Renga: «Dolore per non aver tenuto insieme la mia famiglia, anche se ora stiamo bene. Timoria? Non credo alle reunion, ma se i fan volessero una serata "one shot" mi piacerebbe»
Corriere della Sera - Cultura

Renga: «Dolore per non aver tenuto insieme la mia famiglia, anche se ora stiamo bene. Timoria? Non credo alle reunion, ma se i fan volessero una serata "one shot" mi piacerebbe»

Venerdì 10 aprile 2026
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Il cantante, a TG1 Talks, si toglie anche un sassolino dalla scarpa: «Nel 2001 tornare nelle nuove proposte fu un po' sofferto: il regolamento mi impediva di essere tra i Campioni senza album da solista, ma ne avevo fatti otto con i Timoria. Adesso dopo un singolo sono già big». Sui figli: "Ora se non hai i like sui social sei uno sfigato, sono cose che ti portano a crollare e mi spaventa".

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Renga: «Dolore per non aver tenuto insieme la mia famiglia, anche se ora stiamo bene. Timoria? Non credo alle reunion, ma se i fan volessero una serata "one shot" mi piacerebbe»

di Luca Bertelli

Il cantante, a TG1 Talks, si toglie anche un sassolino dalla scarpa: «Nel 2001 tornare nelle nuove proposte fu un po' sofferto: il regolamento mi impediva di essere tra i Campioni senza album da solista, ma ne avevo fatti otto con i Timoria. Adesso dopo un singolo sono già big». Sui figli: "Ora se non hai i like sui social sei uno sfigato, sono cose che ti portano a crollare e mi spaventa".

Francesco Renga, in gara all'ultimo Festival di Sanremo 

Lunga intervista di Francesco Renga a TG1 Talks. A un mese e mezzo dal Festival di Sanremo, che lo ha visto protagonista con "Il meglio di me", l'artista bresciano si è raccontato e ha fatto luce su alcuni suoi passaggi artistici, non solo sulla sua vita privata.

Anche se colpisce la frase, a fine dialogo, sulla sua famiglia: «Ho il grande rimpianto, che è poi anche un dolore, di non essere riuscito a tenere insieme la mia famiglia: è la cosa più brutta, anche perché poi l'ho vissuta male pensandola dal punto di vista dei miei figli. Ora grazie al cielo stiamo benissimo, sento Ambra tutti i giorni, sono felice perché so che i miei figli stanno bene». Renga aveva poco prima fatto una riflessione anche sulla generazione di cui fanno parte Jolanda e soprattutto Leonardo, il secondogenito: «Ora se non hai i like sui social sei uno sfigato, sono cose che ti portano a crollare e spaventa. La mia canzone parla proprio del buio da attraversare, non è per nulla semplice trovare il meglio di me».

Francesco Renga, tra fragilità e crescita con «Il meglio di me»

Molto interessante anche l'ampia parentesi legata ai Timoria, la band con cui è nato e della quale è stato la voce sino a fine anni Novanta (a tal proposito, si toglie un sassolino dalla scarpa: «Nel 2001 tornare nelle nuove proposte fu una cosa un po' sofferta: il regolamento mi impediva di essere tra i Campioni non avendo mai fatto un album da solista, ne avevo fatti otto con i Timoria, adesso invece dopo un singolo sono già big...»). Il tema è quello di una possibile reunion, tornato in voga nelle ultime settimane. Renga prima sembra chiudere, poi in realtà lascia aperta una porta: «Io non credo alle reunion, se una cosa finisce meglio lasciarla lì. Se si rompe qualcosa in una band è difficilmente riparabile a meno che ci si rimetta insieme per soldi, che è una cosa lecita. Non ci credo tanto. Io penso che sarebbe una delusione anche per i fan: quel momento magico per me deve rimanere lì. Però mai dire mai, io un "one shot" lo farei anche, una serata ci può stare, piacerebbe anche a me. Sarebbe bello, non so ai fan cosa susciterebbe. Se è una cosa che porta amore, senza rovinare nulla, perché no...».

Il rapporto con i Timoria e con Omar Pedrini: «Fui segnalato a lui da mio fratello, che faceva l'università: non aveva tempo per cantare»

La band per lui è stata prima di tutto una famiglia. La segnalazione a Omar Pedrini arrivò da suo fratello: «Io cantavo con i Modus Vivendi, a Brescia: avevo 14 anni, c'era un concorso tra gli istituti superiori riservato alle band, il sabato ci scontravamo sul palco. Otto anni prima lo vinse mio fratello. Ci chiamammo così perché avevamo il trip del latino. Poi quell'anno Omar chiamò mio fratello, che però andava all'università e non aveva tempo per prendersi l'impegno. Così gli propose di chiamare me. All'epoca la band di Omar si chiamava Precious Time e poi diventammo i Timoria. Sono stati una famiglia per moltissimo tempo, io persi mia madre a 17 anni, furono la mia fuga perché la mia famiglia si era sregolata. La musica era il mio rifugio e la band la mia famiglia. Furono anni tragicamente bellissimi: giravamo l'Europa, eravamo i pulcini del rock italiano, i re erano i Litfiba. Sangue impazzito resta la nostra canzone simbolo». Racconta poi anche un aneddoto legato alla loro partecipazione a Sanremo, nel 1991: «Con i Timoria volevamo rompere il tetto di cristallo, per chi faceva rock Sanremo era il demonio ma ci divertimmo e vincemmo il premio della critica tra le nuove proposte Quando il discografico ci propose Sanremo, io gli dissi: se ci prendono mi taglio i capelli, li avevo lunghissimi. E così fu..».

«Ho imparato a cucinare perché da piccolo era un modo per stare un po' di tempo insieme a mio padre»

Renga dedica un pensiero anche a Nek, con il quale ha realizzato un tour e un album negli scorsi anni, poi a suo padre, scomparso nel 2020 durante la seconda ondata di Covid. «Filippo (Nek) l'ho visto un paio di settimane fa, era a Brescia in tour. Gli ho fatto ascoltare il pezzo di Sanremo prima. Quando uscì con "Laura non c'è", ero nei Timoria "pesantissimi" e pensavo fosse un gran pezzo ma non potevo dirlo. Mi ha risvegliato l'animo pop. Poi abbiamo fatto il trio con Max Pezzali, io e lui siamo legati anche da certi valori di famiglia, siamo due provinciali, a me piace cucinare e a lui mangiare. Lui è pignolissimo in tutto, è un pregio e un difetto perché a volte diventa pedante, mentre io nelle prove ero più istintivo». 

Poi sul padre, dal quale ha ereditato la passione per la cucina: «Ho cominciato a cucinare con i miei figli quando erano piccoli e Ambra era via. Mio padre era sotto ufficiale della guardia di finanza, lo vedevo alle 19.30 la sera, poi si andava a letto. Il sabato si andava al mercato e la domenica si cucinava: io mi mettevo vicino a lui per passarci del tempo. I momenti difficili mi hanno fatto crescere, se nasci con il "culo nel burro" rimani lì».

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10 aprile 2026 ( modifica il 10 aprile 2026 | 11:55)

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