Larisa Rejsner, la valchiria della rivoluzione
Corriere della Sera - Cultura

Larisa Rejsner, la valchiria della rivoluzione

Martedì 31 marzo 2026
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Bellissima, di grande cultura e di intelligenza acutissima, la scrittrice fu una protagonista della Rivoluzione russa e ispirò il personaggio di Lara nel «Dottor Zivago» di Boris Pasternak. Ecco la sua storia

MERCOLEDì 1 APRILE

Larisa Rejsner, la valchiria della rivoluzione

Bellissima, di grande cultura e di intelligenza acutissima, la scrittrice fu una protagonista della Rivoluzione russa e ispirò il personaggio di Lara nel «Dottor Zivago» di Boris Pasternak. Ecco la sua storia

di IDA BOZZI

Bellissima, di grande cultura e di intelligenza acutissima, capace di circondarsi di grandi intellettuali ma abilissima anche nell'azione sul campo, con imprese degne di un romanzo: la scrittrice e rivoluzionaria sovietica Larisa Rejsner(Lublino, 1895 - Mosca, 1926), fu una protagonista della rivoluzione russa nelle sue diverse fasi, e divenne tanto celebre all'epoca da ispirare il personaggio di Lara nel romanzo Il dottor Zivago di Boris Pasternak, premio Nobel per la Letteratura nel 1958.

Tutta la breve vita della donna, definita la «Valchiria della rivoluzione», fu caratterizzata da una straordinaria vitalità e vivacità,tra continui spostamenti, attivissime frequentazioni dell'intellighentsia europea, e una trascinante attività politica, militare e culturale. Figlia dell'alta borghesia di Lublino, nella Polonia che all'epoca era una provincia dell'impero russo, trascorse la giovinezza frequentando la stessa università in cui insegnava il padre, e poi gli ambienti intellettuali di Berlino, dove la famiglia si era trasferita e dove era in contatto con pensatori e politici come i fondatori del Partito sociademocratico tedesco, August Bebel e Wilhelm Liebknecht, a loro volta in relazione con Karl Marx e Friedrich Engels.

Seguendo di nuovo i genitori, aveva continuato gli studi a Pietroburgo, dove era iscritta all'Istituto di neuropsichiatria ma frequentava anche i corsi di Scienze politiche dell'Università, e le lezioni di Storia della letteratura: il suo primo lavoro pubblicato fu Atlantide, nel 1913, un dramma teatrale in cui già si intravvedevano gli ideali utopistici della giovane attivista;durante la Prima guerra mondiale fondò con il padre la rivista «Rudin», che evocava, non a caso, il titolo del romanzo d'esordio di Ivan Turgenev, Rudin appunto: il ritratto di un intellettuale attraversato da grandi passioni civili e politiche ma bloccato nell'azione, come tutta la generazione del secolo precedente, quella di Turgenev e di Puskin.

La sua, invece, è la generazione dell'azione:Larisa, seguace entusiasta della Rivoluzione d'ottobre, nel 1918 è membro del Partito Comunista e milita contro i controrivoluzionari, diventando Commissaria di Stato maggiore della Flotta del Volga, di cui sposa il comandante, Fëdor Raskol'nikov, combattendo con lui nei conflitti sul fronte persiano: una lotta senza risparmio, durante la quale è perfino catturata dai controrivoluzionari, mentre travestita da contadina esplora le campagne. L'amico Lev Trockij (ne La mia vita, Mondadori, 1930) descrive l'avventura della ragazza, raccontando anche la fuga rocambolesca con cui Larisa sfuggì alla prigionia attraverso i campi:è solo un episodio della lunga campagna militare della donna, ma si rivelerà fatale, perché la giovane si ammala di malaria. 

Per qualche tempo, l'intensa attività politica continua: lasciato il marito, diventa la compagna del politico Karl Radek (che per lei abbandona la moglie), e si reca in Germania, ufficialmente per curare la malaria: intanto, si interessa alle condizioni di vita degli operai della Ruhr e ne trae materiale per un altro dei suoi libri, Nel Paese di Hindemburg, sulle condizioni di minatori e metalmeccanici tedeschi; inoltre, è incaricata di stringere i contatti tra l'Internazionale comunista sovietica e il Partito comunista tedesco, con l'intenzione di favorire un allargamento dei moti rivoluzionari anche in Germania. Ma i viaggi continui e la vita sopra le righenon sono l'ideale per un fisico già provato: tornata a Mosca, già irriconoscibile per le conseguenze della malaria e ormai indebolita nel fisico, si ammala di tifo, e muore nell'ospedale del Cremlino, esattamente cent'anni fa, nel 1926, a soli trent'anni. 

Su «la Lettura» #748, disponibile in edicola e in questa App, Marco Ostoni recensisce «Sacrificio di regina. Larisa Rejsner», romanzo di Steffen Kopetzky (traduzione di Monica Pesetti, Settecolori, pp. 459, euro 26) ispirato alla scrittrice e rivoluzionaria sovietica (ritratta nella foto in alto).

31 marzo 2026 ( modifica il 31 marzo 2026 | 20:17)

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