Arriva John Blond, l'artista dei noodles. «Il mio segno imperfetto ispirato da Pollock. La street art è partecipazione»
Corriere della Sera - Cultura

Arriva John Blond, l'artista dei noodles. «Il mio segno imperfetto ispirato da Pollock. La street art è partecipazione»

Martedì 7 aprile 2026
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L'artista catanese ha realizzato opere in diverse città tra cui Londra e New York. Ora tocca a Torino: «Ho individuato zone in Aurora, Vanchiglia e Barriera. Questa primavera mi metterò al lavoro in questi quartieri»

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Arriva John Blond, l'artista dei noodles. «Il mio segno imperfetto ispirato da Pollock. La street art è partecipazione»

di Teresa Cioffi

L'artista catanese ha realizzato opere in diverse città tra cui Londra e New York. Ora tocca a Torino: «Ho individuato zone in Aurora, Vanchiglia e Barriera. Questa primavera mi metterò al lavoro in questi quartieri»

Ha iniziato a fare il writer da ragazzino, quando a Catania si riforniva di bombolette spray nella tabaccheria dei suoi genitori. Poi il trasferimento a Londra, che lo ha ribattezzato John Blond. Visual e street artist, la sua firma sono i Noodles. Evoluzione di successo di un difetto: «Nei graffiti, soprattutto i primi, facevo fatica a tracciare linee perfettamente dritte. Così ho iniziato a giocare con l’errore, utilizzando il tratto ondulato in modo intenzionale». Quel pattern lo ha portato da Catania a Milano, Venezia, poi Barcellona, Parigi, New York. «Ma è stata Torino a lanciarmi. Prima con la mostra Banksy & Friends, che mi ha portato da 0 a 100. Poi c’è stata Expocasa, lo scorso anno. Questa città mi ha dato tanto, ora torno con il desiderio di dare un mio contributo nei quartieri che hanno più bisogno di colore».

Dopo aver realizzato la panchina nel piazzale Valdo Fusi, quali zone tiene d’occhio?
«Quando giro le città mi piace annotare i luoghi dove può nascere qualcosa. A Torino ho individuato alcune zone in Aurora, Vanchiglia e Barriera. Questa primavera mi metterò al lavoro in questi quartieri. L’idea è che la mia arte possa contribuire alla riqualificazione urbana, restituendo vivacità agli spazi frequentati dalle persone».

Eppure i primi Noodles non sono nati in strada…
«I primi li facevo nella mia stanza a Londra su oggetti che recuperavo, bottiglie, tazze. Era uno sfogo, qualcosa che facevo per me, che in seguito si è sviluppato nel design. La prima parete è arrivata grazie a un amico che mi ha chiesto di intervenire nel suo negozio. Da lì ho iniziato a dipingere nelle case o in spazi di diversa natura. Però poi questo linguaggio si è espanso sempre di più, fino ad uscire dalle porte e arrivare in strada. Diciamo che sono tornato alle origini. Io lo chiamo il “contagio dei Noodles”: il segno ha iniziato a diffondersi, contaminando i luoghi dall’interno all’esterno».

Qual è la reazione delle persone?
«Dai più giovani agli anziani, tutti colgono il lato positivo dell’intervento in strada. I Noodles arrivano dove prima c’era qualcosa di poco curato. E anche solo una panchina può fare la differenza. Spesso le persone mi scrivono sui social per segnalarmi dove intervenire, in tutta Italia. Mi dicono che le opere portano allegria e, per me, questo vale tutto».

L’arte è di tutti, come diceva Keith Haring?
«L’arte non può rinchiudersi nelle gallerie, deve dialogare con le persone. Per quanto riguarda Haring, c’è chi mi fa notare la sintonia. Il mio linguaggio nasce dalla doodle art, anche se mi sento più vicino a Pollock».

A Pollock?
«Il mio è un gesto istintivo. Parto senza una bozza preparatoria, costruisco la composizione direttamente sulla superficie, mi concentro sul processo».

Ogni parete è un sistema?
«I Noodles sono un insieme di unità. Così come lo sono i quartieri e le città. Nella mia ricerca sto cercando di ampliare di più gli spazi, come se stessi costruendo una mappa. Ognuno legge quello che vuole nell’arte, a me piace pensare che le mie opere siano soprattutto partecipazione. Nel senso che le persone possono fruirne, in strada come sui social. E ora anche fisicamente, quasi per la prima volta».

In che senso?
«Avevo già fatto un laboratorio con persone anziane, ma questa settimana farò qualcosa di diverso. A Modena realizzerò un’opera insieme ai ragazzi di un centro diurno, dipingendo i Noodles all’interno della struttura. Si intitolerà “Not All Disabilities Are Visible”, una frase che ho letto nella metropolitana di Londra e che ho voluto riprendere. Sarà un momento condiviso: io disegnerò le pareti e chi vorrà potrà intervenire. E poi, la prossima tappa sarà a Torino. Con il piacere di regalare qualche Noodles a una città che amo».

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7 aprile 2026 ( modifica il 7 aprile 2026 | 10:14)

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