Claudio Bisio è «Uno sbirro in Appennino», la fiction di Renato De Maria su Rai 1: «Una figura atipica di poliziotto in chiave pop»
Dal 9 aprile per quattro episodi doppi. Le riprese tra Bologna, Castiglione dei Pepoli, Castel di Casio, Lago di Suviana, Lago del Brasimone e Borgo La Scola
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Claudio Bisio è «Uno sbirro in Appennino», la fiction di Renato De Maria su Rai 1: «Una figura atipica di poliziotto in chiave pop»
di Maria Vittoria MelchioniDal 9 aprile per quattro episodi doppi. Le riprese tra Bologna, Castiglione dei Pepoli, Castel di Casio, Lago di Suviana, Lago del Brasimone e Borgo La Scola
C’è un momento preciso in cui capisci che “Uno sbirro in Appennino” non è la solita fiction poliziesca: quando Claudio Bisio, più che inseguire criminali, sembra inseguire sé stesso. Dal 9 aprile su Rai 1 (con anteprima su RaiPlay dal 7) per quattro episodi doppi, l’attore interpreta il commissario Vasco Benassi che abbandona la città e viene “spedito” tra i monti. Da miglior “sbirro” di Bologna a uomo costretto a fare i conti con il passato, in un paesino immaginario — Muntagò — che è poi l’anima di tutto l’Appennino.
«Poliziotto sì, ma alla nostra maniera»
E già qui si ride (amaro): perché non è un trasferimento, è una resa dei conti. La serie, diretta da Renato De Maria, gioca su più registri: indagine, famiglia, nostalgia e pure un filo di commedia. Un mix che funziona perché Bisio non fa il duro: fa il vero. Il suo Benassi è impulsivo, testardo, un po’ burbero — ma soprattutto umano. Uno che sbaglia, e proprio per questo viene mandato “a casa”. Dove però casa non è mai davvero un posto semplice. «Ho cercato di sfruttare e possibilmente ampliare le doti di attore empatico, sincero, emotivo, imprevedibile e un po’ folle tipiche di Claudio – spiega De Maria - ho usato il carisma e la sapienza recitativa costruita in anni di cinema, tv e palcoscenico per ridefinire in chiave pop una figura atipica di poliziotto. Poliziotto sì, ma alla nostra maniera».
L'Appennino tra i protagonisti
La sceneggiatura di Bonifacci offre una scrittura a strati che include diversi generi: il poliziesco, il comico, la storia d’amore, la saga familiare. «Quello che mi ha sorpreso di più e mi ha affascinato è l’amore e la conoscenza profonda per una terra cinematograficamente sconosciuta: l’Appennino», continua il regista descrivendo il territorio come ricco di storia e miracolosamente intatto. «In Appennino esiste una spettacolare e incredibile bellezza intatta, dove lo sguardo può correre verso l’infinito incontrando solo boschi, laghi, fiumi e creste che lambiscono il cielo. Piccoli paesini punteggiano le valli senza mai disturbare lo sguardo, tutto è immerso in un’armonia naturale e spettacolare. La mia regia ha cercato di rispettare i miei due protagonisti allo stesso modo: lo sbirro e l’Appennino», conclude.
I luoghi del set
Le riprese sono state fatte tra alcuni dei luoghi più suggestivi dell’Appennino bolognese. Oltre alle scene a Bologna città, il set si è diviso tra Castiglione dei Pepoli, Castel di Casio, Lago di Suviana, Lago del Brasimone e Borgo La Scola. Non è una cartolina patinata: è un Appennino vero, fatto di silenzi, boschi, laghi e paesi dove il tempo sembra rallentare. E dove ogni segreto pesa di più. Accanto a Bisio/Benassi, una squadra che funziona perché è imperfetta. C’è la giovane Amaranta, interpretata da Chiara Celotto, poliziotta determinata con la stessa “tigna” del commissario. C’è il fidato Fosco, a cui dà volto Michele Savoia, agente leale e silenzioso. E poi la cugina Gaetana, interpretata da Elisa Di Eusanio, che prova a riportarlo con i piedi per terra (e in famiglia). A complicare tutto, Nicole Poli — la sindaca ed ex amore — interpretata da Valentina Lodovini: una donna forte, ma segnata quanto lui. E intorno, una comunità che osserva, commenta, giudica. Ma alla fine resta.
Soprattutto resta quel rapporto con Amaranta che non si capisce bene cos’è: figlia, allieva, riflesso. Forse tutte e tre. È una fiction che non fa finta di essere altro: è pop, ma con un’anima. Perché Bisio smette di far ridere (un po’) e inizia a colpire. E perché, finalmente, l’Appennino smette di essere sfondo e diventa protagonista. E sì, alla fine viene voglia di andarci davvero. Magari senza delitti. O almeno, si spera.
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4 aprile 2026
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