Philipp Burger, la rockstar dal passato neonazista che riempie gli stadi in Germania e alleva mucche: «Su di noi tante falsità, sono un conservatore. Alle 5.30 mi sveglio e vado in stalla»
La band del 45enne di Bressanone, i Frei.wild, è molto conosciuta soprattutto in Austria, Germania e Svizzera: «A 16 anni tutti fanno cavolate»
Le ultime notizie sulla guerra in Iran, in diretta
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Philipp Burger, la rockstar dal passato neonazista che riempie gli stadi in Germania e alleva mucche: «Su di noi tante falsità, sono un conservatore. Alle 5.30 mi sveglio e vado in stalla»
di Marco AngelucciLa band del 45enne di Bressanone, i Frei.wild, è molto conosciuta soprattutto in Austria, Germania e Svizzera: «A 16 anni tutti fanno cavolate»
«Sono un conservatore. Su di noi c’è stata tanta disinformazione». Philipp Burger è uno degli altoatesini più famosi all’estero. La sua band, i Frei.wild, è sempre in testa alle classifiche in Germania, Austria e Svizzera, i loro concerti riempiono gli stadi e migliaia di fans indossano le loro magliette o vanno in giro con i loro adesivi incollati sulla macchina. Tatuaggi su tutto il corpo, questo 45enne di Bressanone è stato per anni nel mirino dei media a causa del suo passato in un gruppo neonazista. Un passato che Burger non rinnega ma da cui ha preso chiaramente le distanze scrivendo anche un libro uscito nel 2023. Oggi si divide tra lo studio musicale e il maso dove vive con moglie e figli.
È il 25esimo anniversario della nascita dei Frei.wild. Com’è iniziata?
«All’inizio eravamo in due. Io e Jonas Notdurfter, il chitarrista. Poi si sono aggiunti Jochen Gargitter al basso e Christian Fohrer alla batteria».
Avreste mai pensato di diventare più famosi dei Kastelruther Spatzen?
«Non credo di essere più famoso di loro. Magari nella scena alternativa. E comunque siamo in ottimi rapporti con gli Spatzen».
Quanti dischi hanno venduto i Frei.wild?
«Troppo pochi. Anche se siamo fortunati: quando abbiamo cominciato si vendevano ancora i dischi. Oggi se ne vendono pochissimi».
Oggi contano i download?
«Conta lo streaming ma sono cifre che dicono poco o niente. Noi siamo fortunati perché i nostri fan sono molto fedeli: loro si ascoltano tutto il disco. Ci sono artisti che invece riescono a far emergere solo una canzone: magari un mese hanno centinaia di migliaia di stream e quello dopo poche migliaia».
Il mercato è sempre più difficile per chi fa musica?
«C’è sempre meno spazio per ascoltare la musica. Il tempo libero viene diviso tra social, televisione, audiobook. E poi per essere ascoltati bisogna finire su una playlist. E di chi è spotify? Di Sony, Warner e Universal. Le cosiddette major che ovviamente promuovono i loro artisti».
Però per guadagnare avete anche il merchandising…
«Quando il nostro manager è arrivato ha visto che avevamo solo una maglietta e ci ha fatto cambiare. Adesso abbiamo tantissimi prodotti. Ai nostri fan piacciono».
E i concerti come vanno? Quanti ne fate all’anno?
«Circa una ventina, di più non ce la farei. E sono sempre esauriti perché le persone sanno che se non vengono dovranno aspettare 2-3 anni prima che torniamo».
La vostra notorietà è anche molto controversa. Si sente spesso dire che siete una band di estrema destra…
«Chi mi segue sa che non ho mai parlato male di qualcuno per il colore della pelle o la fede religiosa. Il problema di internet è che si possono scrivere falsità e non c’è la possibilità di farle cancellare».
Però il suo passato in un gruppo neonazista è vero?
«Si, l’ho scritto anche nella mia autobiografia. Ho scelto di raccontare tutta la verità perché ci sono tante persone che lavorano con noi e non volevo nascondere nulla, è una questione di onestà. Ma a 16 anni tutti fanno cavolate. C’è chi spacca le macchine e chi usa droghe. Se non si fanno cavolate a quell’età quando si fanno? Oltretutto adesso posso anche andare a parlare di questi temi nei centri giovanili e i ragazzi mi ascoltano».
Ci sono stati momenti in cui avete rischiato di finire banditi dalla scena musicale in Germania...
«Sì però, questo bisogna ammetterlo , tutto questo clamore ci ha fatto una pubblicità enorme. Come diceva Sheep Gordon, se arrivi a farti odiare dai genitori i figli ti ameranno. Questo ci è successo. Certo in alcuni momenti ne avrei fatto volentieri a meno di tutto questo fango».
Politicamente come si definirebbe?
«Un conservatore, un tradizionalista democratico. Io credo che ogni identità sia interessante. Il mondo è bello perché è vario. Ad esempio vado sempre in vacanza nelle Marche: ogni 10 chilometri c’è un’identità diversa. È bellissimo, questa diversità è un arricchimento. Ecco io difendo il diritto alla diversità, a non essere tutti uguali».
Vacanze nelle Marche? Quindi non ha nulla contro gli italiani? In passato è stato accusato anche di essere un nazionalista sudtirolese.
«Sono cresciuto in mezzo agli italiani. Ho una zia di Feltre e mi padre ha sempre amato la musica di Celentano. Quando facevo il carpentiere lavoravo dal Brennero alla Sicilia e ho sempre avuto tanti amici italiani. Anche adesso faccio musica con tanti italiani, ad esempio con Mattia Mariotti un bravissimo chitarrista di Bolzano. Il mio sogno è suonare in Italia, in un grande festival magari a Firenze».
Come è organizzata una giornata tipo?
«Mi sveglio alle 5.30 e vado in stalla a dare da mangiare alle mucche. Non le mungo però. Poi faccio colazione in famiglia e poi vado in studio. Dopo pranzo dormo un po’ e poi faccio sport».
Una rockstar che fa il contadino? Come si coniugano queste due vite?
«Ho bisogno di questo. Voglio stare con la testa all’aperto, mi rilassa e dormo meglio. Nel 2001 avevo una ditta con 16 dipendenti che ho chiuso nel 2009 per dedicarmi alla musica. Ma gli attrezzi li ho ancora e se un amico mi chiede una mano con il tetto o a fare una finestra lo faccio volentieri».
Sudtirol, la contadina dell'anno: «Coltivo antiche varietà di ortaggi e curo gli animali. Vacanze? Quasi mai ma è una vita stupenda»di Paolo Fornasari
Jakob Messner, il cabarettista che riempie i teatri facendo il bolzanino snob e il maestro di sci macho: «Per una gag su Trump, ho ricevuto critiche anche dall'Iran e dall'India»di Silvia M.C. Senette
Nel suo maso ci sono ancora le pecore?
«No le ho vendute a un amico. Da quando è tornato il lupo molti contadini lasciano il bestiame in stalla anche l’estate. Io non sono d’accordo quindi ho preferito vendere».
Colpa del lupo quindi?
«É un animale fantastico, mi piace molto. Ma tra le nostre montagne non credo sia felice, non può convivere con il turismo e gli alpeggi».
A proposito... in Alto Adige c’è troppo turismo?
«Questo è un tema scivoloso. Credo che senza turismo non possiamo vivere ma capisco che chi lavora in fabbrica si lamenti di non ricevere nulla dal turismo. Ci vuole una via di mezzo».
8 aprile 2026 ( modifica il 8 aprile 2026 | 08:44)
© RIPRODUZIONE RISERVATA