Rovereto, linguaggi e visioni fotografiche al festival «Educa immagine»
Il festival dal 10 al 12 aprile. Dai maestri della fotografia, al digitale: memoria collettiva e contemporaneità
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Rovereto, linguaggi e visioni fotografiche al festival «Educa immagine»
di Sara SantoliniIl festival dal 10 al 12 aprile. Dai maestri della fotografia, al digitale: memoria collettiva e contemporaneità
C'è un filo rosso che attraversa il programma del festival Educa Immagine a Rovereto (dal 10 al 12 aprile) e lega tra loro appuntamenti diversi per linguaggi e pubblico: è la fotografia. In questo caso intesa non solo come pratica artistica, ma come strumento di lettura della realtà. Il percorso del festival si sviluppa tra cinema, incontri e riflessioni contemporanee, capace di tenere insieme memoria e innovazione, di mettere in dialogo epoche e linguaggi. Dai grandi maestri della fotografia, alla riflessione sul digitale, passando per la memoria collettiva delle foto di classe, emerge una consapevolezza: le immagini non si limitano a rappresentare il mondo, ma contribuiscono a costruirlo. Il cuore di questo itinerario è rappresentato da una rassegna di tre documentari dedicati ad altrettante figure centrali della cultura visiva. Si parte venerdì 10 aprile alle 18.45 nella sala conferenze del Mart con il film I am Martin Parr sul fotografo Martin Parr, che ha segnato l’immaginario degli ultimi decenni: le sue immagini, costruite su colori saturi e dettagli apparentemente marginali, raccontano il consumo, il turismo di massa, le abitudini quotidiane. Il suo sguardo non giudica apertamente, ma mette nella condizione di interrogarsi, sospeso tra ironia e disagio. Il secondo appuntamento è sabato 11 aprile alle 18 con il documentario Oltre il Confine: le Immagini di Mimmo e Francesco Jodice, documentario di Matteo Parisini dedicato a Mimmo Jodice, uno dei maestri della fotografia italiana contemporanea e a suo figlio Francesco Jodice. In questa proiezione la fotografia diventa spazio di relazione e confronto tra generazioni: un dialogo tra linguaggi, esperienze e visioni diverse. Domenica 12 aprile alle ore 16 il documentario Exposing Muybridge, dedicato a Eadweard Muybridge, le sue sequenze sul movimento, cavalli al galoppo, corpi in azione, hanno rivoluzionato nella seconda metà dell’Ottocento il modo di rappresentare il tempo, aprendo la strada al cinema: non solo esperimenti tecnici, ma la ricerca di una nuova forma di conoscenza visiva.
La fotografia nella dimensione sociale
Accanto a questo percorso cinematografico, al festival momenti di approfondimento che riportano la fotografia nella dimensione sociale. Sabato 11 aprile alle 15 al Mart, l’incontro «Ritratti di classe» affronta un tema apparentemente semplice ma denso di significati: la fotografia scolastica, che è stata per decenni un rito collettivo, capace di fissare identità individuali e senso di appartenenza. Oggi, nell’epoca della produzione e condivisione continua di immagini, quel gesto sembra scomparso, ma continua a vivere negli archivi e nelle memorie. L’incontro con l’antropologa Valeria Cammarata e la ricercatrice Elisa Giacomin ne mette in luce il valore storico e culturale, mostrando come queste immagini possano dialogare con le forme contemporanee di autorappresentazione. Lo sguardo si sposta sul presente con «L’arte nel tempo del digitale», in programma domenica 12 aprile alle 10, sempre al Mart. Il curatore e museografo Valerio Borgonuovo, il filosofo dei media Marco Senaldi e l’artista e ricercatrice Silvia Dal Dosso affrontano il problema da prospettive diverse ma complementari. Al centro c’è una trasformazione ormai evidente: il digitale non è più un semplice strumento, ma un ambiente in cui l’arte nasce, si sviluppa e viene percepita. Le tecnologie immersive, come la realtà virtuale, permettono di costruire esperienze in cui chi guarda non osserva soltanto, ma diventa parte attiva: può muoversi nello spazio dell’opera, interagire, contribuire a definirne il senso. Il digitale consente di recuperare e ricostruire opere perdute o mai realizzate, aprendo a nuove possibilità di accesso e conoscenza. Non si tratta di sostituire l’originale, ma di affiancarlo a nuove forme di esperienza. Questa trasformazione investe anche la fotografia, da immagine fissa diventa elemento di un sistema più ampio, fatto di circolazione, manipolazione e condivisione. Immagini come parti di flussi continui che ridefiniscono il rapporto tra chi crea chi guarda
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2 aprile 2026
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