Maria Vera Ratti, dal Commissario Ricciardi alla nuova fiction di Raiuno: «Io, notaia un po' secchiona a Sorrento. Mi hanno messo di nuovo gli occhiali»
L'attrice, ora protagonista di «Roberta Valente notaio in Sorrento», era Enrica nella serie tratta dai romanzi di De Giovanni: «I fan dispiaciuti per la morte del mio personaggio. Un signore mi fermò per strada: sei sopravvissuta?»
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Maria Vera Ratti, dal Commissario Ricciardi alla nuova fiction di Raiuno: «Io, notaia un po' secchiona a Sorrento. Mi hanno messo di nuovo gli occhiali»
di Mirella ArmieroL'attrice, ora protagonista di «Roberta Valente notaio in Sorrento», era Enrica nella serie tratta dai romanzi di De Giovanni: «I fan dispiaciuti per la morte del mio personaggio. Un signore mi fermò per strada: sei sopravvissuta?»
Maria Vera Ratti con Alessio Lapice
«Roberta Valente? Un personaggio metodico, serio, molto determinato». Una notaia con un gran paio di occhiali dietro i quali si nasconde il volto luminoso di Maria Vera Ratti, protagonista della fiction che debutta su Rai 1 domenica 12: «Roberta Valente notaio in Sorrento». Ed è già polemica, durante la presentazione, per quel sostantivo declinato al maschile: perché non «notaia» nel titolo? Sminuisce il caso l’autrice Alessia Palumbo: «Ogni professionista può decidere se farsi chiamare notaia o notaio, nessuna forzatura». Al di là delle questioni di genere, la serie che ha come protagonista maschile Alessio Lapice e la regia di Vincenzo Pirozzi, eredita la fascia oraria domenicale di Raiuno da un’altra fiction di successo, ovvero «Imma Tataranni». Eredità pesante? «Non ha senso fare parallelismi», risponde Ratti. «Sono due narrazioni molto diverse, l’unica cosa in comune è la presenza di Lapice».
Come sarà allora la notaia Roberta?
«È una ragazza molto studiosa, tanto da arrivare tra le prime classificate al concorso notarile. Questo le consente di tornare nella sua Sorrento, dove è cresciuta e che ha lasciato per andare a studiare a Milano».
Un po’ come lei, che ha lasciato presto Napoli?
«Anche io ho studiato fuori, in Olanda. Scienze politiche».
Poi come è nata l’idea di fare l’attrice?
«Dopo la laurea non era scattata nessuna scintilla in me, se non quando quasi per caso ho fatto un corso di recitazione. Così ho provato a entrare al Centro sperimentale, ci sono riuscita e da lì è partito tutto».
Con un battesimo televisivo importante, nel «Commissario Ricciardi», dove ha il ruolo della delicata Enrica. Anche lì porta gli occhiali e interpreta una bellezza molto discreta... è stata costretta a nascondere la sua?
«Sono molto affezionata al personaggio di Enrica, che è stato il mio esordio. Anche lei, come Roberta, ha un aspetto non appariscente, è una bellezza non canonica. Lo trovo molto coerente con i due personaggi. Anche se personalmente non porto gli occhiali, ci vedo benissimo».
Quando Enrica è morta nella serie tv c’è stato un coro di proteste sui social... Se n’è accorta?
«Altroché! Una volta per strada c’era un signore che mi ha fissato tanto che iniziavo a preoccuparmi, poi si è avvicinato e mi ha fatto: bene, sei resuscitata!».
Tornando a Roberta, come mai la notaia torna in una piccola cittadina, lasciando Milano?
«Lì c’è la sua infanzia, le zie che l’hanno cresciuta perché i genitori sono morti molto presto, il suo fidanzato storico. Tornare però riapre anche molte ferite».
Che immagine di Sorrento viene fuori?
«Abbiamo girato in inverno, ma con qualsiasi tempo è impossibile imbruttire Sorrento. Ma non è un’immagine stereotipata».
Dalla fiction al cinema: le piacerebbe?
«Certo, per ora ho girato solo un film, un horror, che non si è visto in Italia. Molti dicono che le serie sono solo un film più lungo, ma per me si tratta di un linguaggio filmico e attoriale molto diverso. Sarebbe bello sperimentarlo».
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