Il personaggio di Gesù al centro della letteratura
Corriere della Sera - Cultura

Il personaggio di Gesù al centro della letteratura

Domenica 5 aprile 2026
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Da Chrétien de Troyes, tra le prime tracce nella storia, passando per fisici e filosofi seicenteschi, teologi contemporanei, poeti come Dante Alighieri a Khalil Gibran, fino agli autori più recenti come Dan Brown o Amos Oz: come la figura del figlio di Cristo è sempre stata raccontata in letteratura, in tutti i generi e le latitudini

LUNEDì 6 APRILE 2026

Il personaggio di Gesù al centro della letteratura

Da Chrétien de Troyes, tra le prime tracce nella storia, passando per fisici e filosofi seicenteschi, teologi contemporanei, poeti come Dante Alighieri a Khalil Gibran, fino agli autori più recenti come Dan Brown o Amos Oz: come la figura del figlio di Cristo è sempre stata raccontata in letteratura, in tutti i generi e le latitudini

di Elisabetta Rosaspina

Tra i primi poemi ad attingere liberamente alla storia di Cristo, c’è con ogni probabilità Perceval o il racconto del Graal scritto da Chrétien de Troyes alla fine del XII secolo, caposaldo della narrativa francese e dell’infinita leggenda sulla sorte del calice dell’Ultima cena,la coppa usata anche da Giuseppe di Arimatea per raccogliere il sangue che sgorgava dal costato di Gesù sulla croce.

La fonte di ispirazione sul personaggio più famoso al mondo, perlomeno occidentale, e sugli altri protagonisti del Vangelo ha continuato nei secoli a produrre letteratura in tutti i suoi generi e a tutte le latitudini.
Ha coinvolto fisici e filosofi seicenteschi e teologi contemporanei:dal francese Blaise Pascal, con il suo Compendio della vita di Gesù Cristo, a Vittorio Messori, scomparso qualche giorno fa e autore del best seller Ipotesi su Gesù (Società Editrice Internazionale), diffuso in 22 lingue cinquant’anni fa.

I misteri divini hanno sedotto i poeti, da Dante Alighieri a Khalil Gibran,che in Gesù, figlio dell’uomo ha dato voce e sentimenti ai testimoni del percorso del Nazareno: gli apostoli, Maria Maddalena, il sacerdote Caifa, il ladrone Barabba e, naturalmente, Ponzio Pilato.

Là, dove non si sono spinti i teologi e gli analisti, pur anticonvenzionali come Vito Mancuso (con il suo recentissimo Gesù e Cristo, Garzanti, 2025), si sono avventurati romanzieri e drammaturghi, conquistati non soltanto dalle vicende e dalle azioni di Cristo, ma anche dalla sua epoca o dai comprimari citati dagli evangelisti:Ben Hur, pubblicato nel 1880 dall’americano Lew Wallace, è uno degli esempi classici di un filone ancora ricchissimo che include grandi firme.

Nell’elenco, infinito e mai completo, appaiono Riccardo Bacchelli con Lo sguardo di Gesù (Garzanti, 1948), José Saramago con Il Vangelo secondo Gesù Cristo (Bompiani, 1993). Amos Oz con il riscatto di Giuda (Feltrinelli, 2014) ma anche Fëdor Dostoevskij con il capitolo dei Fratelli Karamazov, intitolato Il grande Inquisitore. E poi, Michail Bulgakov con Il Maestro e Margherita, Pär Lagerkvist con il suo Barabba (Casini, 1951), che gli assicurò il Premio Nobel nel 1951; o Nikos Kazantzakis, che nello stesso anno pubblicò L’ultima tentazione (Frassinelli, 1987), immaginando i rimpianti di Cristo, agonizzante, sulla possibilità di un destino diverso accanto a Maria Maddalena. E guadagnandosi una scomunica da parte della chiesa greco ortodossa.

Le generazioni di romanzieri più recenti si sono cimentate nei thriller: se Il Codice da Vinci (Mondadori, 2003) di Dan Brown torna sull’antico enigma del Graal, A sua immagine (Nord, 2005) di James BeauSeigneur, fantastica su un possibile ritorno del Redentore sulla Terra attraverso la clonazione di cellule ancora vive prelevate dalla Sindone.

I libri diventano spesso sceneggiature,ma può accadere anche l’inverso, come nel caso di Gesù. Il film di una vita del grande regista danese Carl Theodor Dreyer (suoi Dies irae del 1943 e Ordet del 1955), mai arrivato sullo schermo, ma pubblicato postumo in Italia nel 2023.

Molti autori di successo, come Amélie Nothombe (Sete, Voland, 2020) si concentrano sulle ultime ore e sul calvario di Gesù.Più rari quelli che preferiscono raccontare l’adolescenza terrena senza un padre, come Giosuè Calaciura in Una notte (Sellerio, 2022). O che scelgono l’allegoria, come John Maxwell Coetzee con il piccolo orfano David ne L’infanzia di Gesù (Einaudi, 2013).

Fra le tante forme in cui il Nazareno si è ripresentato nella letteratura, forse una delle più care al pubblico italiano (e non solo) resta però il Crocefisso di legno che, dall’altare della parrocchia di Brescello, richiamava bonariamente all’ordine l’impetuoso Don Camillo nell’irresistibile saga del Mondo piccolo(Rizzoli, 1948) di Giovanni Guareschi. Ormai quasi 80 anni fa.

Nell'immagine: Caravaggio (1571-1610), «La Cena in Emmaus», 1601-1602, conservato alla National Gallery di Londra.

Su «la Lettura» #749, in edicola e in questa App, Elisabetta Rosaspina recensisce «Il profeta» (traduzione di Sara Meddi, Piemme, pp. 416, euro 22) di José María Zavala (Madrid, 1962) che il 29 aprile sarà dal papa.

5 aprile 2026 ( modifica il 5 aprile 2026 | 18:51)

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