Il ritorno a casa della Bandabardò: «Restiamo nudi e manifestiamo, non possiamo passare di moda perché non siamo mai stati di moda»
Il tour dei 25 anni di «Se mi rilasso... collasso»: «Avevamo 30 anni e speravamo in un mondo migliore, poi quell'anno il G8 di Genova, le Torri Gemelle, l'Afghanistan. Oggi Gaza, l'Iran, e si continua a credere di poter esportare la democrazia con la guerra. Ma le nostre canzoni rimangono la colonna sonora delle manifestazioni in tutta Italia»
Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Il ritorno a casa della Bandabardò: «Restiamo nudi e manifestiamo, non possiamo passare di moda perché non siamo mai stati di moda»
di Edoardo SemmolaIl tour dei 25 anni di «Se mi rilasso... collasso»: «Avevamo 30 anni e speravamo in un mondo migliore, poi quell'anno il G8 di Genova, le Torri Gemelle, l'Afghanistan. Oggi Gaza, l'Iran, e si continua a credere di poter esportare la democrazia con la guerra. Ma le nostre canzoni rimangono la colonna sonora delle manifestazioni in tutta Italia»
Il 23 aprile di 25 anni fa nasceva Manifesto: la più suonata, ballata, declamata, urlata, impazzita canzone della Bandabardò. Manifesto di nome e di fatto, nel senso politico del termine, unico inedito dell’album live Se mi rilasso... collasso che ha fatto diventare adulto «il più scatenato appassionato roboante e colorato gruppo folk italiano in attività» come da loro stessa autodefinizione. Un momento talmente importante nella storia della band fiorentina da meritare un tour celebrativo per il quarto di secolo: Beppeanna, Ubriaco canta amore, 20 bottiglie di vino, tanti sono i brani simbolo di quel disco che hanno fatto la storia della Banda. Tour che martedì 14 aprile li riporta a casa, a Firenze, Teatro Cartiere Carrara.
«Intanto siamo ancora qui, e non era scontato — sorride Finaz, Alessandro Finazzo, la chitarra tonante della band che dalla morte di Erriquez Greppi ha assunto anche il ruolo di frontman — Nonostante le mode che passano e la dipartita di Enrico, essere ancora qui è un regalo che la vita ha fatto a noi e ai nostri fan, e che onoriamo. Ed è stata una sorpresa trovare non solo un tour quasi sempre sold out ma una ricca presenza di 20enni che cantano a squarciagola anche brani meno noti e che non eseguiamo mai dal vivo come Ewa e Il muro del canto, che abbiamo scoperto essere amatissimo dai più giovani. Lo abbiamo suonato solo una volta in 25 anni perché è un lento e pensavamo che ai concerti volessero scatenarsi. Col senno di poi siamo pentiti di averlo trascurato». Un modo anche per celebrare Erriquez a cinque anni dalla sua prematura scomparsa perché in quella canzone «si respira la voce e la sua arte di descrivere certi momenti, è molto toccante».
Tre mesi dopo l’uscita di Se mi rilasso... collasso scoppiò il caso del G8 di Genova. Due mesi dopo ancora l’attentato alle Torri Gemelle e il conseguente attacco statunitense all’Afghanistan: «Manifesto divenne il brano più cantato nelle occupazioni e nei cortei — ricorda Finaz — e a settembre scorso durante le manifestazioni per Gaza era la colonna sonora in tutta Italia, cosa che ci ha reso orgogliosi». È ancora così attuale perché, riflette Finaz, «purtroppo il mondo è andato peggiorando anche se noi restiamo degli inguaribili ottimisti: all’epoca avevamo 30 anni e speravamo in un mondo migliore, che subito peggiorò e oggi la storia si ripete e si continua a pensare di poter esportare la democrazia e minacciare l’estinzione di un popolo perché forse ha la bomba atomica». Ma, come recita la canzone: «La risposta non è combattere con le loro stesse armi ma restare nudi col proprio sorriso e manifestare, perché se si è nudi non si hanno tasche dove nascondere armi. Sono parole di coscienza civile che oggi risuonano ancora più importanti con la partecipazione politica che sta tornando tra i giovani come il referendum ha dimostrato».
A febbraio di cinque anni fa la perdita di un amico, di una guida, dell’autore e del cantante Erriquez ha rischiato di mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa della band che dopo i Litfiba rappresenta la bandiera musicale di Firenze. Decisero di andare avanti lo stesso: «Non siamo mai stati di moda, quindi non possiamo passare di moda. È la nostra pecca ma anche la nostra forza. Da sempre ai margini ma in un processo di condivisione e scambio di energie continuo con un grosso pubblico che ha insegnato ai giovani cos’è la Bandabardò — conclude Finaz gettando lo sguardo al futuro — Finché continueremo a credere in quello che facciamo con la stessa energia e spontaneità, sempre vigilando di fronte al rischio di trovarsi a raschiare il fondo del barile: il giorno in cui ci accorgessimo di essere diventati una tribute band di noi stessi, saluteremo il pubblico con serenità».
Vai a tutte le notizie di Firenze
Iscriviti alla newsletter del Corriere Fiorentino
9 aprile 2026 ( modifica il 9 aprile 2026 | 07:21)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
C'è una balenottera all'Isola d'Elba: il video del primo avvistamento della stagione 2026
L'informazione nella tua mailCorriere Fiorentino
Le news principali su Firenze
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione