Con Trump ora il mondo si ripensa
Politiche nevrotiche rendeno gli Usa più consapevoli e l’Europa meno dipendente
Le ultime notizie sulla guerra in Iran, in diretta
Con Trump ora il mondo si ripensa
Massimo Nava | 8 aprile 2026Politiche nevrotiche rendeno gli Usa più consapevoli e l’Europa meno dipendente
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
A volte il tempo realizza i paradossi della Storia. Chissà se fra qualche anno, o già fra qualche mese, ci troveremo — americani, europei, occidentali — a ringraziare Donald Trump. Non perché ha fatto più grande l’America, ma reso più consapevole e meno dipendente il mondo attorno ad essa.
Chiudiamo solo per un attimo gli occhi sul disastro del presente, il mondo sull’orlo della guerra mondiale, la crisi del petrolio, il diritto internazionale fatto a pezzi. E riapriamoli, immaginando possibili conseguenze positive di una politica così nevrotica e incoerente da cominciare a scontentare — ecco la prima conseguenza — anche il cerchio magico dei consiglieri, dei seguaci, dei conformisti, oltre naturalmente al malcontento che serpeggia negli ambienti industriali e finanziari e persino nel partito repubblicano.
La seconda è il risveglio dei popoli, con piazze che tornano a riempirsi come non si vedeva da anni di giovani che partecipano, con intellettuali e artisti che si mobilitano, con le chiese che si schierano. Sfilano cortei di gente di ogni razza e colore preoccupata per un mondo senza pace, per il massacro politico degli ideali americani più autentici e un tempo universali, per i diritti civili calpestati. Succede negli Stati Uniti, in Canada, in Europa, in Italia, dove sarebbe anche utile una grande riflessione collettiva sulle le ragioni più alte che hanno condizionato il voto dei giovani al referendum.
La terza è una decisa presa di distanza di molti governi «alleati» e «amici» degli Stati Uniti — in testa il Canada e la Spagna — dalla politica della Casa Bianca. Il Canada sta mettendo in pratica misure per diluire la dipendenza economica e politica dal vicino. La Spagna ha espresso pesanti reazioni sul piano diplomatico. Alcuni Paesi hanno vietato il sorvolo dei caccia americani. Con maggiore o minore timore reverenziale, pur senza mettere in discussione lo storico legame con gli USA, si avverte una generale presa di coscienza — in Francia, in Germania e persino nel governo italiano, come nella vicenda di Sigonella e nelle ultime dichiarazioni del ministro Crosetto — che la sudditanza può essere catastrofica, mentre la critica potrebbe a breve o a medio termine rivelarsi salutare per gli stessi americani: quanto è importante anche per loro la perdita del capitale mondiale di prestigio e simpatia?
La politica di Trump ha messo in crisi la globalizzazione economica e l’approccio multilaterale degli affari del mondo, ma nulla può frenare la globalizzazione delle immagini, la circolazione delle idee e degli esempi. Le piazze gremite di giovani negli Stati Uniti si riverberano a Roma, Parigi, Berlino, come se il «pendolo» dei valori democratici avesse ricominciato a oscillare dalla parte giusta.
La quarta conseguenza è il percorso obbligato verso una politica europea di difesa comune. Il progressivo disimpegno degli Stati Uniti dalla Nato, come Trump continua a minacciare, è un invito a fare oggi o domani ciò che sarebbe stato utile programmare ieri. Del resto, dai tempi di de Gaulle, si discute di politica di difesa europea, pur con la preoccupazione di essere troppo autonomi per non scontentare gli americani e la loro industria bellica. Oggi Trump offre l’autonomia su un piatto d’argento, salvo pretendere con minacce e ricatti di continuare ad usare basi militari, come ha fatto per bombardare l’Iran.
Purtroppo per europei e ucraini, anche i russi ringrazieranno Trump per avere messo nell’angolo il presidente Zelensky e lasciato l’Ucraina sulle spalle dell’Europa, ma se questo porterà alla pace e all’ingresso di Kiev nella Ue, sarà comunque una buona notizia rispetto alla quotidiana tragedia senza fine.
Resta infine da valutare la conseguenza più pressante della sciagurata avventura in Iran. La crisi di Hormuz obbliga il mondo a ripensare, come già dopo la crisi degli anni Settanta, un modello di sviluppo dipendente da fonti energetiche primarie — gas e petrolio — la cui disponibilità, ad eccezione degli Stati Uniti, si trova nelle aree del pianeta più minacciate d’instabilità o controllate da regimi autoritari.
Trump ha mandato al macero anche gli accordi sul clima e sulla sostenibilità ecologica, ma la sua politica in fondo li potrebbe indirettamente riportare d’attualità nell’opinione pubblica.
A lui, un paradossale, e non troppo ottimistico, grazie!
(mnava@corriere.it)
8 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Massimo NavaCon Trump ora il mondo si ripensa
Mercoledì 8 aprile 2026 di Giuseppe SarcinaIl difficile post-Iran degli Usa
Mercoledì 8 aprile 2026 di Beppe SevergniniMa Trump non è tutta l'America
Martedì 7 aprile 2026 di Walter VeltroniLa violenza e il caos
Martedì 7 aprile 2026 di Andrea RiccardiSe il Papa è solo a chiedere pace
Martedì 7 aprile 2026 di Federico CellaOra Musk e Bezos si contendono anche la luna
Martedì 7 aprile 2026 LEGGI TUTTILe Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti