Quando è necessario dire addio
Il calcio italiano sta arrossendo per il flop con la Bosnia, seconda qualificazione mancata sotto il governo Gravina
Quando è necessario dire addio
Daniele Dallera | 1 aprile 2026Il calcio italiano sta arrossendo per il flop con la Bosnia, seconda qualificazione mancata sotto il governo Gravina
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La situazione è grave, ma non irrimediabile. Però, può diventarlo. Soprattutto se si pensa ai propri interessi e non a quelli generali, che contemplano educazione, passione e crescita sportiva.
Generazioni intere di ragazzi non hanno mai visto la loro Nazionale giocare un Mondiale. E conoscendo bene Gabriele Gravina, uomo retto, dirigente capace e responsabile, è impensabile che anteponga la posizione personale a quella del calcio nazionale.
I primi segnali di fumo purtroppo non sono stati positivi, almeno quelli verbali, ma una attenta riflessione, una analisi in profondità, non può che portarlo alla decisione più saggia: le dimissioni sono doverose. Non per dare ragione agli sciacalli che da tempo svolazzano sulla sua testa, ricordiamo che in passato ha trovato autentici falsari che hanno creato accuse artefatte per demolirlo, compiacendo il potente nemico di turno. Sono ancora in corso indagini della Procura che Gravina ha affrontato con coraggio e i mezzi legali consentiti. Siamo in attesa di verità..., magari di una archiviazione.
Nonostante un peso simile Gravina ha creato una federazione forte, stimata a livello internazionale, ha cercato di smuovere le acque e aprire un dialogo con la Lega serie A non sempre accolto e capito, per pigrizia e interessi questi sì talvolta personali (anche se il nuovo corso di Ezio Simonelli è più sensibile alla programmazione e alla collaborazione). Ha favorito nuove idee, ahinoi non sempre vincenti. E i risultati così scadenti, che sconfinano nella vergogna, hanno bisogno di una svolta. Il calcio italiano sta arrossendo per la sconfitta con la Bosnia, siamo arrivati a due qualificazioni mondiali consecutive fallite sotto il governo Gravina, flop che hanno del clamoroso, il terzo buco nell’acqua consecutivo. Una realtà dura da accettare, non si può condirla limitandosi a un «convocherò il Consiglio federale e insieme analizzeremo la situazione». Difatti, ci ha pensato su e per oggi ha convocato una riunione urgente con tutte le componenti elettorali del calcio italiano, sono sei: Lega serie A, Dilettanti, Lega serie B, Lega Pro, Associazione Calciatori, Associazione Allenatori. Molto gettonato il suo passo indietro.
Devono essere altre menti ad analizzare, ad affrontare la crisi più grave della storia della Nazionale e forse del calcio italiano: come accadde nel 2018 con il presidente Tavecchio che si convinse a lasciare la presidenza federale. A chi? Proprio a Gabriele Gravina, eletto nel 2018 dopo l’interregno del commissario straordinario Roberto Fabbricini. Gravina, dopo aver avuto tre ct alle sue dipendenze, Roberto Mancini che ha fatto l’errore tecnico della sua vita lasciando la Nazionale per i tanti denari dell’Arabia Saudita, il temporaneo Luciano Spalletti e ora il meno colpevole Rino Gattuso, deve lavorare per una naturale e intelligente successione: ha la testa, la leadership e i voti per farlo.
Qual è la preoccupazione maggiore del calcio (federazione) e dello sport italiano (Coni)? Che la politica scelga da sola il futuro reggente del calcio italiano. Andrea Abodi conosce questo sport come le sue tasche, si sta muovendo molto, con determinazione che a volte sfocia in veemenza dialettica. Non è da lui, tendenzialmente prudente. C’è chi sostiene che abbia i suoi candidati. Nessun scandalo, ma è meglio pensare che si voglia la reazione del calcio italiano, magari un contropiede che apra la strada del rinnovamento.
Anche se è meglio che lo schema vincente lo studi e lo attui il mondo dello sport, più preparato sicuramente di quello della politica. La Nazionale deve diventare una squadra guidata dal miglior tecnico sul mercato. Il Brasile ha ingaggiato Ancelotti, ci sarà un perché. Un piano vero, che guardi lontano, alla valorizzazione del talento: non deve essere un ritornello, ma il testo di un progetto concordato con le società. Il calcio italiano è una delle più generose industrie del Paese, quanto a fatturato (e tasse versate). Merita rispetto. Progettiamo il cambiamento che va svolto con gli uomini giusti. Un vecchio saggio che conosce bene le dinamiche del Palazzo sportivo ci ha fatto una battuta che ha la profondità di una riflessione: «Nella vita meglio arrossire oggi che piangere domani…». Guai a sprecare questa occasione.
1 aprile 2026
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