Pagine di guerra
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Mercoledì 1 aprile 2026
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Flaiano, Fenoglio, Rigoni Stern, Morante: fra cronache in prima persona e storie di vite stravolte, la narrativa italiana racconta la follia dei conflitti

GIOVEDì 2 APRILE 2026

Pagine di guerra

Flaiano, Fenoglio, Rigoni Stern, Morante: fra cronache in prima persona e storie di vite stravolte, la narrativa italiana racconta la follia dei conflitti

di SIMONE INNOCENTI

La violenza in tutte le sue forme. La guerra come forma assoluta di cattiveria che irrompe anche nella vita di tutti i giorni trasformando l’esistenza delle persone in qualcosa di diverso. Un esempio in tal senso è Tempo di uccidere (Longanesi, 1947), il romanzo di Ennio Flaiano che vinse la prima edizione del Premio Strega.Al centro della storia c’è un tenente arruolato nell’esercito d’occupazione in Etiopia, durante la campagna coloniale italiana degli anni Trenta. La miccia narrativa è un incontro tra il protagonista e una ragazza indigena: c’è uno stupro e poi - per un incidente - lui la ferisce e decide di ucciderla. Finito sul grande schermo nel 1989 - il film fu diretto da Gino Montaldo - questo romanzo racconta la spietatezza e la tragedia di una mentalità colonialista.

Uno degli autori che più di tutti hanno raccontato la drammaticità della guerra è stato Beppe Fenoglio che ha dato vita al suo alter ego: Jonny. È infatti lui il protagonista di Primavera di bellezza (Garzanti, 1959) che viene descritto nelle tre tappe fondamentali di quegli anni: la vita nell’esercito, lo sbandamento dopo l’8 settembre e l’attività partigiana nelle Langhe.Ne Il partigiano Jonny (Einaudi, 1968) - il romanzo di Fenoglio che fu pubblicato postumo e che nel 2000 è diventato un film diretto da Guido Chiesa - la vita di Jonny nella Resistenza diventa trama viva: il riscatto di molti italiani che capirono cosa fu il fascismo e lo combatterono, la solitudine e la fame dei partigiani sono temi che lo scrittore di Alba tratta in maniera antiretorica.

Centomila gavette di ghiaccio (Mursia, 1963) è un romanzo autobiografico di Giulio Bedeschi che nel 1964 vinse il Premio Bancarella. Rifiutato da sedici editori, è poi diventato un libro cult: ha venduto oltre 4 milioni di copie. Al centro del romanzo la figura del sottotenente medico Italo Serri che viene impiegato sul fronte greco-albanese a partire da metà marzo 1941. Un romanzo che racconta la tragica ritirata di Russia (1942-1943) degli Alpini italiani della Divisione Julia: la lotta per la sopravvivenza passa attraverso il gelo, la fame, l'accerchiamento sovietico e la totale disorganizzazione e insensatezza militare. La ritirata dal Don diventa così un’epopea di sopravvivenza e memoria contro la barbarie della guerra.

C’è sempre una fortissima esperienza personale anche nelle opere di Mario Rigoni Stern. Il sergente nella neve (Einaudi, 1953) è il racconto autobiografico dello scrittore. Si tratta della cronaca dell'esperienza personale vissuta dall'autore durante il servizio come sergente maggioredei reparti mitraglieri nel corso della ritirata di Russia nel gennaio 1943. Ma c’è un altro libro che racconta l’insensatezza della violenza: si intitola Quota Albania (Einaudi, 1971) e da un punto di vista cronologico si pone ancora prima della ritirata italiana dalla Russia. Rigoni Stern – sempre da un punto di vista autobiografico – racconta la breve campagna di Francia e i mesi di guerra di posizionesui monti al confine tra Albania e Grecia: sono pagine scarne, quasi appunti, che hanno una forza incredibile e che sono capaci di raccontare le atrocità e le insensatezze della guerra.

Un altro libro imperdibile è La Storia (Einaudi, 1974) di Elsa Morante. Si tratta di un romanzo corale, ambientato nella Roma tra il 1941 e il 1947: la Seconda guerra mondiale e l'immediato dopoguerra sono raccontati con gli occhi dei protagonisti e della popolazione ferita che vive fra i quartieri romani sventrati dai bombardamenti e le borgatedi periferia dove abitano i poveri. Vie e piazze, case e strade nelle quali si muovono le formazioni partigiane.

Nell'immagine: una scena del film «Il partigiano Johnny» diretto da Giuliano Chiesa nel 2000 (Ap / Luca Bruno).

Su «la Lettura» #748, disponibile in edicola e nell'App, un articolo di Daniele Piccini sulla poesia che racconta la guerra: Gaza, Iran, Ucraina.

1 aprile 2026 ( modifica il 1 aprile 2026 | 19:23)

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