Il legno tra tradizione e design, Trentino e Alto Adige rilanciano il saper fare: 15 opere in mostra a Milano
Il motto degli artigiani: «Dal bosco al design internazionale, ma senza perdere le radici»
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Il legno tra tradizione e design, Trentino e Alto Adige rilanciano il saper fare: 15 opere in mostra a Milano
di Camilla BertoniIl motto degli artigiani: «Dal bosco al design internazionale, ma senza perdere le radici»
Il legno come espressione di una cultura e di una sapienza artigianale radicate nell’ambiente del Trentino e dell’Alto Adige, competenze e tradizioni a rischio di perdersi che vengono incentivate e innovate attraverso il contributo di progettisti. Accade in Trentino, con il progetto «Nodi. Cultura, impresa e design del legno trentino», dove quindici imprese artigiane e industriali locali hanno lavorato con quindici designer: le loro realizzazioni sono in mostra fino al 12 aprile all’Adi Design Museum di Milano. Ma accade anche in Alto Adige, attraverso i corsi e i laboratori della Facoltà di Design e Arte della Libera Università di Bolzano, fucina di progettazione e centro di eccellenza europeo fondata nel 2002 da Kuno Prey. In autunno, la mostra «Frida, Leopold, Julika, Anderl, Bill, … Prodotti ideati e realizzati dagli studenti nell’atelier di design Prey - 2002-2026», al Palais Mamming di Merano, sede del Museo Civico, curata da Ursula Schnitzer, porterà a confronto il lavoro di generazioni diverse. Sarà celebrata con una selezione di quaranta progetti dei suoi studenti la carriera di Prey come designer e docente di «Design del prodotto».
«Dal bosco al design internazionale, ma senza perdere le radici»
La filosofia del progetto trentino «Nodi» è racchiusa nel motto: «dal bosco al design internazionale, ma senza perdere le radici». Ciascuna azienda ha lavorato in connessione con un designer sul tema della casa e dell’ospitalità, dello spazio abitato nelle sue molteplici declinazioni. A questo si aggiunge un intervento speciale, l’«Icosaedro» firmato da Mario Botta, esposto in Piazza Compasso d’Oro, all’ingresso dell’Adi Museum anche durante il periodo della Design Week milanese: ispirato al Cabanon, il rifugio realizzato da Le Corbusier sulla Costa azzurra, è stato realizzato in legno trentino e sarà successivamente installato a Pieve Tesino (Trento), come un piccolo spazio abitabile da cui è possibile contemplare il paesaggio alpino.
«Nodi, quindi. Mettere insieme saperi diversi nel rispetto dell’identità del legno, dove il nodo è uno degli elementi identitari che la natura mette a disposizione per chi progetta». È la sintesi dei curatori di «Nodi», promosso dalla Provincia autonoma di Trento e coordinato da Trentino Sviluppo: Aldo Colonetti, tra i più autorevoli teorici del design in Italia, responsabile scientifico, e Paolo Baldessari che ha coordinato il dialogo tra istituzioni, imprese e designer. «Il nodo diventa così metafora e principio progettuale – aggiungono -: punto di connessione tra competenze, culture d’impresa e visioni autoriali, ma anche segno distintivo che custodisce la memoria biologica del materiale e ne dichiara l’autenticità». Competenze e tradizioni delle manifatture locali si sono messe dunque al servizio di progettisti, si va dal «Bepo», lo sgabello di Michela Baldessari prodotto da TM Arredamenti, a «L’Alex», l’attaccapanni di Patrizia Bertolini prodotto dalla Falegnameria Segata, dal «Cielo in un garage», la porta areata di Joe Velluto, alla «Radura», il tronco polifunzionale di Matteo Ragni, compasso d’oro Adi, prodotto dalla Falegnameria Bruno Faustini. L’allestimento della mostra è firmato dal designer David Dolcini, il catalogo è concepito come opera di design con l’art direction di Gianluigi Colin.
Lavorazione del legno
Dell’importanza di queste iniziative, per salvaguardare competenze tradizionali e una filiera produttiva da tutelare come peculiarità del Trentino e dell’Alto Adige, è convinto il designer altoatesino Prey. Nella facoltà di Design e Arti di Bolzano dove insegna, nei laboratori si impara a conoscere la materia con cui sono stati pensati gli oggetti che si progettano. Ma poi servono le competenze di alto artigianato per produrre quelli in legno, un materiale reperibile, caldo e bello da toccare, di cui bisogna conoscere le leggi. «Vanno scomparendo gli artigiani che conservano la maestria nella lavorazione del legno massello – considera Prey -. Il progetto “Nodi”, che ripercorre un format virtuoso, già sperimentato altre volte, innesca meccanismi auspicabili per sviluppare o ripescare competenze che rischiano di andare perse nella lavorazione del legno, ma anche quelle relative alla coltivazione del legno, al momento migliore per tagliarlo, con la Luna piena e nel mese più freddo, quando è molto secco. Le grandi falegnamerie sono aziende abituate a lavorare pannelli di truciolato o MDF in grande serie e sotto forte pressione di tempo esecutivo, ma si va perdendo la cultura del legno massello e della scala piccola che vanno tutelate e promosse. Da noi si impara anche ad avere grande rispetto per il lavoro dell’artigiano». Una sapienza che si radica nella vita un tempo molto povera delle montagne e nelle case costruite da sempre in legno. Importante per Prey il contributo dei progettisti: «I designer possono portare, come nel progetto trentino, contributi innovativi come per esempio nel pavimento che diventa parete, il “Vertigo” progettato da Giulio Iacchetti, Compasso d’oro Adi: non prevede battiscopa, ma il legno si incurva per salire in verticale. Un approccio davvero nuovo».
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1 aprile 2026
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