Napoli, omaggio a Alighiero Noschese. «Quando imitò Andreotti gli chiesero una raccomandazione per il "posto"»
Lucio Mirra, 88enne patron del teatro Diana, ricorda le sue riviste: «Mi raccontò di quando all'esame con Giovanni Leone rispose imitandolo»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Napoli, omaggio a Alighiero Noschese. «Quando imitò Andreotti gli chiesero una raccomandazione per il "posto"»
di Natascia FestaLucio Mirra, 88enne patron del teatro Diana, ricorda le sue riviste: «Mi raccontò di quando all'esame con Giovanni Leone rispose imitandolo»
Alighiero Noschese nella celebre imitazione di Andreotti
Il più bravo in assoluto. Il più geniale camaleonte della scena, erede multanime di Fregoli e capostipite di tutti gli imitatori. Anche se la stessa definizione di «imitatore» per Alighiero Noschese, nato a Napoli, in via Palizzi, nel 1932, è davvero riduttiva. Attore colto e sensibilissimo tanto da saper diventare altro da sé, è un vero gigante. E gigantesco è il debito di gratitudine che il mondo dello spettacolo gli deve. Eppure, forse per la fine tragica con la quale si sottrasse allo sguardo del mondo - si diede morte il 3 dicembre del 1979 - una coltre di silenzio ha ammantato la sua storia. Non è damnatio memoriae ma una sorta di rimozione nazionale cui da alcuni anni fanno da controcanto rare iniziative, a partire dal premio a lui intitolato che si assegna ogni anno a San Giorgio a Cremano — grazie all’organizzazione e alla cura di Gino Rivieccio —, Comune dal quale provenivano i suoi genitori, il funzionario delle Dogane del Tirreno Alberto e la professoressa Camilla Franceschelli (aveva anche una nonna tedesca e ascendenze polacche).
Si devono invece ad Andrea Jelardi la biografiaAlighiero Noschese, l’uomo dai mille volti e il documentario con lo stesso titolo che sarà proiettato lunedì 13 aprile, (alle 19) al Diana, dove, dalla collezione dello stesso biografo, saranno esposti cimeli del gran baule di Noschese e locandine dall’archivio storico del teatro vomerese. Partecipano lo stesso Rivieccio, Gustavo Verde, figlio di Dino, regista e autore di tanti spettacoli e riviste che hanno visto protagonista Noschese, il giornalista e scrittore Gigi Di Fiore, Massimo Masiello che interpreterà alcune celebri sigle e Vincenzo de Lucia, vincitore della prima edizione del Premio Noschese. I ricordi più belli li regala Lucio Mirra, classe 1937, patron del Diana e memoria storica di Napoli. «Alighiero era spensierato e divertente — racconta — per me fu un caro amico: non mi sono mai fatto una ragione della sua tragica fine, era impensabile, almeno negli anni in cui lo frequentavo. Evidentemente, dopo in lui si ruppe qualcosa. La serata in suo onore vuole ricordare la sua genialità di cui sono testimone. Un episodio per tutti: quando nel 1964 lo ospitammo al Diana con Scanzonatissimo di Dino Verde, mentre era in platea truccato da Giulio Andreotti, una delle sue imitazioni più strabilianti, in attesa di salire sul palco una spettatrice gli sussurrò: “Scusi onorevole, ho un figlio disoccupato...”».
Bisogna rimmergere il titolo Scanzonatissimo nel contesto culturale e semantico in cui nacque per capire quale magnifica scuderia di attori con relative invenzioni metteva in campo. Scanzonatissimo parodiava il programma di culto della Rai Canzonissima e partì come trasmissione radiofonica, ideata dallo stesso Verde con Bruno Broccoli, in onda la domenica pomeriggio prima delle partite di calcio. Poi divenne una rivista teatrale di gran successo e Alighiero Noschese ne fu il perno drammaturgico. «Conobbi Alighiero - continua Mirra - proprio in occasione delle repliche di quel fortunato spettacolo al Diana. In rivista con lui ed Elio Pandolfi, c’erano anche Pippo Baudo in versione di attore, e Antonella Steni.
In quel periodo lavorava al Centro Rai di Napoli ed avemmo molte occasioni per incontrarci. Così nel dover organizzare una serata per i trenta anni del Diana, insieme pensammo a uno spettacolo di artisti tutti vomeresi: Carlo Giuffré, Roberto Murolo, Tecla Scarano e Gloria Christian». E Mirra descrive a memoria questa topografia di rango: «Tecla abitava in via Merliani, Murolo in via Cimarosa, Giuffré in via Luigia Sanfelice dove restò per oltre trent’anni — mi pace ricordare che lungo quasi tutto quel periodo è stato proprio il Diana a produrre i suoi spettacoli — e so particolarmente bene dove viveva Gloria perché era proprio di fronte casa mia, in via Kerbaker 61. È lei l’unica ancora in vita di quel meraviglioso gruppo, l’abbiamo invitata alla serata, spero proprio che potrà venire».
E come andò questo spettacolo made in Vomero? «Tanto bene che dovemmo replicare. Dopo le prove andavamo insieme a mangiare alla trattoria Sica, vicino alla funicolare di Chiaia, che era anche un po’ il ritrovo del dopoteatro. In una di queste cene, Alighiero mi raccontò una storia esilarante della quale era ancora molto divertito. Si era iscritto a Giurisprudenza e doveva sostenere l’esame di Diritto penale con Giovanni Leone che sarebbe poi diventato presidente della Repubblica. A una domanda del professore Noschese rispose imitando perfettamente il suo autorevole esaminatore». Certo rischiò. «Ma gli andò bene, perché Leone si divertì così tanto che gli fece ripetere la risposta». Non fu l’unico caso. Si racconta che sostenne gli esami di Filosofia del diritto e Diritto ecclesiastico rispettivamente con la voce di Amedeo Nazzari e Totò. L’imitazione del presidente non finì lì: fu un cavallo di battaglia delle sue performance che spezzarono un tabù dell’epoca. Altro che censura, il peso politico era misurato sulla presenza o meno nel repertorio di Noschese. Alla fine non si laureò e mise da parte anche il suo sogno iniziale di fare il giornalista: dopo un’esperienza nella redazione partenopea di Paese Sera, infatti, era entrato come praticante nel giornale radio diretto da Vittorio Veltroni, padre di Walter. Fu per un breve periodo rumorista e venne reclutato nel mondo dello spettacolo attraverso la via principale di quegli anni, la radio.
Nel 1952 debuttò nel quiz-varietà Caccia al tesoro di Garinei e Giovannini, con Billi e Riva. Si trasferì nella capitale, ebbe un successo enorme e il resto è storia, tanto comica quanto tragica. «Papà, nonostante si fosse trasferito a Roma per esigenze di lavoro, rimase sempre molto legato a Napoli e al quartiere – ha detto la figlia Chiara, anche lei attrice e regista – mi portava a mangiare da Sica (che ritorna ndr) il fritto misto, una vera prelibatezza. E anche per me il Vomero resta il quartiere del cuore, elegante, pulito, accogliente, le pasticcerie, il meraviglioso Teatro Diana, quell’aria di piccola Svizzera, perché Napoli è anche questo».
Vai a tutte le notizie di Napoli
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania
10 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
In una grotta artificiale trovato un pipistrello albino:
Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?
ScriviciIscriviti alla newsletterCorriere del Mezzogiorno
Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione