Eugenio Goglio, volti e paesaggi di un'epoca: la Valle Brembana nella mostra al Museo della fotografia di Bergamo
Corriere della Sera - Cultura

Eugenio Goglio, volti e paesaggi di un'epoca: la Valle Brembana nella mostra al Museo della fotografia di Bergamo

Martedì 7 aprile 2026
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Dall'11 aprile al 19 luglio, 140 scatti del fotografo nato a Piazza Brembana e formatosi a Brera, nel centenario della sua morte. Il direttore scientifico del Museo delle storie: «Artista geniale, figlio del proprio tempo»

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Eugenio Goglio, volti e paesaggi di un'epoca: la Valle Brembana nella mostra al Museo della fotografia di Bergamo

di Federico Fumagalli

Dall'11 aprile al 19 luglio, 140 scatti del fotografo nato a Piazza Brembana e formatosi a Brera, nel centenario della sua morte. Il direttore scientifico del Museo delle storie: «Artista geniale, figlio del proprio tempo»

Due fotografie esposte nella mostra dedicata a Eugenio Goglio. Da sinistra: «Ritratto di famiglia sull'uscio di una casa» e  «La cascata del Pescatore a Moio de' Calvi»

Il Museo delle storie di Bergamo prosegue il suo «come eravamo», personalissimo e locale. Lo fa con la mostra «Ritratto di un’epoca. Fotografie di Eugenio Goglio (1865-1926)» da sabato 11 aprile al 19 luglio 2026, al Museo della fotografia Sestini in Città Alta.

Nel centenario della morte del ritrattista e paesaggista – nato a Piazza Brembana e con formazione accademica a Brera – «questa mostra restituisce Eugenio Goglio a figura intera», commenta Roberta Frigeni direttore scientifico del Museo delle storie. «I suoi scatti in bianco e nero raccontano la Valle Brembana attraverso paesaggi, volti, cambiamenti. Goglio è un artista fotografo, geniale ma figlio del proprio tempo». Un’epoca, quella a cavallo tra i secoli XIX e XX, di novità e trasformazioni. Perché la Belle Époque non sta soltanto a Parigi. Sono gli anni in cui «l’isolamento dell’Alta Valle viene progressivamente superato dall’arrivo della ferrovia e l’economia locale conosce i primi segnali di industrializzazione, legati allo sfruttamento dell’acqua del Brembo».

«Valle Brembana. Ritratto di donna con figli in escursione sul fiume» (1890-1899)

Eppure, non c’è ombra di nostalgia ma tanta consapevolezza storica e artistica nelle oltre 140 immagini esposte. E benissimo allestite. Perché la curatela di Frigeni, Nicholas Fiorina e Daniela Pacchiana è luminosa, sobria, empatica. E segue un itinerario chiaro, definito in cinque sezioni: «Un fiume, una valle» (i paesaggi: da Sedrina a Zogno, da San Giovanni Bianco a Carona); «Una valle in posa» con i brembani immortalati in shooting ante litteram; «Donne e Regiùre» sul ruolo di guida anche sociale della rappresentanza femminile, in anni in cui tanti mariti emigravano all’estero; la carrellata di autoritratti «Il Genio in posa»; «Un’Epoca in movimento» con il richiamo modaiolo e turistico di San Pellegrino Terme.

«Olmo al Brembo. Albergo della Salute con diligenza in sosta» (prima del 1904)

La sindaca Elena Carnevali è presidente di Fondazione Museo delle storie di Bergamo: «Attraverso gli scatti gli Eugenio Goglio entriamo in un tempo lontano, ma ancora profondamente nostro. Una narrazione intima e collettiva, che questa mostra restituisce con grande forza». Aggiunge Carnevali: «Il legame tra la città e il suo territorio è un segno di lungimiranza, da parte delle istituzioni culturali. Lunga vita allora al Museo delle storie e al suo rigore scientifico».

L’assessore alla Cultura Sergio Gandi preme il tasto emozionale. «La Valle Brembana è il luogo di origine della mia famiglia. Alcune fra le fotografie esposte mi ricordano i miei nonni paterni. Appartenevamo a quel mondo ormai scomparso, che qui riemerge in uno spaccato vivido».

La mostra «Ritratto di un’epoca» è promossa e organizzata dal Museo delle storie insieme al Comune di Bergamo, con il sostegno di Siad Fondazione Sestini e il contributo della Provincia e del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano del Lago di Como e fiumi Brembo e Serio. Gloria Cornolti responsabile servizio Cultura della Provincia esprime, anche per conto del presidente Gianfranco Gafforelli, «il nostro orgoglio nel sostenere questa mostra. La Provincia rinnova così il proprio impegno nella valorizzazione della cultura, come motore di crescita e coesione sociale».


Cristina Sestini, presidente Siad, ricorda la passione del padre Roberto per la fotografia che «considerava la forma d’arte migliore per comprendere il presente e il futuro». Il recente passato del Museo delle storie è segnato dal successo della mostra di Pepi Merisio, vista da «quasi 14 mila persone. Sono numeri davvero importanti, che rappresentano un incoraggiamento», sottolinea il consigliere Marco Ghisalberti. Tocca a lui il ricordo di Adele Tavella Terzi, «che della Fondazione era un’amica», appena scomparsa.

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7 aprile 2026 ( modifica il 7 aprile 2026 | 19:46)

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