Alessio Boni: «Il risultato del referendum dà speranza, i giovani sono la nostra unica possibilità»
L'attore bergamasco è al cinema con «Don Chisciotte», personaggio di cui ha vestito i panni anche a teatro con 215 repliche: «È un Cristo laico, la sua parabola è una metafora più che mai attuale in questo momento»
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Alessio Boni: «Il risultato del referendum dà speranza, i giovani sono la nostra unica possibilità»
di Massimo LaganàL'attore bergamasco è al cinema con «Don Chisciotte», personaggio di cui ha vestito i panni anche a teatro con 215 repliche: «È un Cristo laico, la sua parabola è una metafora più che mai attuale in questo momento»
Alessio Boni nei panni di Don Chisciotte
Chi è Don Chisciotte? La domanda sembra oziosa. Invece è manifestamente fondata. Perché una rosa è una rosa. Ma i miti letterari sono interpretati in infinite declinazioni. Il regista Fabio Segatori, 64 anni, etrusco viterbese, ha risposto al succitato quesito con un suggestivo film indipendente, che ha realizzato in cinque anni, il suo Don Chisciotte, prodotto e sceneggiato con la moglie, Paola Columba. L’eroe eponimo è interpretato dal bergamasco Alessio Boni, che l’ha presentato in anteprima al Capitol mercoledì (8 aprile). L’indimenticabile protagonista de «La meglio gioventù» ci ha messo faccia e corpo, nel senso letterale del termine, in un’opera materica, girata in Calabria e Lucania. L’attore ha le idee chiarissime sul proprio ruolo: «Don Chisciotte è un Cristo laico. La sua parabola è una metafora più che mai attuale in questo momento», spiega accorato.
È un eroe che affronta battaglie necessarie.
«Lotta per un mondo migliore. Combatte i mulini a vento, che simboleggiano l’insolenza del potere. Ha un candore fanciullesco, vede il mondo con occhi innocenti. A volte può suonare perfino retorico. Tuttavia, il messaggio di Don Chisciotte è potentissimo. Rivoluzionario. Il personaggio di Cervantes ci ha insegnato che non dobbiamo accettare la realtà confezionata dal sistema».
Lei parla come Don Chisciotte, ormai.
«Ho sostenuto 215 repliche a teatro, con uno spettacolo tratto dalle 1.300 pagine del libro. Che è il terzo più venduto di sempre, dopo la Bibbia e il Corano. Si vede che l’ho interiorizzato».
E c’è un supplemento di afflato a conduzione familiare.
«Il percorso professionale con Cervantes ha accompagnato la nascita delle tre creature che ho avuto con la mia compagna, Nina Verdelli. Ero in tournée, quando i cuoricini embrionali di Lorenzo e Riccardo hanno iniziato a battere. Francesco, addirittura, è stato concepito sul mare di Trebisacce, nell’alto Jonio cosentino. Nella stessa spiaggia dove abbiamo girato l’ultima scena del film, nel 2024. I miei figli sono tre donchisciottini. Lorenzo, che ha sette anni, ha visto il film con me e la mamma al festival di Bari. E ha pianto senza soluzione di conforto per la morte del “Cavaliere dalla trista figura”, che rinuncia a vivere una vita senza sogni. Hai voglia a spiegargli che ero seduto al suo fianco, vivo e vegeto. Ha risposto: ma Don Chisciotte è morto».
I giovani salveranno il mondo?
«Sono la nostra unica possibilità. Lo scenario italiano e mondiale è cupo. Il risultato del referendum induce alla speranza. Grazie al voto dei giovani, per l’appunto».
Torniamo al film. Ci parla dei rapporti con il cast?
«Splendidi. Fabio è stato bravissimo a non farsi imporre un nome di cassetta per Sancho Panza, lo scudiero di Don Chisciotte: è interpretato da Fiorenzo Mattu, un meraviglioso pastore sardo prestato al cinema. C’era una chimica perfetta, i nostri due personaggi si incastrano in un binomio inscindibile. E poi ci sono formidabili interpreti quali Angela Molina, Galatea Ranzi, Marcello Fonte, e tutti gli altri, bravissimi. Il regista ha saputo creare una squadra eccellente».
Il quattro luglio lei compirà 60 anni.
«La fermo subito. Non ho stilato bilanci. Non nego si tratti di un traguardo significativo. Ho un’età in cui si raggiunge la pace interiore. Mi sento come se avessi scalato una montagna e adesso cominciassi la discesa. Certo, bisogna stare attenti a non cadere, però non ho più gli affanni dell’arrampicata. Mi gusto ogni momento. Mi godo, in particolare, la paternità, che ha cambiato la mia esistenza. In meglio, evidentemente».
Quali sono i progetti futuri?
«Sto girando la fiction “Una piccola formalità”, con Pilar Fogliati, per la regia di Davide Marengo. E tornerò al cinema, con un progetto di Dario Argento».
È nato a Sarnico, vive a Milano. Ma ha conservato un legame forte con la terra orobica.
«Torno spesso a Bergamo. Sono impegnato con il Cesvi. Sono felice di aver presentato il film in una città all’avanguardia, cinematograficamente. C’è pure un festival importante. Spero che l’anno prossimo mi invitino».
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3 aprile 2026
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