L'intelligenza artificiale che va «aldilà»
L'intelligenza artificiale che va «aldilà»
di Aldo Grasso | 4 aprile 2026I tuoi preferiti
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L’immortalità digitale. Per dieci dollari al mese posso parlare con i defunti: non si tratta di tentare di comunicare con lo spirito del morto, ma di interagire con una simulazione AI, un clone che ne imita la personalità, la voce, dopo aver saccheggiato tutto quanto il «caro estinto» ha lasciato in rete. È un settore in forte sviluppo e ha anche un nome, «digital afterlife industry».
Il desiderio di comunicare con i defunti è un sogno antico quanto l’umanità stessa, radicato nel bisogno psicologico di mantenere un legame con chi non c’è più o di ottenere risposte dall’aldilà. Questa pratica, spesso definita necromanzia o spiritismo, ha attraversato secoli di storia, mitologia e spiritualità. E di letteratura: basti pensare a un capolavoro come la «Divina Commedia»: dialogare con i morti significa recuperare una sapienza che la vita presente ha smarrito.
Queste nuove evocazioni digitali, invece, possono causare profondo disagio psicologico e impedire l’elaborazione del lutto. Che non avverrà mai perché ogni giorno il defunto vive una nuova vita alimentata da processi di rigenerazione autonoma e, ovviamente, di rigenerazione dell’abbonamento.
Se i libri permettono di far parlare i classici — i morti tornano in vita per guidare i vivi — gli ologrammi trascinano fatalmente i vivi in una morte spirituale.
4 aprile 2026
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