«Tapum», la battaglia dell'Ortigara nel libro a fumetti di Leo Ortolani con la collaborazione di Andrea Pennacchi
Corriere della Sera - Cultura

«Tapum», la battaglia dell'Ortigara nel libro a fumetti di Leo Ortolani con la collaborazione di Andrea Pennacchi

Martedì 31 marzo 2026
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L'autore del cult Rat-Man racconta lo scontro del giugno 1917: «Un omaggio ai luoghi della guerra»

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«Tapum», la battaglia dell'Ortigara nel libro a fumetti di Leo Ortolani con la collaborazione di Andrea Pennacchi

di Francesco Verni

L'autore del cult Rat-Man racconta lo scontro del giugno 1917: «Un omaggio ai luoghi della guerra»

A sinistra, Leo Ortolani e Andrea Pennacchi. Accanto, una tavola di «Tapum»

«La croce al merito di guerra veniva data a tutti i soldati italiani che avevano combattuto in zona di guerra per almeno cinque mesi o che fossero stati feriti o uccisi durante un’azione. Io l’ho presa su eBay a 20 euro». Leo Ortolani inizia così, con ironia «Tapum» (Feltrinelli Comics), il libro a fumetti che racconta la battaglia dell’Ortigara, combattuta nel giugno 1917 sull’altopiano dei Sette Comuni nel Vicentino, 25.752 vittime tra morti feriti e dispersi. O meglio, come dice l’artista, venticinquemilasettecentocinquantadue vittime. «Lo scrivo in lettere, almeno ci mettete più tempo per leggerlo. Almeno quello». Deus ex machina per la nascita del graphic novel è stato l’attore e drammaturgo padovano Andrea Pennacchi che, in qualità di direttore della Scuola Internazionale di Comics di Padova, ha organizzato al recente BeComics un incontro che li ha visti entrambi protagonisti. «Ci siamo incontrati nell’autunno del 2022 quando Andrea Pennacchi era venuto a fare uno spettacolo a Parma. In quell’occasione mi aveva regalato La guerra dei Bepi in cui parla dell’Ortigara – ricorda Ortolani, autore anche del cult Rat-Man - quando ci siamo sentiti la settimana successiva mi ha chiesto se si potesse farne un fumetto e ho risposto di sì. Quella lettura mi aveva smosso qualcosa nel profondo».

«Anche i soldati scherzavano tra di loro»

Il libro è filologicamente serratissimo, esito di una lunga bibliografia e filmografia, e di sopralluoghi sui luoghi della guerra. I due protagonisti, così come il battaglione dove sono arruolati, però sono d’invenzione: il tenente Mariani Leo, in cui l’autore si ritrae, e il capitano Dolon che ha invece le fattezze massicce di Pennacchi. «Ho inventato questi due personaggi come forma di rispetto per chi quella guerra l’ha combattuta per davvero – continua - ho scelto Andrea per il capitano Dolon perché è perfetto, una figura carismatica e un condottiero, mentre il mio personaggio doveva assumere il punto di vista dello spettatore: un tenentino che non capisce quello che sta succedendo e che, in quell’inferno, diventa involontariamente il nostro Dante Alighieri». Ortolani è conosciuto e amato per le tante risate che sa far fare al pubblico e, davvero da maestro, in Tapum è capace di mediare tra l’ironia e l’orrore, regalando al lettore più di un sorriso amaro.
«Il tipo di ironia si modella seconda il proprio sentire, è più automatico che cercato – spiega l’autore - più ci si addentra in questo sacrario, più iniziano a tremare le gambe, ma credo che il pianto e le risate facciano parte di ogni vita; immagino che anche i soldati, nonostante tutto, scherzassero tra di loro».

Una lingua «verniciata» di veneto

Una scelta stilistica che anche Pennacchi ha abbracciato nei suoi spettacoli Mio padre, Eroi e Trincee.
«La chiave di lettura per certi aspetti è molto vicina alla mia. L’ho trovata molto giusta nella misura in cui si parla di guerra con rispetto e pudore, pur sporcandosi le mani con la realtà – spiega il drammaturgo padovano - credo che la chiave dell’ironia sia perfetta per situazioni così estreme, perché scherzare e far battute è un modo per sopravvivere».
Altra scelta è quella di fare parlare, spesso, i personaggi in dialetto veneto, o meglio, in qualcosa che vi andasse vicino. «Mi interessava portare questo suono perché spesso i battaglioni erano proprio di quelle zone – approfondisce Ortolani - prima ho provato a farmi tradurre delle frasi in dialetto, poi, seguendo il consiglio di Andrea, ho dato questa verniciatura di veneto che non rispecchia il dialetto ma ne ricalca il suono».
A fargli eco è proprio Pennacchi. «È un trucco – conferma l’attore - che uso anche io quando porto i miei spettacoli fuori dal Veneto, faccio una “sporcatura” che dà carattere alle frasi ma che allo stesso tempo si riesce a capire».
Tapum è una graphic novel che ha fatto convergere due modi di raccontare: il fumetto per il disegnatore di Parma e il teatro per Pennacchi. Un contatto che rende facile immaginare uno spettacolo che li possa portare assieme sul palco.
«Pensato ci abbiamo pensato – salutano i due - ancora non ne abbiamo parlato, ma sarebbe bello farlo».

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