La storia dei Carota boys, da sei a 200mila fan: «Prima vendevamo pane e carne, ora seguiamo Sinner in tutto il mondo e abbiamo un gruppo WhatsApp con lui»
Corriere della Sera - Cultura

La storia dei Carota boys, da sei a 200mila fan: «Prima vendevamo pane e carne, ora seguiamo Sinner in tutto il mondo e abbiamo un gruppo WhatsApp con lui»

Domenica 5 aprile 2026
3 visualizzazioni

Tutto è partito da un gruppo di sei amici che ora contano 200mila follower, uniti dal tifo per Sinner: «Il nostro soprannome non è legato al colore dei capelli di Jannik. Una pazzia? In macchina in Olanda per un suo match»

Carburante a rischio per i voli, scattano le prime limitazioni in quattro aeroporti italiani (Linate, Venezia, Treviso e Bologna): «Rifornirsi altrove»

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

La storia dei Carota boys, da sei a 200mila fan: «Prima vendevamo pane e carne, ora seguiamo Sinner in tutto il mondo e abbiamo un gruppo WhatsApp con lui»

di Giacomo Candoni

Tutto è partito da un gruppo di sei amici che ora contano 200mila follower, uniti dal tifo per Sinner: «Il nostro soprannome non è legato al colore dei capelli di Jannik. Una pazzia? In macchina in Olanda per un suo match»

Quando Jannik Sinner è in campo, c’è una parte degli spalti o di qualche piazza in giro per l’Italia che si colora di arancione. Il merito è dei “Carota boys” che con i loro sgargianti costumi a forma di ortaggio sostengono il tennista italiano durante le sue partite. In principio erano sei amici di Revello, paese di 4mila abitanti in provincia di Cuneo, oggi sui social contano quasi 200 mila seguaci. A raccontarci la loro storia è Alessandro Dedominici, fondatore del gruppo insieme a Enrico Ponsi, Francesco Gaboardi, Alberto Mondino, Lorenzo Ferrato e Gianluca Bertorello, tutti tra i 28 e i 31 anni.

Come sono nati i “Carota boys”?
«Siamo tutti grandi appassionati di tennis e in occasione degli Internazionali di Roma del 2023 ci eravamo regalati i biglietti per una delle giornate, senza sapere quando avrebbe giocato Sinner. Fortunatamente poi i giorni coincidevano e ci siamo presentati con i costumi da carota che avevamo comprato online per tifare in maniera simpatica. Le telecamere ci hanno inquadrato, i social sono impazziti, e in poche ore la nostra immagine stava rimbalzando ovunque».

Perché la carota come simbolo?
«Tutto nasce da un episodio apparentemente banale, ma iconico: durante un cambio campo al torneo di Vienna 2019, Jannik iniziò a sgranocchiare una carota anziché la classica banana. Da quel momento, per noi, diventò “Carotino”. Un soprannome affettuoso, che però è diventato il nostro marchio di fabbrica».


Che persone siete nella vita di tutti i giorni?
«Facciamo lavori che non c’entrano con il mondo del tennis, dal geometra all’impiegato nell’azienda di famiglia che produce sacchi per l’immondizia. In quest’ultimo periodo io e Gianluca ci stiamo dedicando quasi completamente al progetto “Carota boys”, però prima io vendevo carne e lui lavorava nella panetteria di famiglia».


Il tennis è uno sport molto formale. Come vi ha accolto il pubblico?
«Abbiamo avuto successo anche per questo, perché per la prima volta si è visto un fenomeno irriverente, più vicino ai tifosi. Secondo noi le persone avevano bisogno di un racconto più leggero di questo sport. Dopo tre anni, non sono nate altre iniziative simili che raccontano il tennis libero dalla religiosità che a volte lo ingabbia».


Che rapporto avete con gli altri tifosi?
«Il tennis non è divisivo come altri sport. C’è una dinamica collettiva, fazioni e rivalità non esistono. Noi supportiamo Sinner, ma facciamo il tifo anche per tutti gli altri campioni».


Com’è stato il primo incontro con Sinner?
«Nel 2021 abbiamo visto la sua prima partita dal vivo a Montecarlo. A Roma nel 2023, il giorno dell’esordio dei Carota boys, siamo riusciti a farci un selfie. Il primo incontro di persona è stato durante un evento privato organizzato da uno sponsor, e siamo riusciti a convincerlo a farsi fotografare con il nostro costume. Ci tremavano le gambe per l’emozione, oggi invece è uno di noi e abbiamo anche un gruppo WhatsApp con lui».


Qual è l’episodio più curioso che vi è capitato durante un torneo?
«Nel 2024, in Australia, abbiamo fatto una conferenza stampa surreale, seduti dove fino a un attimo prima c’erano Novak Djokovic, Carlos Alcaraz e Sinner. Poi Darren Cahill (l’allenatore di Sinner, ndr) ci ha mandato una foto di Jannik che stava seguendo la conferenza in tv. Il mondo al rovescio».

LEGGI ANCHE

Qual è la trasferta più particolare che avete fatto?
«Sempre due anni fa, ma a Rotterdam, nei Paesi Bassi. Sinner giocava la semifinale il sabato, il venerdì sera siamo partiti in macchina e ci siamo fatti diciotto ore di viaggio. Jannik ha vinto sia quella partita sia la finale del giorno dopo e abbiamo fatto una foto insieme in campo con il trofeo. È stata una sfacchinata pazzesca, ma mitica».


La partita più emozionante che avete visto?
«La prima vittoria contro Djokovic, era la fase a gironi delle Atp Finals (il torneo in cui si sfidano i migliori otto tennisti dell’intera stagione, ndr) di Torino del 2023. Il palazzetto tremava ad ogni punto, era una bolgia. Una sfida tra gladiatori al Colosseo me la immagino così».


Come siete cresciuti in questi anni?
«Stiamo notando con piacere che sempre più persone iniziano a vestirsi di arancione durante le partite, in tanti poi hanno iniziato a chiederci magliette personalizzate che abbiamo iniziato a produrre, con una carota in bella vista. In generale sentiamo un grande affetto da parte del pubblico e anche in questo senso proviamo a organizzare sempre più trasferte coinvolgendo il maggior numero di tifosi: l’anno scorso siamo stati a New York e in Australia, tra qualche giorno andremo a Madrid».

Qual è il vostro obiettivo per il futuro?
«Far sì che i “Carota boys” rappresentino tutti i tifosi di Sinner e non sia un nome legato solo a noi. E poi coinvolgere l’ampio pubblico femminile che segue Jannik e il tennis in generale per dare vita alle “Carota girls”».

5 aprile 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il 35enne salvato dopo 30 minuti di rianimazione: «Quel giorno ho stravolto le mie priorità»

Il 35enne ha avuto un arresto cardiaco mentre era in palestra: «Ho preso coscienza di tante piccole cose che accadono attorno a me»

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo