Il «correttore» del governo Orbán
L'avvocato e professore di storia Peter Heindl «ritocca» o «corregge» i manifesti con cui il governo ungherese di Orbán fa propaganda
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Il «correttore» del governo Orbán
Paolo Lepri | 3 aprile 2026L'avvocato e professore di storia Peter Heindl «ritocca» o «corregge» i manifesti con cui il governo ungherese di Orbán fa propaganda
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La chiama «resistenza politica», perché «chi ama la libertà ha il dovere di agire». Armato di scala e pennelli, l’avvocato e professore di storia Peter Heindl «ritocca» o «corregge» i manifesti con cui il governo ungherese fa propaganda, come fosse un partito, in vista del voto del 12 aprile. La sua lunga battaglia, che gli è costata molti procedimenti giudiziari, si sta intensificando in questa campagna elettorale dominata dalla sfida tra Viktor Orbán, l’inventore della «democrazia illiberale» da sedici anni primo ministro, e il leader dell’opposizione Péter Magyar. Tutto il mondo guarda in direzione di Budapest.
«Non sono io a violare la legge, ma chi usa il denaro dei cittadini senza rimanere neutrale», dice Heindl, secondo cui è inammissibile che il Centro di informazioni del governo possa utilizzare slogan uguali a quelli di Fidesz, il partito di estrema destra guidato da Orbán. C’è da dire a questo proposito, come ricorda un reportage di Radio Free Europe / Radio Liberty, che già nelle elezioni del 2022 gli osservatori dell’Ufficio per le Istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) dell’OSCE, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, misero in rilievo «una sovrapposizione pervasiva tra i messaggi elettorali della coalizione al potere e le campagne informative del governo stesso, il che avvantaggia la coalizione e offusca il confine tra Stato e partito».
Da allora, nessuna correzione di rotta. Al contrario, l’involuzione autoritaria dell’Ungheria è sempre più evidente. Orbán ha aumentato la pressione contro la stampa indipendente e largamente limitato l’autonomia del sistema universitario. Intanto il sessantaduenne «disobbediente» continua ad attaccare fogli di carta con la scritta «questa non è democrazia» sui manifesti governativi. La posta in gioco è molto alta, anche per il futuro dell’Ue e il sostegno all’Ucraina. Il recente scandalo del ministro degli Esteri Péter Szijjártó, che faceva da «talpa» per il Cremlino e si metteva «a disposizione» dei russi, ne è stata un’ennesima dimostrazione. Ma lasciamo la parola, anzi la vernice, a Heindl. Allo slogan «Proteggete i nostri figli!» di un cartellone ha aggiunto con la vernice nera «da Putin». Sintetico ma efficace.
3 aprile 2026
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