Spunta dopo 132 anni il testamento del barone Rothschild: niente beni agli eredi di Franceschiello
La scoperta negli archivi parigini di una studiosa barese, Maria Paola Porcelli. Il banchiere, ultimo rappresentante del ramo napoletano della grande famiglia originaria di Francoforte, fu amico di Francesco II e di sua moglie
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Spunta dopo 132 anni il testamento del barone Rothschild: niente beni agli eredi di Franceschiello
di Gabriele BojanoLa scoperta negli archivi parigini di una studiosa barese, Maria Paola Porcelli. Il banchiere, ultimo rappresentante del ramo napoletano della grande famiglia originaria di Francoforte, fu amico di Francesco II e di sua moglie
«Considerato il decesso di Sua Maestà il Re Francesco II, già Sovrano del Regno delle Due Sicilie, che mi ha personalmente onorato della sua raffinata ed amabile amicizia, tutto ciò che ho potuto disporre in suo favore nei miei testamenti e codicilli dichiaro che sia nullo e senza effetti di legge né potrà esser preteso dai membri anziani della sua famiglia. Il presente codicillo scritto interamente di mia mano... . Parigi, 31 dicembre 1894».
Si trovano nell’archivio ottocentesco di un notaio parigino le estreme volontà del barone Adolphe Charles de Rothschild, ultimo rappresentante del ramo napoletano della grande famiglia di banchieri originaria di Francoforte che per due secoli finanziò le monarchie di tutt’Europa.
L’atto pubblico, scritto e firmato quattro giorni dopo la morte dell’ultimo re dei Borbone, è stato ritrovato da Maria Paola Porcelli, giornalista pugliese che da tempo ha un chiodo fisso: rivalutare la figura di Franceschiello, «troppo spesso disegnato come persona senza spina dorsale», e di sua moglie Maria Sofia di Baviera, sorella minore della celebre imperatrice Sissi. E questo l’ha portata a frequentare con divorante assiduità oltre gli archivi francesi anche l’archivio storico della Fondazione Banco di Napoli e l’Archivio di Stato di Napoli. Il testamento rinvenuto dalla studiosa sembra fornire un dato inconfutabile: il flusso degli aiuti economici di Rothschild alla famiglia reale Borbone continua a scorrere anche dopo e molto oltre l’esilio degli ultimi monarchi del Regno che capitolarono a seguito dell’assedio di Gaeta, terminato il 13 febbraio del 1861, finendo i loro giorni in povertà, e ben oltre la chiusura della sede napoletana dei Rothschild nel 1863 e la esclusione di Adolphe dalle attività finanziarie della famiglia.
Ma da quelle ultime volontà risulterebbe chiaro come Adolphe non volesse che alla sua morte i beni con i quali aveva beneficiato in vita quell’ultimo re, amico napoletano, confluissero nella disponibilità dei suoi fratellastri Borbone o dei loro eredi. Ragion per cui oggi non si sa che fine abbiano fatto. Se siano stati presi o meno dai Savoia. «Secondo alcune fonti che ho consultato - riferisce Porcelli - Adolphe tra gli altri atti di filantropia aiutò ad acquistare una villa a Parigi per Maria Sofia che frequentava continuamente e dove la regina condusse vita ritirata». Il 24 dicembre del 1869 la coppia ebbe finalmente una figlia, Maria Cristina, che però visse solo tre mesi. «La governante inglese usava metodi a dir poco spartani, inadeguati a una neonata. Come somministrare latte ghiacciato», rivela la studiosa. Perché ? Mistero nel mistero.
Francesco, figlio di Ferdinando II di Borbone, e Maria Sofia Wittelsbach, duchessa in Baviera, si erano conosciuti a Bari nel febbraio del 1859. Nella Napoli capitale del Regno intrattennero con Adolphe de Rothschild un legame che superò gli ostacoli della storia e della morte e sul quale ora si comincia a fare piena luce.
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7 aprile 2026 ( modifica il 7 aprile 2026 | 14:44)
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