Giacomo Zuanella, lo scrittore non vedente con la passione per gli scacchi: «La cecità non è una barriera ma un'ispirazione»
Veneziano, è l'autore del fantasty «La Profezia dei mezzaluna»: «Ho scritto quello che immagino anche se non ho mai visto la realtà che mi circonda»
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Giacomo Zuanella, lo scrittore non vedente con la passione per gli scacchi: «La cecità non è una barriera ma un'ispirazione»
di Francesca VisentinVeneziano, è l'autore del fantasty «La Profezia dei mezzaluna»: «Ho scritto quello che immagino anche se non ho mai visto la realtà che mi circonda»
«La Corte Bianca era in fiamme, Connor e Astra correvano disperati cercando una via di uscita, consapevoli che i loro occhi spenti non li aiutavano ad orientarsi. Erano rimasti i soli del loro popolo, i maghi Senza Vista. Fra le braccia di Connor, avvolto in un fagotto di pellicce, si agitava Aron, un bambino di appena un anno». Inizia così il romanzo fantasy “La Profezia dei mezzaluna” (Unicorn) del giovane scrittore veneziano del Lido, Giacomo Zuanella. Una storia densa di avventura tra mondi distopici, che arriva nel futuro fino all’anno 3100: pensiero magico, battaglie, Popoli del buio, mondo a colori e bambini con il compito di cambiare il futuro.
Ritmo narrativo avvincente in una vicenda dalle molte sfumature, raccontata da un giovane scrittore cieco dalla nascita. Giacomo Zuanella non ha mai visto attraverso gli occhi, ma è abituato a «vedere» in modo differente, con sensibilità, creatività, immaginazione, che emergono forti nella storia narrata.
Campione di scacchi, una passione per il ballo, ma soprattutto un talento per la scrittura alimentato dai molti libri che ha letto. Il romanzo è nato grazie alla scrittrice veneziana Roberta Rizzo «Moony Witcher», che ha intercettato le potenzialità di Zuanella e come editor l’ha sostenuto. Il giovane scrittore veneziano presenta il volume il 16 e 17 maggio al Salone del Libro di Torino
Zuanella, com’è nata la storia?
«Ho voluto associare la sensazione che ho dei colori ai vari elementi della natura, attorno a questo ho creato popoli e una contrapposizione tra il bianco, la luce e il nero, le tenebre».
Nel romanzo ci sono maghi senza vista, popoli del buio, il protagonista non vede e c’è perfino un bastone in grado di descrivere ciò che incontra. Scelta autobiografica?
«Ho cercato di mettere anche me stesso e il mio mondo, la mia visione delle cose in una storia fantasy. Ho scritto quello che immagino anche se non ho mai visto la realtà che mi circonda. La vita di una persona che non vede non è così difficile come può sembrare, bisogna soltanto comprendere il nostro mondo. Spero che con questo libro, lettrici e lettori possano amarlo come lo amo io. Per me che non vedo, la vista percorre altre strade».
Spicca nella storia la divisione tra «senza vista» e «vedenti».
«Chi è senza vista ha una profondità di pensiero che molti vedenti non hanno. È il motivo per cui in alcune situazioni mi sento escluso, spesso le persone parlano di cose che non mi interessano».
Cosa l’ha aiutata nella scrittura?
«Mi ha aiutato avere letto molto. Non ho l’impatto visivo delle cose, ma la sensazione».
I riferimenti letterari?
«Tutti i libri su Harry Potter e Geronimo Stilton. Poi Moony Witcher. Ma anche George Orwell e James Joyce»
Perché il genere fantasy?
«Nel fantasy posso creare tutto quello che voglio e parlare di molti argomenti, dalla mitologia, al folclore, le fiabe, la magia».
Cosa vorrebbe che il libro lasciasse in chi lo legge?
«Vorrei fare capire che la cecità non deve essere vista come barriera, ma può diventare ispirazione. E vorrei che, come il protagonista Aron, tutti e tutte potessero trovare la forza di sconfiggere i propri demoni».
Quali sono le sue passioni, oltre alla scrittura?
«Mi piace giocare a scacchi, ho iniziato da bambino, mi ha insegnato mio padre. E non ho più smesso. Faccio gare anche internazionali e ho vinto tanti tornei. Questo mi ha portato a conoscere molte persone. Gli scacchi richiedono pazienza, riflessione, sono un bell’allenamento per la mente. E poi ballo, sono bravissimo nella bachata, un ballo latino-americano, con la mia maestra ho vinto una medaglia in una gara in cui ero l’unico a non vedere… Insomma, faccio un po’ di tutto, anche se sono cieco».
Sport?
«A Milano ho provato la scherma, mi è piaciuta molto. Vorrei fare scherma a Milano, c’era un insegnante molto bravo. Invece a Venezia non mi è piaciuto per niente il metodo di insegnamento».
Un desidero per il futuro?
«Continuare a scrivere, incontrare persone che mi capiscano e andare a vivere a Milano, città di cui mi piace molto l’atmosfera. Trovo poco stimolante il Lido di Venezia, molto chiuso, ho voglia di evadere»
È innamorato?
«L’amore è un tema complesso, per ora non ci penso. Non sono innamorato al momento, mi sento totalmente immerso nella scrittura».
C’è qualcosa che l’ha fatta soffrire in passato?
«Sì, il mondo della scuola l’ho vissuto con sofferenza. Tante ore seduto e poi a casa tante ore di studio… non ho bei ricordi. Al liceo volevo iniziare a scrivere, ma lo studio mi portava via tutto il tempo. Non mi sono mai sentito completamente a mio agio. In generale quello che mi ha fatto soffrire, spesso, è la mancanza di comunicazione tra vedenti e non vedenti… il relazionarsi a noi in modo non spontaneo di tanti vedenti. Vorrei abbattere pregiudizi che in passato mi hanno ferito, anche nell’uso delle parole».
Un momento difficile nella realizzazione del libro?
«Dopo la prima stesura ho dovuto cambiare e sistemare molte volte la storia, è complesso perché scrivo con tastiera e pc con sintesi vocale Nvda, una lettura di quanto viene scritto, ma è molto lenta e tornare indietro, aspettare la lettura, poi sistemare un paragrafo richiede molto tempo. Gli strumenti di ausilio per chi non vede sono lenti, ci vuole tanta pazienza».
Ora si sente felice?
«Sì, adesso con la pubblicazione del libro sono felice. Spero lo leggeranno molte persone. E mi entusiasmano le presentazioni, la possibilità di incontrare la gente. Non ci deve essere timore di conoscere persone come noi, possiamo percorrere assieme altre strade su cui si basa il nostro mondo, un mondo che senza conoscerci non vedrete mai».
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