«Jack Frusciante è uscito dal gruppo» e la colonna sonora cult curata da Umberto Palazzo: «I Red Hot Chili Peppers chiesero cifre improponibili»
Il musicista scelse i brani per il film diretto da Enza Negroni, uscito nelle sale 30 anni fa, tratto dal libro di Brizzi: «Enrico continua a volermi bene, direi che rimase contento. I Marlene Kuntz raccontavano bene il clima di allora»
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«Jack Frusciante è uscito dal gruppo» e la colonna sonora cult curata da Umberto Palazzo: «I Red Hot Chili Peppers chiesero cifre improponibili»
di Andrea TintiIl musicista scelse i brani per il film diretto da Enza Negroni, uscito nelle sale 30 anni fa, tratto dal libro di Brizzi: «Enrico continua a volermi bene, direi che rimase contento. I Marlene Kuntz raccontavano bene il clima di allora»
Sono passati trent’anni dal film “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enza Negroni, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Enrico Brizzi. E trent’anni sono passati anche per la colonna sonora, curata da Umberto Palazzo, che in quelle stagioni viveva a Bologna, pubblicata dal Consorzio Produttori Indipendenti.
Cosa ricorda di quei momenti?
«È stato bello conoscere Enrico ed Enza. Un momento un po’ surreale, perché mi dovevo spostare continuamente fra Bologna e Roma e non si sapeva bene che cosa si stava facendo. Era meraviglioso lavorare in uno studio di montaggio vecchio stile, con le macchine Prevost, insieme a tecnici che raccontavano aneddoti incredibili sul cinema. Fu una esperienza fantastica».
Come si è approcciato alla colonna sonora?
«Mi sembra che fu Silvia Ballestra a suggerire il mio nome ad Enrico, che venne a parlare con me. Ci siamo piaciuti ed ha pensato che potevo andar bene. Sono quindi partito all’avventura».
Il suo lavoro si è sviluppato in sinergia con la regista?
«In sala di montaggio c’era sempre anche Enza, che si occupava di una fase molto delicata e complicata. Allora non si lavorava con il computer ma con pezzi di pellicola appesi come se fossero panni stesi ad asciugare. C’erano due tecnici bravissimi che facevano qualcosa di assolutamente complicato e misterioso. Il tutto con la supervisione di Enza. Io, invece, lavoravo in un'altra saletta di montaggio e facevo esperimenti. Mi hanno insegnato a usare le macchine da montaggio di una volta in mezz'ora».
Ha avuto carta bianca sulla scelta dei brani?
«No, Enza era attentissima su ogni dettaglio. Ci siamo scontrati più volte e naturalmente l’ultima parola era la sua. Se non ricordo male qualche brano è stato scelto da lei».
Il risultato finale della colonna sonora l’ha soddisfatto?
«Sì assolutamente, del mio lavoro se ne parla ancora bene. Mi ricordo che la scelta di Enza che su cui non ero d’accordo, alla fine mi convinse, aveva ragione lei».
Crede che il film e di conseguenza la colonna sonora siano invecchiati bene?
«Secondo me sì, perché siamo ancora qui a discuterne, quindi direi che sono invecchiati bene».
C'è stato un brano o più di uno che voleva inserire e poi non ci è riuscito?
«Sì, ce ne sono stati diversi, perché comunque avevamo a disposizione “solo” il catalogo della Polygram. Quando siamo andati a chiedere pezzi che avremmo voluto inserire, soprattutto un brano in particolare che Enrico voleva, se mi ricordo bene dei Sex Pistols o dei Clash, ci chiesero delle cifre incredibili».
Quindi la mancanza dei Red Hot Chili Peppers è da imputare a questi motivi?
«Sì, chiesero somme improponibili».
Enrico Brizzi rimase contento della colonna sonora?
«Continua a volermi bene, quindi direi di sì».
Invece, tra i tanti artisti nella soundtrack secondo lei qual è quello che rappresenta meglio la storia raccontata nel libro e di conseguenza nel film?
«Bella domanda. Mi vengono in mente i The Jam. Per il clima di quel periodo direi i Marlene Kuntz, presenti con due brani. Catturavano esattamente l’umore che c’era tra i ragazzi, non a caso piacevano tantissimo».
A proposito del brano dei Frida Fenner, Jackpunk, fu scritto appositamente per la colonna sonora?
«Sì, fu scritto per la colonna sonora, quella versione fu registrata a Roma, al Trafalgar, uno studio meraviglioso e storico, dove registrava Ennio Morricone. Lo sala era enorme con uno spazio anche per ospitare una orchestra. Tra l’altro è un brano che ho suonato un paio di volte dal vivo. Due anni fa con Enrico e la sua band, l’anno scorso con i Punkreas».
Usciamo per un attimo dalla colonna sonora. Che ricordi ha del periodo trascorso con il C.P.I.?
«È stata l'esperienza più importante della vita dal punto di vista musicale. Una cosa dura e difficile, ma potentissima. Una esperienza che non ho potuto attraversare senza cambiare».
Invece del ritorno live dei C.S.I. cosa ne pensa?
«Mi interessa di più il ritorno dei C.S.I. che quello dei CCCP Fedeli alla Linea, perché i CCCP si sa che sono un gruppo morto, mentre magari dai C.S.I. può venire fuori qualcosa di nuovo. Ho una forte curiosità, mi piacerebbe andarli a vedere».
Adesso a cosa sta lavorando?
«Sono pronto col nuovo album solista e sto lavorando col Santo Niente. Proprio in questi giorni comincerò a pubblicare i singoli dell’album solista. Il disco uscirà un pezzo alla volta, mi interessa farlo ascoltare per bene. Vorrei che le canzoni si fissassero in maniera meno volatile di quanto non succede negli ultimi anni. Abbiamo sempre più musica da ascoltare e sempre meno tempo per farlo. L’album s’intitola Golden retriever»
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