A chilometro zero
A chilometro zero
di Massimo Gramellini | 10 aprile 2026I tuoi preferiti
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Morire il giorno di Pasqua sembra già un controsenso, figurarsi quando la vittima è un bambino. Si chiamava Ismael, aveva otto anni e ha battuto la testa cadendo da una moto. Tutti ammutoliscono, sopraffatti dal dolore: il padre sopravvissuto all’incidente, che per il resto della vita vedrà i fantasmi anche in piena luce; la madre, che li seguiva in macchina a breve distanza e ha assistito impotente alla tragedia, l’uomo al volante dell’auto che l’ha innescata.
E poi chiunque abbia fatto in tempo a conoscere Ismael: i compagni di scuola e di squadra (giocava nei «pulcini» del mio amato Toro). Quand’ecco che in questo silenzio gravido di affetto e rispetto irrompono gli alieni. Quelli che si sentono bene solo quando digitano giudizi implacabili su storie e persone di cui fino a un attimo prima ignoravano l’esistenza. Sono sempre perfetti e immacolati, gli alieni. A loro non verrebbe mai in mente di far salire in moto un bambino che magari te l’aveva chiesto fino allo sfinimento.
Nessuno pretende di abolire la maldicenza e la mancanza di empatia, tanto più in un colpo solo. Ci si accontenterebbe di proporre agli alieni una qualche forma di autoregolamentazione. Per esempio: limitarsi a sparlare dei soggetti che conoscono o credono di conoscere (i cosiddetti Famosi). Giudicare e odiare a chilometro zero si configura già come un lavoro enorme. Che bisogno c’è di estenderlo a persone distanti e ignote che stanno soffrendo le pene dell’inferno?
10 aprile 2026
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