Non esiste un campione senza spessore umano
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Caro Aldo,
non andare ai Mondiali per tre edizioni di fila, per un Paese che vive sui fasti del passato, dovrebbe essere una tragedia, invece si continua a parlare di nuovi allenatori ecc. La mia opinione è che bisognerebbe ripartire dal valore che i club danno alla Nazionale, in molti casi si ha l’impressione che della Nazionale non importi nulla. Poi, abbiamo delle sopravvalutazioni economiche e di prestazioni di molti nostri calciatori, mentre facciamo sentire calciatori mediocri, dei fuoriclasse, ma purtroppo io sono convinto che in questa fase storica non abbiamo grandi calciatori ma calciatori normali e dobbiamo mettere in conto che possiamo perdere con la Bosnia, senza farci illusioni di presunta superiorità. Allora vorrei chiederle: che cosa intende quando scrive che nello sport moderno occorre anche cultura o almeno curiosità?
Sergio Guadagnolo
Caro Sergio,
non ho mai conosciuto un campione che non avesse le orecchie e gli occhi aperti sul mondo. Senza arrivare ai livelli di Rafael Nadal e Novak Djokovic, due tra gli uomini più intelligenti che abbia mai conosciuto, Eddy Merckx e Zlatan Ibrahimovic sono uomini curiosi, aperti sul mondo, fluenti in più lingue. I campioni possono commettere errori, magari anche autodistruggersi. Ma ci sono cose che nello sport moderno un campione, o anche solo un buon professionista, deve sapere. Esultare dopo che si è fatto espellere un avversario con una simulazione non è una buona idea. Esultare perché si va a giocare in Bosnia anziché in Galles è un’idea anche peggiore: un minimo di cultura sportiva e di conoscenza del mondo dovrebbe insegnare che i Balcani sono sempre una zona difficile, a maggior ragione se devi affrontare la squadra di una nazione appena nata, oltretutto da una guerra, per cui la possibilità di andare ai Mondiali eliminando un’ex superpotenza calcistica come l’Italia rappresenta la sfida della vita. Questo non significa che gli Azzurri abbiano sottovalutato la gara. All’evidenza, come già agli Europei del 2024, non hanno avuto la forza morale di trasformare la tensione in impegno, corsa, concentrazione. Manca un poco di umiltà. Manca spessore umano. Troppo alti gli ingaggi, troppo facile circondarsi di persone che non ti aiutano a crescere. Né li aiuta trovare addetti ai lavori e giornalisti che li illudono e si illudono alla prima circostanza favorevole: ricordo di aver sentito con le mie orecchie un giornalista anche competente dire che, ai tempi in cui giocava nella Roma, Zaniolo era meglio di Messi (meglio di Messi decisamente no, ma forse di Politano sì).
Nelle generazioni precedenti c’erano calciatori che avevano alle spalle una storia personale, che conoscevano il senso dei sacrifici, che avevano avuto una buona educazione: Mazzola e Rivera, Zoff e Tardelli, Baggio e Del Piero. Sfortunatamente un uomo serio come Rino Gattuso ha avuto troppo poco tempo per trasmettere agli Azzurri quel senso di responsabilità che aveva fatto di lui un calciatore decisivo per il nostro ultimo grande Mondiale, lontano purtroppo vent’anni.
2 aprile 2026
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