Infiniti Mondi a Salerno fino al 2 giugno, viaggio nella poetica di Fabrizio De André
In mostra oltre 160 opere d'arte che dialogano con le canzoni di Faber
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Infiniti Mondi a Salerno fino al 2 giugno, viaggio nella poetica di Fabrizio De André
di Redazione onlineIn mostra oltre 160 opere d'arte che dialogano con le canzoni di Faber
Fabrizio De André (ph. Guido Harari)
Da “La collina” del Giardino della Minerva, passando tra i Tarocchi nella dinamica vuoti-pieni della scala aperta di Palazzo Ruggi in un cammino nel patrimonio storico e architettonico di Salerno, che attraversa i decumani e arriva alla Cappella di San Ludovico dell’Archivio di Stato, poi l'Ipogeo e Cappella di Sant’Anna di San Pietro a Corte, fino al Chiostro del Monastero di San Nicola della Palma alla Fondazione Ebris, il foyer del Teatro Giuseppe Verdi fino a Palazzo Fruscione. Qui, nel palazzo di vicolo Adelberga, abita il corpus principale della mostra "Infiniti Mondi. Viaggio nella poetica di Fabrizio De André" la grande mostra, unica nel suo genere, ideata e curata dall’Associazione Tempi Moderni che dal 21 marzo e fino al 2 giugno, a Salerno, racconta l’attualità poetica delle tematiche che il cantautore genovese ha regalato al secolo breve. E per farlo, l’associazione presieduta dall’avvocato Marco Russo si è affidata alla stessa lente con cui, dal 2016, guarda il mondo: grandi narratori della fotografia d’autore, del disegno e della scultura.
Oltre centosessanta opere, dalle fotografie di Gianni Berengo Gardin, Valerio Bispuri, Lisetta Carmi, Mimmo Dabbrescia, Barbara Di Maio, Mario Dondero, Luciano Ferrara, Guido Giannini, Gianluca Greguoli Venini, Guido Harari, Mimmo Jodice, Silvia Lelli, Cesare Monti, Lina Pallotta, Paolo Pellegrin, Ivan Romano, Reihnold Kohl a un video d’autore di Gabriele Salvatores, fino alle opere di Stephen Alcorn, Paolo Castaldi, Pablo Echaurren, Matilde Grossi, Sergio Staino e Maurizio Savini. Opere d’arte in perfetto dialogano con le canzoni di Faber. Un percorso che allunga lo sguardo fino ai giardini della Cittadella Giudiziaria progettata dall’archistar Chipperfield e al Chiostro della Pace - disegnato da Ettore Sotsass jr - in un ponte ideale con l’Università degli Studi di Salerno.
Una mostra, accompagnata dalle note di una playlist di brani creata in collaborazione con Sony Music e dai podcast, curati dalla giornalista Giovanna Di Giorgio, che raccontano significato e significante delle tracce scelte. Un modo per tenere per mano il visitatore e accompagnarlo in un viaggio che si fa tridimensionale. Una mostra, che non è un album di ricordi, come si legge nella brochure, «ma un dispositivo di ascolto. Ogni scatto è una soglia: restituisce a De André il suo tempo e, allo stesso modo, lo riscrive nel nostro. Un progetto, diventato realtà anche grazie al confronto, gentile e partecipativo, di Dori Ghezzi e della Fondazione De André Onlus, che presiede».
Eppure De André lo si vede negli scatti di grandi fotografi come Mimmo Dabbrescia, Guido Harari, Gianluca Greguoli Venini, Cesare Monti, Reihnold Kohl, Carlo Silvestri, foto iconiche che hanno nutrito la nostra memoria di fans. Ma il percorso espositivo attraversa, riuscendoci, alcuni dei territori più fragili e controversi dell’esperienza umana: la condizione dell’individuo nelle carceri e la lunga lotta per la chiusura dei manicomi in Italia, lo sguardo a culture diverse, il corpo e l’identità di genere, la condizione della donna, il rapporto con il sacro, la guerra e le sue vittime innocenti, la morte e il delicato tema del fine vita. La forza evocativa della grande fotografia d’autore dialoga con la delicatezza dell’illustrazione, del disegno e della scultura, dando vita a un viaggio visivo che richiama le stesse domande, tensioni e inquietudini che attraversano la musica e la poesia di Fabrizio De André, qui restituite in nuove forme.
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31 marzo 2026 ( modifica il 31 marzo 2026 | 11:56)
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