Bologna, il mito di Frida Kahlo raccontato in 70 fotografie
Corriere della Sera - Cultura

Bologna, il mito di Frida Kahlo raccontato in 70 fotografie

Domenica 5 aprile 2026
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La mostra, curata da Ono Arte, fino al 27 settembre a Palazzo Pepoli. Vittoria Mainoldi: «Frida è una delle artiste più amate del ‘900, tra le più celebrate ma anche tra le più riprodotte. Lei come artista più ancora delle sue opere. La mostra si interroga sul perché e si chiede anche se lei sia stata partecipe o meno alla creazione del suo mito»

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Bologna, il mito di Frida Kahlo raccontato in 70 fotografie

di Piero Di Domenico

La mostra, curata da Ono Arte, fino al 27 settembre a Palazzo Pepoli. Vittoria Mainoldi: «Frida è una delle artiste più amate del ‘900, tra le più celebrate ma anche tra le più riprodotte. Lei come artista più ancora delle sue opere. La mostra si interroga sul perché e si chiede anche se lei sia stata partecipe o meno alla creazione del suo mito»

Simbolo del femminismo radicale, icona sessualmente fluida, artista tormentata segnata dalle cicatrici. La messicana Frida Kahlo ha alimentato un mito che è persino cresciuto dopo la sua scomparsa nel 1954, a 47 anni. Una figura che ha finito per fungere da specchio per interrogarsi su temi quali corpo, dolore, rappresentazione di sé. Come racconta la mostra «Frida Kahlo. Lo sguardo come identità», a Palazzo Pepoli fino al 27 settembre con ingresso a 14 euro. A cura di Ono arte, che a Bologna ha avuto la sua prima sede in via Santa Margherita dal 2011 al 2020.

Colta dall'occhio di amanti, amiche e fotografi famosi

Un’artista colta dall’occhio dell’amante, del gallerista, delle amiche più intime, di fotografi famosi. Immagini originali di Edward Weston, Lola Alvarez Bravo, Julien Levy, Giselle Freund, Imogen Cunningham, Leo Matiz, Bernard Silberstein e Graciela Iturbide. Perché, spiega Vittoria Mainoldi di Ono, «la mostra è utile per scoprire come è nato il suo mito. Frida è una delle artiste più amate del ‘900, tra le più celebrate ma anche tra le più riprodotte. Lei come artista più ancora delle sue opere. La mostra si interroga sul perché e si chiede anche se lei sia stata partecipe o meno alla creazione del suo mito. Le foto di Nickolas Muray, che è stato suo amante, la raffigurano come una donna bellissima. Altri come Lucienne Bloch, amica e assistente di Diego Rivera, il marito, la rappresentano come una giovane ragazza che si approcciava all’arte». Frida Kahlo, aggiunge Mainoldi, «è un’artista che ha capito da subito le potenzialità del mezzo fotografico. Era figlia di un fotografo che l’ha avviata».
 
Dopo la sua morte furono infatti trovate oltre 6000 stampe a cominciare da quelle realizzate dal padre, Guillermo Kahlo, che per primo la immortalò. È infatti nei suoi scatti che la giovane Frida inizia a sperimentare con l’abbigliamento, vestendosi spesso anche in abiti maschili. Crescendo non avrebbe mai rifiutato l’opportunità di farsi fotografare, da parte di amici, parenti o di artisti dei quali si circondava. Nel cammino della storia dell’arte non è facile trovare qualcuno altrettanto ritratto quanto lei. Sebbene durante la sua breve vita l’artista non abbia mai raggiunto il pieno successo, e la sua arte sia stata riscoperta solo da metà degli anni ‘80 del Novecento, oggi Frida Kahlo è l’artista donna più quotata al mondo. Su di lei si sono scritte numerose biografie, realizzati film, la sua immagine spesso stilizzata è riprodotta su innumerevoli prodotti fino a trasformarsi in icona. Per non parlare del fatto che in Messico è oggetto di una venerazione pari a quella riservata ai santi veri e propri.

Partecipò alla creazione del suo mito

Lei stessa nel corso della sua vita è sempre stata molto attenta alla sua immagine. L’ampio uso dell’autoritratto all’interno della sua pratica pittorica, cominciato a seguito dell’incidente che appena diciottenne la immobilizzò a letto per oltre tre mesi e la lasciò segnata a vita, è la conferma del costante lavoro sulla rappresentazione del sé. Per non dire dell’utilizzo di abiti della cultura messicana, contrariamente alla moda dell’epoca, divenuta parte integrante della sua identità. Ma Frida non si è limitata a curare la sua immagine, curando anche la sua biografia, modificando il suo nome e cambiando il suo anno di nascita per farlo coincidere con quello della rivoluzione messicana.

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