Cortinametraggio sulle Dolomiti si rimette in moto la voglia di cinema
Tra i protagonisti della settimana ampezzana Jerry Calà e Paolo Genovese. Il consiglio ai giovani «Non replicare quello che ha già avuto successo»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Cortinametraggio sulle Dolomiti si rimette in moto la voglia di cinema
di Cristiana AlleviTra i protagonisti della settimana ampezzana Jerry Calà e Paolo Genovese. Il consiglio ai giovani «Non replicare quello che ha già avuto successo»
I premiati di Cortinametraggio
«Sono stato parecchio tempo lontano, non per colpa mia. Riavvicinarmi al cinema, ritrovarmi con gli attori di oggi mi ha fatto stare bene e mi ha fatto sentire ancora parte di questo mondo. Mi è anche tornata la voglia di fare del cinema».
Le parole di Jerry Calà restituiscono con immediatezza lo spirito della ventunesima edizione di Cortinametraggio: un festival che, oltre a celebrare, rimette in circolo energie, relazioni e voglia di cinema.
È stato proprio Calà — cabarettista, attore, regista, cantante e sceneggiatore — l’ospite attorno a cui si è aperta la rassegna il 23 marzo, con una serata inaugurale speciale al leggendario VIP Club. Un luogo simbolico, diventato celebre in tutta Italia anche grazie a Vacanze di Natale di Carlo Vanzina, che nel 1983 lo scelse per alcune delle scene più iconiche del film. E Calà, protagonista di quella pellicola, in questi giorni ha fatto parte anche della giuria principale del concorso, insieme — fra gli altri — a Ricky Tognazzi e Simona Izzo, Donatella Finocchiaro, Ricky Memphis e Christian Marazziti.
Presieduto dalla fondatrice Maddalena Mayneri, diretto dai registi Aldo Iuliano e Niccolò Gentili e condotto da Roberto Ciufoli, il festival si è svolto dal 23 al 29 marzo nella cornice ampezzana. Un’edizione tutt’altro che semplice: il cantiere olimpico e l’indisponibilità di alcune location storiche, a partire dal Centro Polifunzionale Alexander Girardi Hall, hanno imposto una riorganizzazione complessa. Eppure, le soluzioni trovate — come l’adattamento della hall dell’Hotel de la Poste, trasformata in uno spazio accogliente e funzionale, e l’utilizzo del palco di Casa Esselunga per le proiezioni serali — hanno permesso al festival di mantenere intatta la propria identità.
Jerry Calà
«È stata una soddisfazione riuscire a far accadere l’evento», racconta Mayneri. «Con tutti i paletti che ho incontrato strada facendo non è stato semplice, ma ce l’abbiamo fatta. Spero di aver fatto capire al Comune di Cortina e alla Regione che questo festival deve esserci, deve continuare, e va sostenuto anche a livello economico».
La selezione
Cortinametraggio ha selezionato sedici registi tra 420 corti arrivati: giovani autori invitati a vivere una settimana immersi in un contesto unico, in una delle località più prestigiose del Paese. È qui che il festival conferma la sua vocazione più profonda: non solo vetrina, ma luogo di incontro e formazione.
«Credo che la cosa più importante di questa edizione sia stata vedere tutti i ragazzi e tutte le giurie molto coesi, molto uniti. Si è creata una sorta di collaborazione totale», continua Mayneri, annunciando le date del 2026, dal 15 al 21 marzo. «Ho la sensazione che questi giovani registi, che sono il futuro del nostro cinema, debbano imparare a dare valore a quello che la vita sta offrendo loro. Una realtà come Cortinametraggio, in cui sei invitato a partecipare a una sorta di scuola di alto livello, completamente spesato, è unica: bisogna farne tesoro. Partecipare un giorno o due non sarebbe la stessa esperienza». E aggiunge: «Quest’anno ho percepito qualcosa di nuovo, un tam-tam diverso: ho ricevuto telefonate da chi mi diceva “il prossimo anno devi invitare questi personaggi…”. Non era mai successo prima».
Un festival che forma e mette alla prova
La settimana ampezzana non è solo una vetrina per nuovi registi, ma uno spazio di relazione e crescita animato da incontri con professionisti della comunicazione, agenti e casting director. Perché il cortometraggio è prima di tutto un banco di prova: realizzarlo è solo l’inizio, poi bisogna sapersi muovere tra produzioni e media. Il confronto tra giovani autori e giurati ha riportato al centro le specificità del corto, un formato che impone rigore e capacità di sintesi. Paolo Genovese, che proprio a Cortinametraggio ha trovato un importante trampolino di lancio, durante la sua masterclass ha offerto indicazioni concrete sul mestiere. La più netta? Non inseguire ciò che esiste già e ha avuto successo. Un principio che si lega anche al tema dell’intelligenza artificiale, che — ha sottolineato — «pesca inevitabilmente nel già fatto». La sfida, oggi più che mai, è quindi quella di distinguersi, evitando l’omologazione e trovando una voce autentica.
Ampio spazio anche ai momenti di pitching, in cui i giovani autori hanno presentato i propri progetti a importanti realtà produttive come Eagle Pictures, Wildside, Demba Group e Groenlandia Group, mettendo alla prova sintesi ed efficacia comunicativa.
Nel panel sul linguaggio cinematografico con Marianna Cappi e Francesca Massaro (WGI) è stato ribadito il ruolo centrale dello sceneggiatore, primo vero mattone nella costruzione di un film — un aspetto spesso poco visibile ai non addetti ai lavori. L’intervento di Davide Giorgi, nell’ambito di Esperienza Paralimpiadi, ha invece aperto una riflessione sul valore sociale dello sport paralimpico, mentre Anna Vitiello di OBE (Osservatorio Branded Entertainment) ha evidenziato come anche i brand si stiano orientando verso contenuti sempre più vicini al linguaggio cinematografico, per intrattenere e trasmettere valori in modo efficace.
Sul fronte istituzionale, presenti la Fondazione Marche Cultura e la Film Commission Regione Campania, che hanno incontrato i registi per condividere strategie di sviluppo e promozione. Presente anche APT Basilicata, che ha ribadito il ruolo del cinema come strumento di valorizzazione territoriale, come dimostra il caso di Imma Tataranni – Sostituto procuratore, girato a Matera.
Paolo Genovese
Nuovi spazi
Le attività ufficiali si sono concentrate a Casa Esselunga, dove i sedici cortometraggi in concorso sono stati proiettati in collegamento con uno spazio aperto al pubblico all’Hotel de la Poste, creando un dialogo continuo tra addetti ai lavori e spettatori.
Lo Chalet Franz Kraler – Club Moritzino ha invece ospitato la conferenza stampa conclusiva. Tra gli interventi, quello di Ricky Tognazzi ha sottolineato una delle caratteristiche più preziose di Cortinametraggio: la capacità di raccontare un “universo eterogeneo” con la libertà di chi non è vincolato alle logiche di mercato. Una libertà che, come osserva Maddalena Mayneri, comporta però anche una difficoltà: rendere visibili queste opere. E aggiunge un desiderio. «È da dicembre che non vediamo un film a Cortina — spiega — perché con le Olimpiadi il teatro non è stato agibile. Credo che anche questo festival abbia bisogno prima di tutto di un cinema: esiste già, ha 300 posti, una volta si chiamava Eden. Esiste ancora, ma è stato dismesso. Spero che per l’edizione 2027 venga reso di nuovo agibile». E a proposito di cinema e teatro, a condurre le serate di premiazione è stato come sempre l’attore e comico Roberto Ciufoli, da anni frontman della manifestazione.
I premi
Su 16 opere in Concorso, di cui cinque anteprime mondiali, il premio per il Miglior corto assoluto è andato a Bratiska di Gregorio Mattiocco (che ha conquistato anche il Premio Young Frecciarossa, il Premio ANEC-FICE e il Premio Speciale San Benedetto). Il film racconta la storia di due fratelli ucraini abbandonati a se stessi, con il maggiore incapace di prendersi cura del più piccolo. Attraverso l’uso delle barriere linguistiche, e dell’ironia. il regista attenua il disagio sociale e ribalta le prospettive: sarà proprio il fratello minore a spezzare l’isolamento del maggiore.
Il premio per la Miglior Regia è andata a Giorgio Giampà per Astronauta, (anche Premio ANPIT Italia e Premio Rai Cinema Channel), un racconto delicato e sincero del rapporto tra padre e figlia in un contesto difficile e violento. Il film tocca anche il tema del lavoro, restituendone il senso profondo: non solo abitudine, ma espressione di responsabilità e amore.
La Migliore Commedia è stata Tamago, dei fratelli italo-giapponesi Peter, Benjamin e Orso Miyakawa, vincitore anche del Premio della Critica. Con uno sguardo ironico ed elegante, il corto esplora le polarità maschile e femminile e la possibilità di superarla attraverso la “magia” e il sentimento.
«Produttori giapponesi ci hanno chiesto un'idea per produrci un corto e ci hanno dato una settimana», racconta Orso Miyakawa. «Avevo appena visto Confidenza di Daniele Luchetti, e con i miei fratelli abbiamo deciso di ribaltare completamente quella premessa per raccontare qualcosa della nostra generazione». I tre sono passati dal suonare in un trio - basso, batteria e chitarra - a una gavetta con i corti, poi il primo lungometraggio (Easy Living). Mentre preparavano il secondo film, i hanno girato Tamago in Giappone, lavorando con attori che non parlavano inglese: «Dirigere è stato affascinante perché mi ha costretto ad andare al cuore delle cose, avendo una proprietà di linguaggio di un bambino di 10 anni».
Il Premio del Pubblico è andato a Ten to six di Alessio Rupalti (anche Premio Federappalti Azienda Italia), nato da una domanda semplice e potente: “Cosa farei se potessi tornare indietro nel tempo?”. «Da questa domanda sono arrivato a valutare l'importanza della prevenzione e di come anche noi uomini abbiamo un ruolo in questo», racconta il regista che vive e lavora a Londra da otto anni. E ricorda anche l’inizio del suo percorso: una telefonata di Pupi Avati che lo invitava a lasciare Genova per lavorare con lui a Roma, esperienza che ha segnato la sua formazione, fino a che, dal 2014, ha iniziato a girare corti e a ricevere premi.
Una menzione speciale della Critica è andata al toccante Goodbye Pig di Roberta Palmieri. Mentre Everblind di Camillo Sancisi - una favola dark che racconta la ciclicità della vita attraverso l’uso sapiente della stop motion - ha vinto il Premio Centro Sperimentale di Cinematografia.
La nazione ospitate di questa ventunesima edizione è stata la Romania: il Premio Speciale Miglior Corto Romania è andato a Milk and Cookies di Andrei Tache-Codreanu , consegnato da Sua Altezza Reale la Principessa Sofia di Romania.
Tra gli altri riconoscimenti: Thanks for your service di Jonathan Elia (Premio OBE come Miglior Branded Short Film); La storia di Henry Roberts di Xavier Mairesse (Premio OBE come Miglior Regia); La Notte della luna fertile di Agostino Gambino e Fabio Massimo Tufarelli (Premio WGI per la Miglior Sceneggiatura); Napoli 2500 di Alessandro Rak (Premio Ministero del Turismo).
L'incontro con l'arte
Ospite d’eccezione di questa edizione è stato l’artista londinese Endless, tra gli street artists più noti a livello internazionale, primo a esporre alla Biennale Arte di Venezia e a realizzare un’opera permanente agli Uffizi.
La sua presenza si è articolata su più livelli: dal documentario presentato nella sezione OBE, di cui è protagonista, fino alla partecipazione attiva alla vita del festival, dove ha coinvolto il pubblico
personalizzando dal vivo magliette e gadget con la sua iconica bomboletta nera. Le sue opere sono attualmente in esposizione alla Galleria Contemporary&Co spazio di riferimento internazionale per l’arte moderna e contemporanea fondato nel 2018 a Cortina d’Ampezzo da Salvatore Puglisi Cosentino. Proprio in questo contesto si sono svolte anche due intense giornate del CSC Lab di recitazione, organizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia e guidato da Riccardo Scamarcio. L’attore e produttore ha lavorato direttamente con gli studenti a partire da un testo scritto di suo pugno, accompagnandoli nella costruzione del personaggio secondo il suo metodo, tra tecnica e esperienza personale.
Il futuro
Dal 2027 - del date sono già stabilite, 15-21 Marzo 2027- il testimone della direzione artistica passerà da Niccolò Gentili ad Aldo Iuliano. Regista di Space Monkey e del corto Dive - candidato ai David di Donatello e sostenuto anche in una campagna per gli Oscar - Iuliano è attualmente al lavoro sul suo secondo lungometraggio, L’universo è paese, prodotto da Marco Pontecorvo.
«Il film parte da un incidente tra un Ufo e un trattore», racconta. «È una riflessione su una domanda esistenziale: siamo soli nell’universo? Quando guardi la Terra da lontano, finisci per riflettere su te stesso. Le domande diventano: dove stiamo andando? Ci stiamo autodistruggendo, quando invece dovremmo stare insieme e sopravvivere?». Un approccio che si riflette anche nella selezione di questa edizione, curata insieme a Gentili: «Abbiamo scelto punti di vista molto diversi, sia nei contenuti sia nei linguaggi. Corti in pellicola, in digitale, lavori dal sapore anni ’90 girati con la handicam, animazione classica e stop motion. Una vera fotografia del contemporaneo».
Maddalena Mayneri
Una varietà che, per Iuliano, è anche un segnale: «Qui i registi sono al centro, in un momento storico in cui è fondamentale restituire loro il potere di immaginare. Sempre più spesso è la produzione a pensare i film prima dei registi. Da Cortinametraggio si alza un invito chiaro: dare spazio a questa pluralità, a queste voci sincere. Il nuovo può nascere solo da un’immaginazione autenticamente umana».
Tra le novità imminenti, anche un cortometraggio che lo stesso Iuliano realizzerà per l’Arma dei Carabinieri. Un progetto che richiama un precedente importante: vent’anni fa Paolo Genovese firmò Piccole cose di valore non quantificabile, premiato proprio a Cortinametraggio e successivamente trasformato in un progetto per l’Arma grazie all’intuizione di Maddalena Mayneri. Il nuovo corto, sviluppato in collaborazione con il festival, affronterà il tema del cyberbullismo.
Mayneri guarda inoltre a un altro progetto a cui tiene particolarmente: «Dopo l’esperienza delle Paralimpiadi, vorrei realizzare un corto che aiuti a superare il pietismo e favorisca un vero cambiamento culturale. È il modo per restituire qualcosa a ciò che ho ricevuto in quei giorni».
Infine, il festival si apre sempre più a una dimensione itinerante. Nasce così “Cortinametraggio in viaggio”: «La Regione Marche vorrebbe organizzare una o due serate a Napoli con i migliori corti della rassegna. Stiamo valutando anche un possibile tour in Romania. E quest’estate tornerà l’evento all’aperto all’Hotel Savoia di Cortina, già molto apprezzato lo scorso anno. Ci sono molte cose in cantiere, e questo dà fiducia».
2 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA