Nomadismo e arte, tra le vette a 2.500 metri: cultura, paesaggio e socialità
Corriere della Sera - Cultura

Nomadismo e arte, tra le vette a 2.500 metri: cultura, paesaggio e socialità

Venerdì 3 aprile 2026
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Studio e vita, al via in giugno: «Nomadic School di Office for a Human Theatre»

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Nomadismo e arte, tra le vette a 2.500 metri: cultura, paesaggio e socialità

di Martina Dei Cas

Studio e vita, al via in giugno: «Nomadic School di Office for a Human Theatre»

Nomadic School di Office for a Human Theatre: architettura, antropologia, design, arti performative, musica nel paesaggio alpino

Arte diffusa tra le vette del Trentino-Alto Adige. Architettura, antropologia, design, arti performative, musica e pure speleologia nel paesaggio alpino, con la Nomadic School di Office for a Human Theatre. Un progetto pedagogico curato dal regista Filippo Andreatta di Rovereto per favorire un ambiente di scambio artistico libero e attivo. Nata nel 2020 intorno alla roulotte di Little Fun Palace, pensata in omaggio al Fun Palace dell’architetto Cedric Price e della regista Joan Littlewood, per favorire un ambiente di scambio artistico libero e attivo, la Nomadic School di Office for a Human Theatre mette insieme paesaggio, socialità e cultura.

«Nomadismo come approccio geografico e artistico»

«Il nomadismo – spiega Filippo Andreatta – è diventato un approccio geografico, artistico e metodologico per riflettere su cosa emerge quando le arti performative vengono portate fuori dagli spazi istituzionali e si contaminano con gli ambienti circostanti». Da qui, l’evoluzione nella Scuola nomadica, esperienza itinerante che nel giugno di ogni anno, riunisce sulle vette del Trentino Alto-Adige una comunità di persone che, per due settimane, condividono il tempo dello studio e della vita. Combinando individualità e momenti collettivi, il progetto crea spazi liberi di sperimentazione in cui fare interagire esperienze e conoscenze diverse in relazione al paesaggio attraverso workshop, laboratori, dialoghi, tempo di riposo e di festa.

«Formatrici e formatori»

Con l’intersezione tra discipline, le pratiche artistiche si collegano con le questioni climatiche e sociali.
«Le attività si svolgono perlopiù all’aria aperta e l’essere soggetti al meteo evidenzia la condizione di fragilità umana, molto più di quando si ascolta una conferenza». L’iniziativa si svolge in collaborazione con il Muse Museo delle Scienze di Trento, ricercatori e ricercatrici si occupano della formazione. Quest’anno la Scuola, giunta alla settima edizione, si svolgerà a un’altezza ancora mai toccata, 2.450 metri sul livello del mare, nel periodo dal 15 al 26 giugno. «Saremo al rifugio Sat Carè Alto, gruppo dell’Adamello. Per raggiungerlo ci vogliono circa tre ore e mezzo di cammino. Una scarpinata che per chi partecipa è già un primo assaggio del percorso».
Formatrici e formatori che si occupano della mentorship sono Beatrix Rinke, scrittrice, Vittoria de Franchis, curatrice e ricercatrice vocale, Prathima Muniyappa, artista ricercatrice transdisciplinare, Carolina Cappelli, film-maker e performer, Gianni Mittemperger, rifugista e presidente di sezione della Sat, Lara Casagrande, speleologa al Muse, Giacomo Lorandi, cuoco, fermentatore e ricercatore gastronomico, Elena Francalanci, artista e coreografa e Aditi Kapoor, curatrice.

Partecipanti da tutto il mondo

L’esperienza, chi partecipa arriva da tutto il mondo, si svolge in lingua inglese, è interamente gratuita a esclusione del viaggio di andata e ritorno dal Trentino-Alto Adige. Ci si può candidare fino al 2 maggio. Ciò che conta non è la disciplina di riferimento, quanto piuttosto l’interesse a indagare i temi dello spazio e del paesaggio.
I posti sono solo dieci ma, grazie al digitale, l’esperienza potrà essere accompagnata anche da chi non riesce a partecipare fisicamente.
Da qualche giorno, con il contributo di Fondazione Caritro e al partenariato con Muse Museo della Scienza e Tsm-Step Scuola per il governo del territorio e del paesaggio, è attivo il sito anomadicschool.org, sviluppato con Studio Folder. Al suo interno, le foto delle diverse edizioni della scuola scattate da Giacomo Bianco, frammenti di diari, approfondimenti scientifici e artistici. «I testi – dice Veronica Franchi, che ha curato l’archivio – sono scritti al tempo presente, perché davvero scorrendo le tracce raccolte sembra di rivivere gli eventi della Scuola nomadica ancora una volta». Quanto alla navigazione, la filosofia è la stessa, orizzontale e non gerarchica, che accompagna l’intero progetto. «Si può adottare un approccio cronologico oppure scoprire il sito grazie alle mappe o ancora addentrandosi nell’archivio fotografico, a seconda della curiosità e della sensibilità di ciascuno».

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