Edoardo Nestori e l'esperienza a "Uomini e donne": «La prima volta sono fuggito per il panico. Maria De Filippi? Dolcissima»
Il veronese presidente di Locatur ha lasciato il programma: «Mi aveva iscritto mia figlia. Nessuna finzione, quello che succede qui è vita reale»
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Edoardo Nestori e l'esperienza a "Uomini e donne": «La prima volta sono fuggito per il panico. Maria De Filippi? Dolcissima»
di Marianna PelusoIl veronese presidente di Locatur ha lasciato il programma: «Mi aveva iscritto mia figlia. Nessuna finzione, quello che succede qui è vita reale»
A Verona lo conoscono come il volto dell’ospitalità: 48 anni, una catena di appartamenti turistici in centro e un hotel a Sirmione, oltre alla guida di Locatur, l’associazione dei locatori turistici del Veneto. Eppure, per milioni di telespettatori,Edoardo Nestoriè diventato il «cavaliere» pacato e dai modi gentili che ha animato l'ultima stagione di Uomini e Donne. Un’esperienza nata per gioco, vissuta tra un set e un foglio Excel, e conclusasi con un addio improvviso che ha lasciato il segno.
Nestori, partiamo dall’inizio. Com’è finito un imprenditore veronese nel salotto di Maria De Filippi?
«Colpa, o merito, di mia figlia Stella. Quest'estate stavo giocando a padel quando ricevo una chiamata: "Pronto, sono della redazione di Uomini e Donne". Pensavo fosse uno scherzo di qualche amico e gli ho risposto in malo modo. Poi ho scoperto che Stella, 16 anni, aveva inviato la mia candidatura con un semplice “ok” a un link. Alla fine l'ho portata a Roma con me: è stata lei l'artefice di tutto».
Al primo tentativo, però, lei è scappato...
«Vero. Dovevo iniziare ad agosto, ma avevo promesso a mia figlia un viaggio in Asia. Quando sono tornato, a settembre, mi sono presentato in hotel a Roma, ma la mattina dopo mi sono svegliato con l’ansia: non è roba per me, ho pensato. Sono corso in stazione Tiburtina e sono salito sul primo treno per Verona. La redazione mi ha inseguito al telefono per un mese, finché non mi hanno convinto a tornare con un’altra attitudine».
In studio l'hanno soprannominata il «Cumenda». Si sentiva un pesce fuor d'acqua?
«Forse per via dell'eleganza o dei modi del Nord, per i romani ero il «Cumenda». Ma io ho vissuto tutto con estrema naturalezza. Mentre le donne passavano ore tra trucco e parrucco, io in tre minuti ero pronto. Così mi sono organizzato: mi portavo in camerino computer, mouse, evidenziatori e carta. Mentre aspettavo di registrare, gestivo i miei hotel. Praticamente avevo spostato l’ufficio negli studi Mediaset».
Che tipo è Maria De Filippi quando le telecamere sono spente?
«È esattamente come la vedete: pacata, diplomatica, quasi dolce. Ha un modo di fare molto tranquillo, non alza mai la voce. Come una professoressa che entra in aula: c’è grande rispetto, ma non ti dà troppa confidenza. La cosa che mi ha stupito è come riesca a spegnere gli incendi. Se gli opinionisti, come Tina o Gianni, buttano benzina sul fuoco per creare dinamica, lei interviene sempre per buttare acqua, per pacificare».
A proposito di Tina Cipollari, non sono mancate le punzecchiature...
«Mi chiamava Pisolo perché diceva che andavo a letto presto, o Castoro per i miei denti. Molti si sarebbero offesi, io scoppiavo a ridere. Forse è stata questa la chiave: la mia assoluta mancanza di aggressività. Non ho mai giudicato gli altri, parlavo solo se interpellato».
Che ambiente ha trovato?
«Molto più organizzato di quanto si immagini. La redazione è centrale: ogni protagonista ha una redattrice di riferimento, con cui parla tutti i giorni. È un rapporto quasi da psicologo. Ti chiedono cosa succede, come evolvono le relazioni, e su quello costruiscono il racconto».
Quindi niente copione?
«No, le dinamiche sono vere. Poi è chiaro che più c’è confronto, più funziona per la trasmissione. Ma le relazioni sono reali: ci si frequenta davvero fuori».
C’è stata però una conoscenza importante con Paola, una signora di Catania.
«Sì, è stata la storia più lunga, durata circa due mesi. Sono andato anche a trovarla in Sicilia a Natale. È stato un bel momento di vita vera, fuori dagli studi. Purtroppo la distanza e le diverse vedute hanno logorato il rapporto. Uscire dal programma per viversi è l'unico modo per capire se può funzionare davvero».
Perché questo addio improvviso al programma?
«Ci sono state delle situazioni private che non potevo e non volevo affrontare davanti alle telecamere. Ho preferito chiudere lì, anche se ero nel pieno dell'attenzione del pubblico. Ho scoperto di avere un lato social inaspettato: sono passato da 1.500 a 34.000 follower in pochi mesi».
Ora che è tornato a tempo pieno alla presidenza di Locatur e ai suoi hotel, la televisione è un capitolo chiuso?
«Mai dire mai. Potrebbe essere solo un arrivederci. Ho scoperto di avere una certa facilità davanti all'obiettivo. Adesso riparte la stagione turistica sul Garda e a Verona, che è il mio primo impegno. Ma se dovesse arrivare una proposta interessante, o se fossi ancora single a settembre... chissà».
Cosa le resta di questi mesi a Roma?
«L’affetto della gente. Venerdì ero a Napoli con mio papà, un uomo di 84 anni che è stato un pilastro della cooperazione in Veneto. Lo hanno riconosciuto tutti perché ne parlavo spesso nel programma. Fare un selfie ogni tre minuti mi fa sorridere: un pizzico di sana vanità non guasta, ma i piedi restano ben piantati a terra. Anzi, in centro a Verona».
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