Il musicista Danilo Tomasetta: «Il concerto evento per i 50 anni degli "zingari felici" di Claudio Lolli»
Corriere della Sera - Cultura

Il musicista Danilo Tomasetta: «Il concerto evento per i 50 anni degli "zingari felici" di Claudio Lolli»

Domenica 5 aprile 2026
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La band che registrò il disco «Ho visto anche degli zingari felici» con il cantautore bolognese Claudio Lolli, torna dal vivo il 7 aprile al Teatro Galliera di Bologna, nel 50esimo anniversario dell'uscita del disco. L'evento è già sold out. «Un album più che mai attuale»

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Il musicista Danilo Tomasetta: «Il concerto evento per i 50 anni degli "zingari felici" di Claudio Lolli»

di Andrea Tinti

La band che registrò il disco «Ho visto anche degli zingari felici» con il cantautore bolognese Claudio Lolli, torna dal vivo il 7 aprile al Teatro Galliera di Bologna, nel 50esimo anniversario dell'uscita del disco. L'evento è già sold out. «Un album più che mai attuale»

Sopra Claudio Lolli sul palco, sotto la sua band alle prove

Il 7 aprile 1976 usciva l’album di Claudio Lolli «Ho visto anche degli zingari felici». Il 7 aprile 2026 al Cinema-Teatro Galliera (ore 21) quel disco sarà risuonato dalla band che lo registrò insieme al cantautore bolognese, composta da Roberto Costa, Adriano Pedini, Roberto Soldati e Danilo Tomasetta. Alla voce, invece, Mirco Menna. Il concerto è sold out ed è stata già programmata una replica il 14 giugno a San Lazzaro di Savena (Arena Understars Via Emilia 92). Tomasetta è il nostro interlocutore.

Pensa che «Ho visto anche degli zingari felici» sia ancora un disco attuale?
«Più che mai. Indubbiamente per i testi e il messaggio. È un invito a non rassegnarsi alle gabbie del potere, a non accettare il conformismo sociale e ad acquisire la consapevolezza delle nostre possibilità di protagonismo. Al tempo stesso è un invito ad una socialità reale, quella della piazza, ben più vitale di quella virtuale. Anche musicalmente è un lavoro innovativo. È stato il primo album di un cantautore dove la parte strumentale aveva un’importanza paritetica alle parole».

Cosa ricorda delle registrazioni? Che atmosfera c’era in studio?
«Un clima cameratesco e la curiosità di noi giovani musicisti su come si fissava su nastro qualcosa che suonavamo già da un anno dal vivo».

C’è una curiosità legata alle registrazioni o ai concerti che si può raccontare?
«Ce ne sono tante, più legate ai concerti che alle registrazioni. Dirò solo quella che fa più onore alla memoria di Claudio. Nel tour live del 1975 Claudio divideva il cachet in tre parti uguali, lui, Roberto Soldati e me. Noi gli facevamo notare che non era giusto ma lui ci rispondeva che preferiva così».

Con quale spirito vi state preparando a questo particolare concerto?
«Con entusiasmo e una certa dose di paura. Risuonare 50 anni dopo la ballata degli zingari non è facile. Al di là delle difficoltà tecnico-musicali, che ci sono, è difficile ritrovare la stessa spinta. Però ci proveremo».
Menna diventa Lolli per una sera. Come si è approcciato a queste canzoni?
«Con eroica incoscienza. Non so quanti avrebbero accettato questo ruolo pesante come un macigno».

Dove si può collocare «Ho visto anche degli zingari felici» nella discografia italiana?
«Nei primi 5 posti tra gli album dei Cantautori, non mi interessa la posizione esatta».

I brani del disco o più in generale i brani di Lolli si possono considerare ferite ancora aperte e sanguinanti?
«Alcuni certamente sì, ma la poetica di Claudio è vasta, ci sono anche molte canzoni d’amore, canzoni esistenzialiste. In tanti vorrebbero circoscrivere Lolli nel cantautorato di protesta, ma non solo sarebbe limitante, è proprio sbagliato».

50 anni dall’uscita, per lei volati via o lunghi come mille anni?
«Passati come Noodles/De Niro di C’era una volta in America, sono andato a letto presto».

Avete pensato a qualcosa di più strutturato per ricordare l’opera di Lolli in maniera costante?
«No e questo non perché non sarebbe giusto farlo, ma perché non è nelle nostre possibilità. Tutto quello che potevo fare con le mie forze unite a quelle di qualche amico credo di averlo fatto».

Cosa direbbe Lolli di questi momenti storici?
«Non lo so e non posso mettergli io le parole in bocca. Negli ultimi anni il suo pensiero socio-politico era un po’ allineato con una famosa frase di Gaber: la mia generazione ha perso».

Tra gli artisti di oggi vede qualcuno che potrebbe avvicinarsi al lavoro di Lolli?
«Non lo vedo e credo che sia strutturalmente infattibile. Il background sociale dei tempi attuali è un terreno sterile che non fa spuntare fiori. Ci sono certamente musicisti e autori dotati (pochi per la verità) ma sono immersi completamente nella più totale mercificazione dell’industria culturale».

Oggi nel 2026 un musicista come Claudio Lolli avrebbe vita dura a livello artistico?
«Non dura, impossibile».

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5 aprile 2026 ( modifica il 5 aprile 2026 | 15:51)

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