non è solo un problema italiano. Prendete il caso del Brasile: da quanto tempo i brasiliani non sanno più danzare? Da quando hanno introdotto un eccesso di razionalismo nel loro calcio a scapito del gioco del pallone sulla spiaggia. Mitologie? Macché. Non diceva José Mournho che chi sa solo di calcio non sa niente di calcio? E, allora, il segreto è tutto lì: il calcio si è professionalizzato ma è sempre un gioco e per praticarlo al meglio è giocoforza giocare a pallone. Da bambini.
10 aprile 2026
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