Musica elettronica, Alva Noto e il chitarrista Christian Fennesz in concerto: «Ricerchiamo lo spirito di Sakamoto»
Corriere della Sera - Cultura

Musica elettronica, Alva Noto e il chitarrista Christian Fennesz in concerto: «Ricerchiamo lo spirito di Sakamoto»

Martedì 7 aprile 2026
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La performance al teatro Comunale di Vicenza: «Il pubblico italiano è straordinario. Abbiamo appena avuto un contributo nell'ultimo film di Paolo Sorrentino, ‘La Grazia’»

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Musica elettronica, Alva Noto e il chitarrista Christian Fennesz in concerto: «Ricerchiamo lo spirito di Sakamoto»

di Francesco Verni

La performance al teatro Comunale di Vicenza: «Il pubblico italiano è straordinario. Abbiamo appena avuto un contributo nell'ultimo film di Paolo Sorrentino, ‘La Grazia’»

Alva Noto e Christian Fennesz (Foto Facebook Alva Noto)

Alla ricerca dello spirito di Ryuichi Sakamoto seguendo le tracce elettroniche di Alva Noto. Il teatro Comunale di Vicenza accoglie l’unica data italiana di «Continuum – In the spirit of Ryuichi Sakamoto». È una performance che vede assieme Carsten Nicolai, in arte Alva Noto, tra gli artisti di musica elettronica più importanti al mondo, e il chitarrista Christian Fennesz, padre della glitch music. Con 25 dischi pubblicati (tra cui capolavori come “Vrioon”, “Insen” e “Revep”), il compositore berlinese Noto ha ridefinito i confini del suono contemporaneo. È stato anche il principale collaboratore di Sakamoto, con cui ha firmato otto dischi, e ha composto la colonna sonora di “The Revenant” di Alejandro González Iñárritu.

Alva Noto, “Continuum” viene presentato come un tributo a Sakamoto: in che misura è un omaggio e in che misura è un progetto autonomo?
«
La genesi di questo progetto è, come suggerisce il nome, già tutta nel ‘Continuum’. Onoriamo la creatività di Ryuichi, la sua curiosità e il suo spirito verso tutto ciò che è nuovo, continuando a esplorare. In questo caso, è l'esplorazione della collaborazione tra Christian e me. C'è un legame profondo con Ryuichi perché abbiamo entrambi lavorato con lui in modo molto intenso: io per oltre vent'anni e quasi nove album. Penso che sarebbe sbagliato, come modo di onorarlo, limitarsi a suonare le cose vecchie. Quello che conta è che il suo spirito sia con noi mentre creiamo cose nuove».

Esiste un legame diretto tra questo progetto e lavori come la colonna sonora di “The Revenant”?
«
Non credo. Non avevamo nessun riferimento preciso, forse punti di vista simili, ma nessun legame diretto».

Se Sakamoto fosse vivo, questo progetto esisterebbe comunque, o è inevitabilmente un prodotto della sua assenza?
«
Penso che esisterebbe, anche se è difficile dire in quale forma. Christian e io stavamo cercando un punto di partenza, uno slancio per fare qualcosa insieme. La richiesta di fare qualcosa per Ryuichi è stato uno degli elementi che ci ha aiutato a trovare il momento giusto».

Lavorare su un’eredità così potente è più una responsabilità o una libertà?
«
Cerchiamo di non sentire il peso di dover costruire monumenti o mistificare la sua carriera artistica: quello accadrà comunque. Sto cercando davvero di continuare una situazione creativa e di guardarla dal punto di vista artistico, più che da qualsiasi altro».

Questo progetto è anche un modo per fare i conti con una perdita?
«
Non è facile emotivamente. Non potevamo fare questo progetto subito dopo la sua morte. Avevamo bisogno di elaborare, di tempo. Il seme era stato piantato, ma aveva bisogno di crescere e raggiungere la luce. Non riflettere sulla perdita, ma sullo spirito. Su ciò che ci manca di più, forse».

Cosa vorrebbe che il pubblico portasse via da questa esperienza: un ricordo, un sentimento o una domanda?
«
Un sentimento, più che un ricordo. E un'esperienza individuale, più che collettiva».

Nel suo lavoro ci sono riferimenti alla tradizione musicale italiana, anche meno ovvi?
«
Moltissimi, e non solo musicali. Arte Povera, il minimalismo, molti amici. Ho vissuto a Roma. Ryuichi amava l'Italia, il suo legame con i registi come Bertolucci. L'Italia era quasi una colla che riusciva a tenerci insieme, al di là delle discipline».

Per lei, in termini di valori assoluti, è più importante Bob Dylan o Luigi Nono?
«
Per me il riferimento più importante è Luigi Nono, senza dubbio. L'approccio teorico, il rapporto tra suono e silenzio, la dimensione politica della composizione. Forse per Christian è il contrario, più Bob Dylan che Nono. Partiamo da punti diversi, ma mossi dalla stessa curiosità».

L’Italia ha una grande tradizione melodica: è un limite o una risorsa per la sperimentazione?
«
Penso che i futuristi abbiano già risposto a questa domanda, introducendo il rumore come musica e rompendo del tutto con il canone melodico. Quel gesto è stato fondamentale per noi, forse più di qualsiasi singolo compositore. Non la parte politica di quel movimento, ma quella sonora».

Ha un rapporto personale lungo con l'Italia: cosa significa per lei esibirsi qui?
«
Il pubblico italiano è sempre stato la cosa più importante. Straordinario, ogni volta. Questo ha costruito un rapporto molto stretto con il Paese nel corso degli anni. E abbiamo appena avuto un contributo nell'ultimo film di Paolo Sorrentino, ‘La Grazia’, dove ha usato ‘Aurora’, il brano di Ryuichi e mio. Il legame continua ad approfondirsi, spesso in modi inaspettati. Non vediamo l'ora di essere a Vicenza».

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