«Legge sullo stupro servono dialogo e chiarezza
Il confronto tra le parti che dovrà sciogliere il nodo politico deve partire avendo un orizzonte di riferimento comune. E questo non può che essere la Convenzione del Consiglio d’Europa
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«Legge sullo stupro servono dialogo e chiarezza
Elisa Messina | 2 aprile 2026Il confronto tra le parti che dovrà sciogliere il nodo politico deve partire avendo un orizzonte di riferimento comune. E questo non può che essere la Convenzione del Consiglio d’Europa
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«Abbiamo deciso di fare un comitato ristretto per cercare di trovare una sintesi tra le parti e per cercare di arricchire il testo. Quindi auspico che ci sia un accordo su testi di così grande importanza». Con queste parole la senatrice Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia del Senato, ha annunciato la creazione di un gruppo di lavoro per arrivare finalmente a un testo definitivo che riscriva l’articolo 609-bis del Codice Penale sul reato di violenza sessuale. Ovvero quel ddl stupri che avrebbe potuto essere già legge da mesi se fosse passato anche al Senato il testo passato all’unanimità alla Camera dopo la stretta di mano storica tra la premier Meloni e la segretaria dem Schlein. Testo che metteva al centro il concetto di «consenso libero e attuale» adeguandoci alla Convenzione del Consiglio d’Europa. Ma così non è stato. Dopo le proteste di alcuni senatori della maggioranza la bozza di testo è stata riscritta e il concetto di consenso è stato sostituito con quello di «volontà contraria» all’atto sessuale. Il tutto all’interno di una formulazione che non è stata criticata solo dalle forze di opposizione ma anche dal mondo dell’associazionismo femminile, dai centri antiviolenza e da molti giuristi e magistrati che ne hanno evidenziato criticità tecniche
Ora le parole della senatrice Bongiorno non possono che essere accolte con favore: mostrano disposizione al dialogo e la volontà di trovare una quadra per una legge giusta su un tema che non dovrebbe essere divisivo: è uno degli indicatori che definiscono civile un Paese.
Però il dialogo tra le parti che dovrà sciogliere il nodo politico deve partire avendo un orizzonte di riferimento comune. E questo non può che essere la Convenzione del Consiglio d’Europa, detta anche di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013, in cui si fissano i principi per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. Senza questa visione condivisa il dialogo è destinato a fallire di nuovo.
2 aprile 2026
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