Messner e il suo Sudtirol: «Non piantai la bandiera sull'Everest e dissero che sputavo nel piatto dove mangiavo ma amo la mia terra»
Nel suo ultimo libro, Reinhold Messner racconta senza filtri l’Alto Adige, tra bellezza e contraddizioni: «Grato di essere cresciuto qui»
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Messner e il suo Sudtirol: «Non piantai la bandiera sull'Everest e dissero che sputavo nel piatto dove mangiavo ma amo la mia terra»
di Francesca VisentinNel suo ultimo libro, Reinhold Messner racconta senza filtri l’Alto Adige, tra bellezza e contraddizioni: «Grato di essere cresciuto qui»
«Come tutti i sudtirolesi, anch’io amo la mia Heimat. Non perché sia mio dovere. Ma innanzitutto perché è così unica nel suo genere. Quando torno dai miei viaggi in Tibet, in Antartide o in Patagonia, lo sento in modo particolare. Perché da lontano la propria Heimat appare sempre più bella. Dipende quindi esclusivamente da me, se al ritorno le mie aspettative vengono spesso disattese. Forse è stata proprio questa nostalgia a farmi diventare un sudtirolese critico». Parole di Reinhold Messner, che nel nuovo libro Il mio Sudtirolo (Raetia editore, 176 pagine, 18 euro) racconta senza filtri l’Alto Adige, tra bellezza e contraddizioni.
«Grato di essere cresciuto in questa terra»
Una narrazione piena di amore, ma anche critica verso la sua terra, in cui il concetto di Heimat significa un profondo sentimento di appartenenza.
Messner indaga le peculiarità della regione: tra Italia e Austria, Dolomiti e Ortles, Brennero e Salorno, tra spaghetti e canederli allo speck, centri storici suggestivi e esperienze outdoor illimitate. Parla delle meraviglie geologiche del territorio, indaga il mito di Ötzi l’uomo venuto dal ghiaccio, narra la storia identitaria e complessa del Sudtirolo, spiegando come funziona la convivenza dei tre gruppi linguistici, tedesco, italiano e ladino. E come si conciliano tradizione e progresso, autonomia politica e responsabilità individuale. Nel libro c’è anche una riflessione critica sulle sfide attuali: il sovraffollamento turistico, l’evoluzione dell’autonomia, la tutela della natura e dell’ambiente. «Sono grato di essere cresciuto in questa piccola terra lungo l’Adige e tra le montagne e sono pronto ad assumermi la responsabilità del suo futuro - sottolinea Messner - . Come sudtirolese non ho un’identità nazionale. Me ne basta una locale. Quindi non sono né italiano né austriaco né tedesco. Sono sudtirolese e in quanto tale cittadino italiano, anche europeo e un po’ cittadino del mondo».
«Mi diedero dell'egocentrico»
Arrampicatore su roccia e alpinista d’alta quota, Messner ha superato ogni confine, ha completato il giro di tutte le vette della terra oltre gli ottomila metri. E ha creato sulle montagne del Sudtirolo una struttura museale unica: il Messner Mountain Museum. «Ho girato parecchio per questo pianeta... deserti di sabbia e di ghiaccio, tra le grandi montagne e sugli altopiani disabitati... - racconta Messner - . Anche nella mia terra non ho avuto vita facile. Perché da moderno nomade quale sono, mi hanno subito bollato come giramondo senza patria, persino come egocentrico, anche come uno che sputa nel piatto in cui mangia, perché mi ero scordato di piantare la nostra bandiera sulla cima dell’Everest. Come se il diritto all’autodeterminazione, che noi sudtirolesi rivendichiamo di continuo, valesse solo per la collettività, non per il singolo. Ma nonostante tutto sono rimasto sudtirolese. E tornerò sempre in questa terra tra l’Ortles e le Dolomiti, tra il Brennero e Salorno. Ho intenzione di restare».
Politica e giovani
Appartenenza, amore, radici, ma anche lucida critica alla contemporaneità di una terra dalle mille sfaccettature. «Con il mio museo della montagna ho avuto finalmente l’opportunità di esprimermi anche qui, di mettere a frutto le mie esperienze - scrive Messner - ... non conosco, in Europa centrale, un angolo di terra più vivibile di questo. Tra vigneti e firn, tra paesi e masi, sono questo paesaggio, questa luce, questo tipo di gente a far parte di me». L’impegno a favore del patrimonio è irto di ostacoli. E secondo la visione di Messner la politica non aiuta. «Mi sembra di doverlo strappare dalle grinfie dei falsificatori della storia e degli yes men. In Sudtirolo abbiamo bisogno di più spazio per i dubbiosi e i visionari. E con urgenza di più margine di manovra nel dibattito politico. Dove finisce il gioco dei partiti, c’è il deserto». E le giovani generazioni non sembrano abbastanza consapevoli. «L’identità della generazione più giovane è meno fondata sui compiti che ci attendono e sulla rielaborazione comune del passato, ha qualcosa di provinciale, di profondamente egocentrico. Il motto è Mir sein mir: tutto questo ci appartiene, anche se non vogliamo fare niente per meritarcelo».
L’orizzonte che traccia Messner è chiaro: «Sono a favore di un Sudtirolo inteso come somma delle culture, crogiolo di idee e ponte tra Nord e Sud, tra giovani e vecchi, tra Ue e stato nazionale... non provengo né da sinistra né da destra, provengo dalla montagna e la mia visione d’insieme si basa sull’esperienza».
La sfida? «Il Sudtirolo come campo di sperimentazione, spazio multiculturale, ponte tra grandi nazioni linguistiche e culturali».
4 aprile 2026 ( modifica il 4 aprile 2026 | 10:39)
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