I giorni ridotti, l'aiuto segreto dei cinesi, l'esclusione dei monarchi del Golfo: così Trump e l'Iran hanno raggiunto la tregua
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I giorni ridotti, l'aiuto segreto dei cinesi, l'esclusione dei monarchi del Golfo: così Trump e l'Iran hanno raggiunto la tregua

Mercoledì 8 aprile 2026
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Il presidente americano ha tenuto alta la tensione fino all'ultimo. Ma i suoi inviati, Witkoff e Kushner hanno ottenuto solo la riduzione dei tempi della tregua già proposta da Islamabad

I giorni ridotti, l'aiuto segreto dei cinesi, l'esclusione dei monarchi del Golfo: così Trump e l'Iran hanno raggiunto la tregua

di Giuseppe Sarcina | 8 aprile 2026

Il presidente americano ha tenuto alta la tensione fino all'ultimo. Ma i suoi inviati, Witkoff e Kushner hanno ottenuto solo la riduzione dei tempi della tregua già proposta da Islamabad

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Questa volta l'ultimatum di Donald Trump era apparso fin da subito esagerato anche per i suoi standard: «Potrei cancellare la civiltà iraniana». I mediatori erano, invece, preoccupati perché sembrava difficile trovare una formula che consentisse al presidente americano di dichiarare vittoria, senza umiliare Teheran. Da giorni ci stavano lavorando i diplomatici di Pakistan, Egitto e Turchia. Con il passare del tempo, il ruolo di Asim Munir, capo dell'esercito pakistano è diventato centrale. 

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Per quale motivo? Le spiegazioni più quotate sono due. La prima è che l'atteggiamento del presidente turco Recep Tayyip Erdogan fosse troppo ostile nei confronti di Israele, cioè di una delle parti in causa, anche se la gestione della trattativa è stata condotta quasi esclusivamente da Washington. La seconda è che Munir si muovesse in stretto raccordo con Pechino, in particolare con il ministro degli esteri cinese Wang Yi.

La giornata di ieri, martedì 7 aprile, si è consumata nella ricerca frenetica di una soluzione. Trump non avrebbe potuto accettare la prima proposta messa sul tavolo dal Pakistan: tregua di 45 giorni e contestuale riapertura dello Stretto di Hormuz. Occorreva qualcosa di più stringente. Ma alla fine, gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner non hanno trovato di meglio che, semplicemente, ridurre i tempi: due settimane, anziché un mese e mezzo. Il Pakistan ha poi alzato il livello della mediazione, con il coinvolgimento diretto del primo ministro, Shehbaz Sharif. E' iniziata la spola telefonica tra Casa Bianca e il vertice iraniano, con informazioni condivise anche con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. 

Trump ha voluto mantenere alta la tensione quasi fino all'ultimo: il via libera è arrivato alle 18,32 ora americana (mezzanotte e 32 minuti in Italia), un'ora e mezza prima della scadenza fissata alle 20. 
Nel corso della giornata ci sono stati altri due movimenti interessanti. Come ha detto lo stesso Trump, Pechino ha dato una mano per raggiungere l'intesa. Ma lo ha fatto senza esporsi. Anzi, in pubblico ha mostrato solidarietà politica all'Iran. La prova migliore è stato il veto opposto alla proposta di risoluzione presentata al Consiglio di Sicurezza dell'Onu dal Bahrein, in coordinamento con Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Giordania. 

Le monarchie del Golfo, con l'eccezione dell'Oman e l'aggiunta dei giordani, chiedevano la condanna degli attacchi iraniani contro le petroliere in navigazione e la riapertura dello Stretto. Il leader cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin hanno ordinato di votare «no». 

L'altra pista ci porta proprio ai Paesi del Golfo. A quanto risulta nessuno di loro è stato coinvolto nel tratto finale della trattativa. Anzi, negli ultimi giorni hanno spinto gli Usa a continuare la guerra. I più espliciti sono stati gli Emirati Arabi, cioè lo Stato più colpito  dai missili e dai droni iraniani, piombati in massa su Dubai ed Abu Dhabi. L'ambasciatore emiratino a Washington, Yousef Al Otaiba lo aveva perfino scritto in un articolo pubblicato dal «Wall Street Journal»: il conflitto deve avere un «conclusive outcome», un risultato definitivo. Trump, invece, ha preferito uno stop provvisorio pur di svicolarsi da uno scontro sempre più pericoloso per gli Stati Uniti e per l'economia mondiale.

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8 aprile 2026, 13:03 - modifica il 8 aprile 2026 | 13:20

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