The Quiet Source, alla Scuola Grande di San Rocco a Venezia una mostra dell'artista fiammingo Jan Fabre
Sculture contemporanee in dialogo con i capolavori del Rinascimento durante la Biennale Arte
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The Quiet Source, alla Scuola Grande di San Rocco a Venezia una mostra dell'artista fiammingo Jan Fabre
di Pierluigi PanzaSculture contemporanee in dialogo con i capolavori del Rinascimento durante la Biennale Arte
In occasione della prossima Biennale, la Scuola Grande di San Rocco presenterà «The Quiet Source», una mostra dell’artista fiammingo Jan Fabre che mette in dialogo tre nuove sculture in bronzo con il ciclo pittorico di Tintoretto. La Scuola Grande di San Rocco è custode del monumentale ciclo pittorico, uno dei massimi capolavori del Rinascimento veneziano, che Tintoretto si assicurò con un po’ di furbizia dipingendo gratis, fuori concorso, il primo telero.
La superficie luminosa
Jan Fabre è il primo artista vivente invitato a intervenire all’interno di questo spazio e potrà collocare una delle sue tre sculture davanti alla Crocefissione, da poco tornata visibile dopo l’intervento di pulitura. Le altre saranno installate lungo l’asse centrale dell’edificio instaurano un’interazione concettuale e spaziale con i teleri. Per questa mostra, a cura di Giacinto Di Pietrantonio e di Katerina Koskina, Fabre si confronta con l’eredità di Tintoretto scegliendo il bronzo al silicio come materiale principale: una materia la cui superficie luminosa amplifica la luce e conferisce alle opere una sorprendente qualità di presenza e quasi di immaterialità.
Le luci, all’interno della Scuola Grande, sono state rifatte alcuni anni fa quando le luci Guzzini sostituirono gli storici impianti risalenti a Mariano Fortuny, che aveva disegnato le grandi lampade.
Le sculture
Le tre sculture, The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father), The Artist as a Stray Dog in His Basket e The Man Who Cuts the Grass sono state realizzate negli ultimi cinque anni. Nel loro insieme, costituiscono una trilogia sui temi della famiglia, della memoria e della mitologia personale. Ognuna incorpora il corpo dell’artista; tuttavia, due presentano i volti del padre di Fabre, Edmond e di suo fratello Emiel, morto in tenera età prima della nascita dell’artista. La mostra si apre al piano terra con The Man Who Holds the Sword, che raffigura l’artista con il volto del padre mentre solleva una spada verso il cielo evocando la tradizione cavalleresca.
Il cammino
Installata nella Sala Capitolare, The Artist as a Stray Dog in His Basket raffigura l’artista nelle sembianze di un cane randagio rannicchiato in un cesto, con una marmotta appoggiata sulla schiena — «affettuoso» riferimento alla moglie di Fabre, Joanna. L’ultima scultura, The Man Who Cuts the Grass, è installata nella Sala dell’Albergo, sotto la Gloria di San Rocco davanti alla Crocefissione. Qui Fabre appare a quattro zampe con il volto del fratello Emiel, mentre metaforicamente taglia fili d’erba con un piccolo paio di forbici. Il gesto richiama un rituale popolare volto a scacciare gli spiriti maligni lungo il cammino verso casa. Concepita affinché i visitatori possano sedersi su di essa, la scultura introduce una dimensione performativa.
«Jan Fabre è un artista rivoluzionario, iconoclasta e sovversivo - dice la curatrice Katerina Koskina -. In questo contesto, le sue installazioni in grandi musei o in antichi palazzi e scuole teologiche, monasteri e chiese sono tutt’altro che casuali. Si tratta di contesti ideali per un’esperienza estetica, fisica ed esistenziale attivata dalla storia, dalla messa in scena e dalla memoria, che coltiva la relazione dialettica tra passato e presente e sottolinea l’atemporalità dell’arte». «In mostra – osserva il curatore Giacinto Di Pietrantonio - s’inscena un confronto diretto con Tintoretto, in alcun modo antitetico ma cooperativo; si costruisce una soglia che permette di osservare e raffrontare due epoche estremamente simili, per quanto ovviamente disomogenee».
Jan Fabre (1958, Anversa), ha esposto per la prima volta a Venezia al Padiglione del Belgio nella Biennale del 1984, poi all’Arsenale Novissimo Venezia nel 2009.
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