Stefania Auci: «Occhio, il Gattopardo ci parla ancora. Nei periodi di grande cambiamento si riaffaccia il principe di Salina»
L'autrice rilegge il capolavoro per il Circolo dei lettori. «Non dobbiamo dimenticare che subito dopo gli anni 50, Tomasi di Lampedusa si confronta con un mutamento radicale del mondo in cui era cresciuto»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Stefania Auci: «Occhio, il Gattopardo ci parla ancora. Nei periodi di grande cambiamento si riaffaccia il principe di Salina»
di Francesca AngeleriL'autrice rilegge il capolavoro per il Circolo dei lettori. «Non dobbiamo dimenticare che subito dopo gli anni 50, Tomasi di Lampedusa si confronta con un mutamento radicale del mondo in cui era cresciuto»
Il fragore del mare si placò del tutto. Con questa frase evocativa e sigillante, termina Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Concetta Salina, anziana, vive in un mondo svuotato, incastonato nel passato. Il romanzo, che ebbe il suo punto di svolta definitivo anche grazie all’iconico film di Luchino Visconti con Claudia Cardinale e Alain Delon, rivive fortune e rifacimenti filmici (la recente serie con Kim Rossi Stewart) attraendo ciclicamente nuovi lettori.
Oggi, 2 aprile, alle 16.30 lo leggerà — online sul sito de Il Circolo dei lettori — Stefania Auci (chi meglio di lei?). I prossimi appuntamenti (sempre on line alle 18.30) saranno il 9, 16 e 23 aprile.
Auci, che significato ha oggi, per la letteratura e per la società, il «Gattopardo»?
«Il Gattopardo rappresenta secondo me non tanto e non solo il romanzo del rimpianto della vita che scorre, ma è soprattutto il romanzo del desiderio che si rifiuta di lasciarsi morire. È un testo scritto con grande eleganza, che tiene molto conto dell’esperienza della letteratura francese che Tomasi di Lampedusa conosceva in maniera puntuale. È un libro che ancora una volta parla del presente pur raccontando il passato, perché se da una parte il principe Fabrizio narra la dissoluzione della sua casata e di tutto ciò che attorno a lui è mutato in maniera così brusca, non dobbiamo dimenticare che subito dopo gli anni 50, Tomasi di Lampedusa si confronta con il cambiamento epocale e radicale del mondo in cui era cresciuto, a cominciare dalla perdita della casa avita, bombardata nel 1943, fino alla morte della madre, che aveva subito malissimo la perdita del suo status di aristocratica. È un racconto profondamente contemporaneo che oggi, in un momento storico in cui assistiamo a profondi cambiamenti, continua a parlarci con la forza dei grandi classici».
Lei ha raggiunto il gotha letterario scrivendo una storia siciliana. E ha scelto un libro siciliano. Qual è la magia delle pagine che narrano la sua terra?
«Raccontare della Sicilia attraverso i suoi scrittori per me è fondamentale. Significa attribuire importanza e riconoscimento a questi meravigliosi autori sulle cui spalle, io, mi sono letteralmente arrampicata per apprendere il valore della grande letteratura e caratterizzare i miei personaggi. Scrivere e parlare degli autori siciliani significa scrivere e parlare della grande letteratura nazionale».
Ricavarsi il tempo per leggere, complici ritmi e abitudini, spesso malsane, tecnologiche, è sempre più complicato. Lei come e quando legge?
«Ho imparato a farlo nei momenti liberi, facendo anche i conti con quella che è la mia vera vita, quindi anche il lavoro da insegnante e la gestione della quotidianità. Leggo su carta, ma mi sono anche un po’ convertita ai lettori ebook, sia per un problema di leggerezza, per riuscire a portare dei testi con me, sia perché fisicamente la mia biblioteca comincia a essere un po’ troppo piena».
Come coesistono il suo lavoro di insegnante e quello di autrice?
«Quella della vita professionale da insegnante e quella dell’autrice sono due corsi che convivono e che cercano di non entrare mai in conflitto, almeno io cerco di non farli entrare in conflitto, anche se talvolta con grande difficoltà. Un po’ come per la lettura, ho imparato a sfruttare i tempi e i silenzi e cerco di essere presente nel modo migliore per tutti i casi e per tutte le occorrenze necessarie».
Come si rapporta ai suoi, tantissimi, lettori?
«Da lettrice posso dire che è forse un unicum che un autore venga così tanto apprezzato e stimato, ma è anche fonte di grande responsabilità, e questo stavolta lo dico da autrice. Perché se ricevi tanto affetto e tanta stima, devi comunque restituire questo calore, questa presenza, questa vicinanza. Ho sempre cercato di essere molto rispettosa dei miei lettori, di non mancare mai agli incontri, di dedicare a ciascuno il giusto tempo. Non è sempre semplice, a volte incide anche la fatica, però è una cosa che percepiscono, e che per me rappresenta un modo di essere e di fare le cose».
Vai a tutte le notizie di Torino
Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino
2 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La lince ormai habitué della Val d'Ossola. Nuovo avvistamento sui monti. «In un giorno ha percorso 7 km»
Ripresa grazie alle fototrappole della polizia provinciale del Vco
LA PRIMA PAGINA DI OGGI