Philip Roth incontra Philip Roth: «la Lettura» (oggi già nell'App) ritrova il suo romanzo
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Philip Roth incontra Philip Roth: «la Lettura» (oggi già nell'App) ritrova il suo romanzo

Venerdì 3 aprile 2026
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Nel nuovo numero, sabato 4 aprile in anteprima digitale e domenica 5 in edicola, l'edizione Adelphi di «Operazione Shylock» con un inedito (in Italia) dello scrittore e un testo di Emmanuel Carrère

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Philip Roth incontra Philip Roth: «la Lettura» (oggi già nell'App) ritrova il suo romanzo

di Ida Bozzi

Nel nuovo numero, sabato 4 aprile in anteprima digitale e domenica 5 in edicola, l'edizione Adelphi di «Operazione Shylock» con un inedito (in Italia) dello scrittore e un testo di Emmanuel Carrère

Philip Roth, 1933-2028 (foto di Bob Peterson/The Life Images Collection/ Getty
Images)

Un romanzo provocatorio, perfino più attuale oggi di quanto non fosse nell’anno in cui fu pubblicato, il 1993. Torna in libreria da mercoledì 8 aprile uno dei capolavori di Philip Roth (1933-2018), Operazione Shylock. Ma è quasi un libro tutto nuovo, come sono nuove l’edizione di Adelphi, la traduzione di Ottavio Fatica e la prefazione di Emmanuel Carrère: il mondo è cambiato dopo il 7 ottobre, dopo Gaza e dopo l’attacco all’Iran, e un romanzo così complesso, drammatico e ironico al modo di Roth, oggi è, se possibile, perfino più perturbante e scabroso di quanto già non fosse allora, quando uscì per Einaudi nella traduzione di Vincenzo Mantovani.

A questo caso letterario è dedicato il focus di apertura de «la Lettura» #749, sabato 4 aprile in anteprima nell'App e domenica 5 in edicola: uno speciale in cui si può leggere in anteprima la prefazione di Carrère, un articolo dello stesso Roth inedito in Italia, l’intervista di Cristina Taglietti al nuovo traduttore Fatica, e la recensione di Emanuele Trevi al volume. 

Carrère riflette sull’eccezionalità del romanzo, in una prefazione pure scritta in circostanze eccezionali, durante il recente soggiorno dello scrittore francese a Gerusalemme, per un reportage nel cuore del conflitto. Proprio di questo si occupa il romanzo di Roth, del conflitto israelo-palestinese e dell’identità di Israele, argomenti intorno ai quali oggi «ogni parola è minata», constata lo stesso Carrère. La storia è infatti ambientata fra Gerusalemme e Ramallah nel 1988, all’epoca della prima Intifada, e narra di un Philip Roth «reale» che scopre di avere un sosia, un «doppio», il quale non solo afferma di chiamarsi Philip Roth, ma sotto quel falso nome propala una dottrina assurda, il «diasporismo», opposto e speculare al sionismo, che caldeggia il reinserimento degli israeliani ashkenaziti nelle originarie comunità europee, per sottrarre gli ebrei all’identificazione con la politica dello Stato di Israele.

Si tratta, osserva Carrère, di temi difficili già nel 1993, ma oggi più che mai delicati, che solo l’ebreo Roth avrebbe potuto affrontare, grazie alla sua «capacità di interpretare tutti i ruoli»: «Non una sola riga — commenta l’autore francese — da modificare. Salvo che oggi quelle righe nessuno potrebbe scriverle». Un esercizio compiuto in piena consapevolezza: lo dimostra l’articolo che Roth pubblicò nel ’93 per presentare il libro sul «New York Times». Qui non solo lo scrittore dà conto delle circostanze del romanzo e dell’incontro con quel suo doppio così scandaloso e malizioso, ma mostra di sapere bene d’aver toccato un nodo arduo, e commenta arguto che «la malizia può essere una liberazione da tutte le norme».

Necessaria, in un mondo così trasformato, una nuova traduzione capace di restituire il «triplo salto mortale» del romanzo, come spiega il nuovo traduttore Ottavio Fatica: la scelta è stata quella di ripristinare il gioco di specchi con cui il libro si cimenta, tra ricchezza ritmica e volute iterazioni lessicali, mantenendo l’apparente naturalezza dello stile, in realtà ottenuta da Roth con un lavoro ostinato. «Non ho mai visto il “doppio” usato in questa maniera», confessa Fatica, che sottolinea anche la capacità del romanziere di far coesistere temi drammatici e ironia, ma senza mai mollare la presa, quasi «mordendo alla caviglia» il lettore. Una lezione di scrittura, non solo per l’argomento, spiega Emanuele Trevi nella recensione che completa il focus, ma anche per il modo in cui Roth si cimenta proprio con la tradizione letteraria del «sosia»: il personaggio del «diasporista» affronta il Roth «reale» rinfacciandogli il diverso approccio alla realtà, l’imprevedibile davanti al razionale, il caos davanti alla causalità. Il che è esattamente ciò che incarna il Doppio, in psicoanalisi e in letteratura.

Molti altri i temi nel nuovo numero: nelle Maschere, si ricorda Giorgio Manganelli (1922-1990), altro autore in equilibrio tra tragedia e ironia, e la sua opera teatrale e radiofonica, quasi interamente raccolta nel volume Tutto il teatro (Cue Press), di cui scrive Andrea Cortellessa; e nell’App, sabato 4, Aldo Grasso dedica il Tema del Giorno alla storia del radiodramma, quasi un antenato del moderno podcast.

3 aprile 2026 ( modifica il 3 aprile 2026 | 19:57)

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