Guidare uno smartphone
Guidare uno smartphone
di Massimo Gramellini | 31 marzo 2026I tuoi preferiti
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Se in passato un padre o una madre avessero sorpreso il figlio adolescente a passeggio con un branco di suprematisti ariani e, rientrando a casa, avessero trovato in un cassetto della sua scrivania le istruzioni per confezionare una bomba, ovviamente si sarebbero mobilitati. Invece è probabile che i genitori del diciassettenne arrestato ieri a Perugia (come quelli del tredicenne che ha tentato di sgozzare la prof) ne ignorassero le cattive compagnie perché lui le frequentava dentro lo smartphone e dietro la porta chiusa della sua cameretta.
Intendiamoci, gli adolescenti hanno sempre custodito gelosamente, a volte ermeticamente, una vita segreta, ma era una vita che si svolgeva nello stesso spazio fisico di quella esposta allo sguardo dei familiari. Ora, per dirla con Gino Paoli, il soffitto della stanza non ha più pareti, ma canali Telegram infiniti.
Eppure, sembra essersi imposta l’idea che le conseguenze della rivoluzione digitale siano ineluttabili, immodificabili, ingovernabili. E se uno osa dire che la tecnologia va accolta ma non subita, viene ancora fatto passare per retrogrado. Invece andrebbero prese molto sul serio le parole di D’Avenia, di Verdelli e di tutti coloro che considerano lo smartphone un’automobile potentissima e velocissima che può portarti rapidamente ovunque, ma anche trasformarsi in un veicolo di morte. E nessuno si è mai sognato di consegnare il volante di una fuoriserie a un ragazzino senza nemmeno averlo iscritto a un corso di scuola-guida.
31 marzo 2026
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