Ispirazione, origine ed evoluzione di un mistero dalla spiritualità all’arte
Corriere della Sera - Cultura

Ispirazione, origine ed evoluzione di un mistero dalla spiritualità all’arte

Martedì 31 marzo 2026
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Dal soffio divino alla creatività la fortuna di questa parola ci accompagna da millenni, alla ricerca di idee e di risposte

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Ispirazione, origine ed evoluzione di un mistero dalla spiritualità all’arte

di Paolo Fallai

Dal soffio divino alla creatività la fortuna di questa parola ci accompagna da millenni, alla ricerca di idee e di risposte

Illustrazione di Doriano Solinas

Indagare su questa parola ci guida su percorso affascinante lungo la storia dell’umanità: dalla preponderanza del significato mistico e religioso, fino ai dubbi che accompagnano la modernità e la ricerca di una spiegazione, almeno dal Rinascimento, di ogni atto creativo. Perché l’ispirazione è sempre stata un mistero.

Il “soffio” divino. La parola ispirazione deriva dal latino tardo inspiratio-onis, a sua volta dal verbo inspirare, composto da in- ("dentro") e spirare ("soffiare"). Letteralmente significa "soffiare dentro", metafora che indica un impulso creativo o divino infuso nell'anima o nella mente, simile a un "afflato" vitale. Per questo, come segnala il dizionario di Tullio De Mauro, nel suo significato originario rappresenta “l’influsso esercitato da una potenza divina sull’uomo, volto a influenzarne la volontà per il conseguimento di un fine soprannaturale: parlare per ispirazione divina, celeste, ispirazione biblica, profetica”.

Un concetto teologico. La Bibbia viene descritta come parola di Dio "soffiata" (theopneustos) attraverso autori umani, garantendone l'infallibilità in materia di fede e morale. Evolutasi da profezie antiche a dottrina patristica, l'ispirazione riconosce Dio come autore principale che si serve di strumenti umani, garantendo verità salvifica senza errori. Quindi l'ispirazione è vista come un soffio divino ("neshamah") che conferisce conoscenza e intelligenza.

L’arte e le sue nove divinità. Nell’antica Grecia erano le muse a rappresentare l’ideale artistico supremo e ad assistere la creatività umana e per questo erano venerate. Le Muse erano le nove figlie di Zeus e Mnemosine (la Memoria) dedite alla protezione delle arti e sempre invocate dai poeti greci e latini all’inizio delle loro opere. È sempre utile ricordare queste antiche divinità, se non altro per riconoscenza, seguendo l’ordine classico di Esiodo, nella Teogonia:
Clio, colei che rende celebre, musa della Storia e del canto epico, raffigurata con una pergamena in mano, spesso srotolata;
Euterpe, colei che rallegra, protegge la musica e la Poesia lirica, rappresentata con un flauto singolo o doppio;
Thalia, colei che è festiva, protegge la Commedia, ha una maschera comica;
Melpomene, colei che canta, ispira la Tragedia, ha una maschera tragica;
Tersicore, colei che si diletta nella danza, la lirica corale e poi la Danza, raffigurata con la lira;
Erato, colei che provoca desiderio, la Poesia amorosa (ma anche la geometria e la mimica), con il rotolo;
Polimnia, colei che ha molti inni, ispira la danza rituale e il canto sacro, il mimo;
Urania, colei che è celeste, protegge l’Astronomia e l’epica didascalica, ed è raffigurata con un globo celeste;
Calliope, colei che ha una bella voce, ispiratrice della poesia epica, raffigurata con uno stilo e tavolette di cera.

L’evoluzione moderna. A partire dal Rinascimento - ha scritto Massimo Sebastiani dell’agenzia Ansa nella sua accurata rubrica dedicata alle parole - “pensiamo all’ispirazione come a qualcosa di inspiegabile, subitaneo, romantico, tendenzialmente irrazionale, impossibile da regolamentare. E per questo l’ispirazione è strettamente legata alla creazione artistica, vista come qualcosa di geniale, fulminante. Irriducibile e dunque slegata dalla concretezza della quotidianità”. Abbiamo quindi usato questa parola per descrivere una improvvisa illuminazione dello spirito, una folgorazione capace di indicarci una via (artistica, letteraria, poetica, ma anche la felice disposizione a intraprendere una iniziativa) a cui non avevamo pensato.

Una riflessione ispirata. Nel 2022 la linguista Dalila Bachis, per il consueto colloquio coi lettori dell’Accademia della Crusca, si è occupata della correttezza o meno dell’aggettivo ispirazionale, segnalato come errato dai correttori automatici e non registrato nella maggior parte dei principali dizionari della nostra lingua. «Soltanto lo Zingarelli 2022 e il Supplemento 2009 del GDLI lo lemmatizzano, definendolo rispettivamente 'fonte di ispirazione' e 'frutto di ispirazione, di creazione artistica'. Zingarelli 2022 indica come dati della prima attestazione il 1969, e come origine l'inglese: si tratta infatti di un calco dall'aggettivo ispiratore 'che ispira’. Come spiega Vittorio Coletti rispondendo alle domande sulla legittimità dell’aggettivo ispirativo/a, il campo semantico del 'dare ispirazione' è coperto dall'aggettivo ispiratore/‑trice . Rispetto a quest'ultimo, ispirativo/a "non aggiunge sostanzialmente nulla. Semanticamente è quindi un sinonimo quasi perfetto».

Il dibattito è aperto. Sul ruolo dell’ispirazione nella creatività quasi ogni intellettuale o artista si è espresso e se volete potrete trovare decine di testimonianze compresi due brevi saggi di Italo Svevo e Luigi Pirandello, che ne scrive col figlio Stefano. Noi abbiamo scelto di segnalare Giosuè Carducci che sostiene: “Quella che i più credono o chiamano troppo facilmente ispirazione bisogna farla passare per il travaglio delle fredde ricerche e tra il lavoro degli istrumenti critici a provar s’ella dura”. Benedetto Croce oppone una tesi del tutto diversa: “Al creare dell’arte... nessun artista è mai pervenuto attraverso un faticoso o sottile tessere d’immagini, ma ogni artista, soltanto e sempre, per un atto istantaneo, che si chiama l’ispirazione, nel quale gli balena il ‘motivo’ della sua opera, in forma concreta e vivente, come suono, come linea, come colore, come parola”. Chiosa Eugenio Montale: “L’angosciante questione / se sia a freddo o a caldo l’ispirazione / non appartiene alla scienza termica”.

31 marzo 2026

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