Le orecchiette diventano gioielli: ecco le creazioni di Eks, che trasforma in ciondoli il simbolo della Puglia
Le sorelle baresi Esmeralda, Ketty e Stefania con il loro negozio Eks creano monili dalle orecchiette fatte a mano, grazie a un lungo processo di lavorazione che rende questa pasta fresca resistente ad acqua e urti
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Le orecchiette diventano gioielli: ecco le creazioni di Eks, che trasforma in ciondoli il simbolo della Puglia
di Rosarianna RomanoLe sorelle baresi Esmeralda, Ketty e Stefania con il loro negozio Eks creano monili dalle orecchiette fatte a mano, grazie a un lungo processo di lavorazione che rende questa pasta fresca resistente ad acqua e urti
Una delle creazioni di Eks delle sorelle baresi Ketty, Esmeralda e Stefania
Le orecchiette diventano gioielli. È uno dei modi più antichi per creare collane, bracciali e orecchini: la pasta che sostituisce (o affianca) perle o pietre preziose. A Bari, però, questa intuizione antica si è trasformata in un’idea tutta contemporanea, capace di tenere insieme artigianato, identità locale e design. A firmarla sono tre sorelle baresi, Ketty, Esmeralda e Stefania, che nel loro negozio, Eks, hanno cominciato a trasformare in ciondoli il simbolo della Puglia.
Il nome del brand, del resto, racconta già molto: Eks nasce dalle iniziali dei loro nomi e da un lavoro condiviso che dura da anni. Prima il laboratorio, dove realizzavano creazioni per altre gioiellerie, poi il passo successivo: aprire un negozio in proprio, in corso Benedetto Croce, e vendere direttamente gli oggetti fatti a mano. «Noi siamo tre sorelle e lavoriamo tutte e tre insieme — racconta Stefania -. Abbiamo iniziato in un piccolo laboratorio, poi abbiamo pensato di venderle le nostre creazioni in prima persona».
L’idea di utilizzare la pasta è arrivata dopo, quasi per caso. «Avevo in mano un’orecchietta — spiega —. La forma della campanella mi ha fatto pensare che potesse diventare qualcos’altro». Da quella intuizione è iniziata una ricerca lunga, fatta di prove e sperimentazioni, per trasformare un oggetto fragile e quotidiano in qualcosa di resistente e prezioso.
Ma questa idea ha un’origine lontana nel tempo. Stefania, infatti, la inserisce in una tradizione antichissima: «Noi bambine giocavamo con la pasta creando gioielli. Poi tutto questo si è perso - dice -. Ho pensato che probabilmente anche un oggetto così semplice come le orecchiette potesse diventare qualcosa di più».
Per riuscirci, però, serviva una tecnica. Le orecchiette fresche, fatte a mano e artigianali, non possono essere trattate come un materiale qualsiasi. Si rompono, temono l’umidità, cambiano a seconda del tempo e della temperatura. Così le tre sorelle hanno studiato una lavorazione che le rendesse resistenti, leggere e anche esteticamente raffinate. «Ho trovato un metodo per farle diventare resistenti all’acqua e agli urti – precisa -. Utilizziamo diversi stadi di smaltatura a freddo e l’uso di pigmenti che riproducono i colori dell’oro e dell’argento».
Ogni pezzo richiede pazienza: «Nella migliore delle ipotesi vanno via almeno 36 ore – spiega -. Non si può accelerare il processo con il forno, perché l’asciugatura deve avvenire all’aria. Ed è proprio questa lentezza, insieme alla materia di partenza, a rendere ogni gioiello diverso dall’altro. Le orecchiette, essendo fresche e lavorate a mano, non sono mai identiche. Anche all’interno dello stesso orecchino si vede la particolarità della diversità dell’oggetto».
Così, se altrove cominciano ad affacciarsi riproduzioni in serie, ottenute con stampi che replicano sempre la stessa forma, da Eks ogni pezzo conserva una piccola irregolarità, una differenza, un segno del lavoro manuale. E anche per questo, osserva Stefania, «diventa un valore aggiunto». Senza dimenticare un altro aspetto: «È anche un gioiello ecologico, a chilometro zero», precisa.
La risposta del pubblico è arrivata subito: «Non solo acquisti personali: quei piccoli gioielli sono diventati anche bomboniere per matrimoni o altre cerimonie – continua -, proprio perché racchiudono un segno fortissimo dell’identità barese».
Ma l'obiettivo è andare oltre la tradizione pugliese: «Mi piacerebbe continuare a lavorare con la pasta — conclude —, per creare un viaggio itinerante, che rappresenti tutta l’Italia».
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