Guernica quadro politico, appartiene all’umanità
Guernica quadro politico, appartiene all’umanità
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Caro Aldo,
ma cosa sta accadendo in Spagna? Il rifiuto del governo spagnolo di concedere in prestito il famoso quadro Guernica al Guggenheim di Bilbao nella ricorrenza del novantesimo del bombardamento della cittadina basca non può non lasciare perplessi.
Mario Taliani
Ogni volta che sono a Madrid vado a vedere Guernica, è molto potente. A Bilbao sarebbe esposto meravigliosamente nel Guggenheim. Non capisco la diatriba tra i governi.
Valerie Roche
Io non lo lascerei andare a Bilbao... questo non è il clima per muovere opere di storia dell’arte così impagabili.
Gabriela Maria
Cari lettori,
Guernica è il quadro politico per eccellenza del Novecento. È normale che sia ancora conteso, che faccia ancora discutere. Picasso non volle che tornasse in Spagna fino a quando era vivo Franco. Accettò però che venisse esposto in Italia, nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, anche perché nessun luogo meglio di quella sala ancora devastata dalle bombe poteva evocare la tragedia che ispirò Guernica. Poco importa se in un primo tempo Picasso volesse raffigurare la morte del torero Joselito. E poco importa se sia vero l’aneddoto, secondo cui un ufficiale nazista nel padiglione della Repubblica spagnola dell’Esposizione universale di Parigi avrebbe chiesto: «L’ha fatto lei?», e lui avrebbe risposto: «No, l’avete fatto voi». Guernica è un grido contro le guerre e contro le tirannie, e quindi è più attuale che mai. Il popolo basco lo rivendica; ma quel quadro appartiene a tutta la Spagna, a tutta l’Europa, a tutta l’umanità. Il villaggio basco di Guernica fu raso al suolo da un bombardamento italo tedesco: Hitler faceva le prove dei bombardamenti terroristici della Seconda guerra mondiale, e purtroppo i fascisti italiani erano al suo seguito.
Picasso era un artista talmente abile che riuscì a trasformare la sua stessa vita in un’opera d’arte. Divenne il simbolo della resistenza al nazifascismo, pur essendo rimasto nella Parigi occupata dai nazisti. Mentre Fernand Léger, comunista, e Marc Chagall, ebreo, fuggivano in America, e Max Jacob, ebreo e omosessuale, moriva in un campo di detenzione nazista, Picasso restava indisturbato a dipingere nel suo atelier di Rue des Grands Augustins e forse andò anche a visitare la mostra di Arno Breker, lo scultore di Hitler, che espose all’Orangerie le sue opere elogiate da Jean Cocteau, che di Picasso era amico. Se non altro Cocteau promosse una raccolta di firme per liberare Jacob; ma Picasso non firmò, disse che Jacob era un folletto che sarebbe scivolato via senza che nessuno se ne accorgesse. Eppure grazie a Guernica Picasso divenne l’artista della resistenza al nazismo, lui che contro il nazismo non soltanto non aveva mai sparato un colpo, ma nessun colpo aveva ricevuto. Anche questa è una componente del suo fascino. Al suo fianco c’era una grande donna, Dora Maar, che fotografò la nascita di Guernica, quest’opera che continua a lacerare le coscienze della Spagna e dell’Europa.
9 aprile 2026
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