Riforma degli istituti tecnici: «No al taglio delle lingue straniere: rende i nostri diplomati meno competitivi»
Corriere della Sera - Cultura

Riforma degli istituti tecnici: «No al taglio delle lingue straniere: rende i nostri diplomati meno competitivi»

Martedì 7 aprile 2026
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L'appello del presidente della DILLE – Società Italiana di Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa: «L'inglese da solo non basta più. Tutte le indicazioni internazionali vanno in direzione del plurilinguismo»

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Riforma degli istituti tecnici: «No al taglio delle lingue straniere: rende i nostri diplomati meno competitivi»

di <b>Matteo Santipolo*</b>

L'appello del presidente della DILLE – Società Italiana di Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa: «L'inglese da solo non basta più. Tutte le indicazioni internazionali vanno in direzione del plurilinguismo»

Nelle scorse settimane l’insegnamento delle lingue straniere ha subito un intervento tanto drastico quanto preoccupante da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Nell’ambito della riforma degli Istituti Tecnici (Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026), il monte ore destinato alla seconda lingua comunitaria – generalmente francese, spagnolo o tedesco – è stato fortemente ridotto, fino in alcuni casi a due terzi in meno dell’attuale. In termini concreti, ciò significa che nel triennio si arriverà a una sola ora settimanale invece di tre.

Come Presidente della DILLE – Società Italiana di Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa – e a nome del suo Direttivo, esprimo profonda preoccupazione per una decisione che si pone in aperta controtendenza rispetto alle indicazioni del Consiglio d’Europa e agli esiti dei recenti Stati Generali per l’Educazione Linguistica e Letteraria.
La drastica contrazione dell’insegnamento delle lingue, in particolare negli indirizzi economici, non rappresenta soltanto un indebolimento dell’offerta formativa è una regressione culturale e scientifica. La ricerca ha da tempo dimostrato come il plurilinguismo costituisca una risorsa cognitiva fondamentale: l’uso di più lingue potenzia le funzioni esecutive, migliora la flessibilità mentale, rafforza il controllo attentivo e le capacità di problem solving. I parlanti plurilingui mostrano una maggiore prontezza nella gestione di compiti complessi e una più efficace protezione rispetto al declino cognitivo. Ridurre l’esposizione linguistica a una sola ora settimanale significa, nei fatti, rendere impossibile lo sviluppo di competenze stabili, privando gli studenti di uno strumento essenziale per il pensiero critico.

Altrettanto problematica è la scelta di demandare alle singole istituzioni il recupero delle ore attraverso la cosiddetta «autonomia». In questo modo, il diritto fondamentale a un’istruzione uguale per tutti viene trasformato in una variabile dipendente da contingenze locali, con il rischio concreto di accentuare le disuguaglianze tra territori e tra scuole. Limitare lo studio delle lingue significa, di fatto, riservarlo a chi può permettersi percorsi formativi privati, tradendo la missione della scuola pubblica di garantire equità e inclusione.

In un contesto europeo che promuove il modello «1+2» – lingua materna più altre due lingue – l’Italia sembra invece imboccare una strada di progressivo isolamento. Una scelta che penalizza in particolare i diplomati degli istituti tecnici, chiamati a confrontarsi con un mercato del lavoro globale in cui la mediazione linguistica e culturale è una competenza chiave, riconosciuta anche dal Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue.

Indirizzi come Relazioni Internazionali per il Marketing rischiano così di perdere la propria identità: senza una solida base linguistica, l’«internazionalizzazione» resta uno slogan privo di sostanza. A ciò si aggiunge la dispersione di un patrimonio di competenze professionali costruito in decenni di esperienza didattica e ricerca.
Non si costruisce la scuola del futuro riducendo gli strumenti che permettono di comprendere e abitare la complessità del presente.
Per queste ragioni, la DILLE si unisce alle altre associazioni scientifiche del settore nel chiedere una revisione urgente dei quadri orari e invita i decisori politici ad aprire un confronto serio con la comunità accademica e scientifica, affinché l’educazione linguistica plurilingue torni a essere riconosciuta come pilastro della cittadinanza attiva e della competitività internazionale.
La DILLE continuerà a monitorare l’evoluzione della normativa e a sostenere i docenti nella difesa di una scuola aperta, democratica e autenticamente plurilingue.

*Professore ordinario di Didattica delle lingue moderne, Università di Padova, presidente DILLE – Società Italiana di Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa

7 aprile 2026

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